Ricina a Pietracatella, il killer era al funerale di Sara e Antonella? Spunta una donna e l’ipotesi di due complici

Funerale Antonella e Sara di Vita

Chi ha ucciso Sara Di Vita e sua madre Antonella Di Ielsi con la ricina potrebbe aver assistito ai loro funerali, mescolandosi ai familiari e agli amici raccolti per l’ultimo saluto. È una delle ipotesi che gli investigatori stanno approfondendo nel giallo di Pietracatella, in provincia di Campobasso.

La Squadra Mobile sta esaminando le immagini della cerimonia funebre del 10 gennaio 2026, alla ricerca di elementi che possano aiutare a identificare chi ha organizzato e materialmente eseguito il duplice avvelenamento. Secondo le indiscrezioni emerse nelle ultime ore, l’attenzione si concentrerebbe anche su una donna di origini molisane, mentre gli inquirenti valutano la possibilità che due persone abbiano collaborato per uccidere madre e figlia.

Il killer tra i presenti al funerale: la polizia esamina i filmati

Il 10 gennaio, nel Santuario di Santa Maria di Costantinopoli a Pietracatella, la comunità si è stretta attorno alla famiglia Di Vita per l’ultimo saluto ad Antonella e Sara.

Tra i presenti c’erano il marito e padre delle vittime, Gianni Di Vita, e Alice, l’altra figlia della coppia. Ma gli investigatori non escludono che alla cerimonia abbia partecipato anche una persona coinvolta nel duplice delitto.

Per questo gli agenti della Squadra Mobile di Campobasso stanno passando al setaccio fotografie e riprese video della giornata. L’obiettivo è ricostruire le presenze, individuare eventuali comportamenti significativi e confrontare i volti con quelli delle persone già emerse durante gli accertamenti.

La pista, riferita il 30 ottobre, non implica che gli investigatori abbiano già riconosciuto l’assassino tra i partecipanti. L’analisi delle immagini potrebbe però offrire nuovi elementi per verificare i rapporti tra le vittime e chi frequentava la famiglia.

La presenza al funerale, naturalmente, non costituisce di per sé un indizio di colpevolezza. Gli investigatori cercano riscontri che possano assumere significato soltanto insieme alle altre prove raccolte.

Una donna di origini molisane al centro degli accertamenti

Le indiscrezioni indicano che la polizia starebbe approfondendo la posizione di una donna originaria del Molise, probabilmente residente in un paese vicino a Pietracatella.

La donna avrebbe partecipato ai funerali di Antonella e Sara e il suo nome sarebbe emerso nell’ambito degli accertamenti sui rapporti personali della famiglia.

Gli investigatori starebbero inoltre esaminando alcune conoscenze femminili di Gianni Di Vita, comprese quelle maturate attraverso la sua attività politica.

Si tratta di un filone che potrebbe aiutare a chiarire la natura dei rapporti tra il padre delle vittime e alcune persone del suo ambiente, ma non ci sono conferme ufficiali che colleghino la donna al duplice omicidio.

La Procura di Larino continua a valutare diverse ipotesi sul possibile movente, tra le quali quella di un delitto maturato nell’ambito di rapporti sentimentali.

Anche questa pista, tuttavia, richiede verifiche. Le frequentazioni personali e politiche di Di Vita possono rappresentare informazioni utili alla ricostruzione del contesto, senza per questo indicare automaticamente una responsabilità penale.

Due assassini per un solo delitto? L’ipotesi della mente e del braccio

L’altro sviluppo riguarda il numero delle persone che potrebbero aver partecipato all’avvelenamento.

Secondo la ricostruzione emersa, gli investigatori valuterebbero la possibilità che il delitto abbia richiesto la collaborazione di due soggetti, con compiti differenti.

Una persona avrebbe preparato la sostanza tossica ricavandola dai semi di ricino, mentre un’altra avrebbe introdotto il veleno nell’abitazione delle vittime o comunque reso possibile la loro esposizione alla ricina.

La distinzione tra una mente e un esecutore materiale potrebbe spiegare come il veleno sia arrivato fino a madre e figlia, ma al momento rimane un’ipotesi investigativa.

La ricina è una sostanza altamente tossica e gli accertamenti sulla sua provenienza costituiscono uno degli aspetti più importanti dell’inchiesta.

Gli investigatori devono chiarire chi abbia avuto accesso alla sostanza, come sia avvenuto il contatto con le vittime e se una sola persona avrebbe potuto compiere tutte le operazioni necessarie.

Alice Di Vita e il tecnico di laboratorio fuori dai sospetti

Nel frattempo, secondo le ultime ricostruzioni, sarebbero caduti i sospetti che in precedenza avevano coinvolto Alice Di Vita e un tecnico di laboratorio dell’Istituto Agrario di Riccia.

Quest’ultimo è il marito di una docente indicata tra le conoscenze di Gianni Di Vita.

Le nuove informazioni escluderebbero dunque queste due persone dalle ipotesi investigative che le avevano riguardate, mentre gli accertamenti continuerebbero a concentrarsi sulla possibilità di una doppia responsabilità.

È una distinzione importante, perché la pista dei due complici non coincide necessariamente con le persone i cui nomi sono circolati nelle settimane precedenti.

La ricerca di eventuali responsabili prosegue attraverso testimonianze, analisi scientifiche e verifiche sui rapporti personali delle vittime.

Il mistero della ricina e il movente passionale

L’ipotesi di un movente passionale continua a occupare un posto centrale nelle indiscrezioni sull’inchiesta.

Gli investigatori starebbero cercando di comprendere se dietro la morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita possa esserci un conflitto personale, una relazione o un segreto capace di provocare una reazione criminale.

A questa prospettiva si affiancano le nuove ricostruzioni secondo cui Sara potrebbe aver scoperto informazioni riservate attraverso un dispositivo elettronico del padre e averne parlato con la madre.

Non esistono però conferme ufficiali che consentano di collegare le due ipotesi o di considerarle parti di un’unica ricostruzione del delitto.

La verifica dei filmati del funerale potrebbe offrire un ulteriore tassello, soprattutto se gli investigatori riuscissero a individuare presenze rilevanti e a confrontarle con le testimonianze già raccolte.

Resta da stabilire anche se chi ha preparato la ricina coincida con chi l’ha somministrata e quale circostanza abbia portato alla morte di entrambe le vittime.

Le immagini del 10 gennaio potrebbero dunque assumere un valore decisivo, ma soltanto se troveranno conferma negli altri elementi dell’inchiesta. Per ora, la possibilità che l’assassino abbia assistito all’ultimo saluto ad Antonella e Sara resta una delle piste sulle quali la polizia sta lavorando.