Il cerchio del giallo della ricina di Pietracatella potrebbe essersi ristretto attorno a un gruppo molto preciso di persone e adesso emerge un uomo che potrebbe aiutare gli investigatori a ricostruire alcuni dei rapporti più delicati che precedettero la tragedia: il marito di Monia, l’amica di Gianni Di Vita, atteso dagli inquirenti per chiarire non soltanto la natura dei rapporti tra sua moglie e l’uomo che ha perso Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, ma anche alcuni contatti che lui stesso avrebbe avuto con Antonella prima del 23 dicembre.
Ed è proprio questo secondo elemento ad attirare maggiormente l’attenzione. Secondo quanto emerso durante Vita in Diretta, infatti, le due famiglie non si frequentavano e tra Antonella e Monia esistevano da tempo «forti contrasti». Perché allora il marito dell’insegnante avrebbe avuto contatti con Antonella proprio prima dei giorni nei quali si consumò la tragedia?
È una delle domande alle quali gli investigatori cercano adesso una risposta, mentre nelle ultime ore hanno nuovamente ascoltato alcune delle persone che appartenevano alla cerchia di rapporti di Gianni Di Vita. Prima la cugina Laura, poi Monia, convocata a sorpresa alle otto di domenica mattina e rimasta per circa quattro ore davanti agli investigatori. Adesso toccherebbe al marito della donna. Una sequenza di audizioni che, secondo Roberta Bruzzone, suggerisce una direzione precisa: «Penso anch’io che la pista si sia ristretta e che ci si concentri su queste persone».
Il marito di Monia e quei contatti con Antonella prima del 23 dicembre
A spiegare perché la sua testimonianza potrebbe assumere particolare importanza è stato l’inviato Simone Carusone, che dalla Questura di Campobasso ha ricostruito gli ultimi sviluppi dell’inchiesta. La convocazione dell’uomo circolava già da alcuni giorni, ma il lavoro svolto dagli investigatori durante il fine settimana avrebbe reso necessario approfondire ulteriormente la sua posizione come persona in grado di fornire informazioni.
Il punto riguarda due aspetti differenti. Da una parte il rapporto tra Monia e Gianni Di Vita, sul quale gli investigatori hanno già concentrato la propria attenzione tanto da sottoporre i due a un confronto. Dall’altra ci sono invece i contatti tra il marito di Monia e Antonella Di Ielsi prima del 23 dicembre.
«Lui è importante sia per i rapporti, può chiarire quelli in essere tra sua moglie e Gianni, sia per i contatti avuti con Antonella Di Ielsi prima del 23 dicembre», ha spiegato Carusone. Gli investigatori intenderebbero quindi chiedergli perché avesse avuto quei contatti, considerando che le famiglie non si frequentavano e che i rapporti tra le due donne risultavano tutt’altro che sereni.
Monia convocata alle otto di domenica mattina e interrogata per quattro ore
L’altra mossa che ha attirato l’attenzione è arrivata domenica mattina, quando gli investigatori hanno convocato nuovamente Monia, insegnante di matematica di Riccia e amica di Gianni Di Vita. L’orario rende bene l’idea dell’urgenza: le otto di una domenica mattina. La donna aveva già parlato con gli investigatori meno di un mese prima e continua a essere ascoltata come persona informata sui fatti, quindi con l’obbligo di dire la verità. Questa volta l’audizione sarebbe durata circa quattro ore.
Monia e Gianni Di Vita avevano già affrontato un confronto proprio perché gli investigatori cercavano di verificare le rispettive ricostruzioni. La donna ha sempre evitato di discutere pubblicamente della natura del rapporto con Di Vita, nato da una precedente collaborazione risalente al periodo nel quale lui ricopriva la carica di sindaco di Pietracatella.
Nel corso dei mesi è circolata l’ipotesi che tra i due potesse esserci stato qualcosa di più di un’amicizia, ma allo stato degli elementi disponibili non emerge una conferma pubblica di questa ricostruzione. Ciò che invece appare evidente è l’interesse degli investigatori per quel rapporto, visto che Monia è tornata più volte davanti a chi conduce l’inchiesta.
Il confronto con Gianni Di Vita e le versioni che non coinciderebbero
Secondo Roberta Bruzzone, proprio la necessità di tornare ad ascoltare Monia dopo il precedente confronto con Di Vita costituisce un elemento significativo. «Abbiamo una donna già sottoposta a un confronto con un soggetto centrale in questa vicenda, evidentemente le due versioni non coincidono», ha osservato la criminologa.
Il confronto, nella sua lettura, non avrebbe quindi risolto tutti i punti ancora controversi: «Il confronto non è stato sufficiente, ora si torna ad approfondire». Questo non significa naturalmente attribuire responsabilità a Monia, né trasformare eventuali discrepanze tra testimonianze in una prova. Significa però che gli investigatori stanno tornando su alcuni rapporti e su alcuni passaggi già affrontati, evidentemente perché ritengono necessario verificarli ancora.
Ed è proprio in questo quadro che acquista rilievo l’audizione del marito. Se l’uomo riuscisse a spiegare con precisione sia i rapporti tra Monia e Gianni sia la ragione dei propri contatti con Antonella, potrebbe consentire agli investigatori di verificare o escludere alcune delle ipotesi sulle quali stanno lavorando.
La cugina Laura sentita dagli investigatori
Durante lo stesso fine settimana gli investigatori hanno ascoltato anche Laura, cugina di Gianni Di Vita. Laura e Monia si conoscono e avevano entrambe fatto parte del direttivo del Premio Letterario dedicato a Fabrizio De André, iniziativa alla quale Di Vita era particolarmente legato. La passione dell’ex sindaco per il cantautore genovese risaliva all’infanzia e lo aveva portato anche a dedicargli il belvedere del paese.
Si delinea quindi una rete di relazioni personali che gli investigatori stanno ricostruendo con attenzione: Gianni, la cugina Laura, Monia, il marito di quest’ultima e Antonella. Il dato che continua a emergere riguarda però soprattutto i rapporti freddi e i contrasti tra Monia e Antonella, perché rendono ancora più interessante comprendere che cosa avesse portato il marito dell’insegnante ad avere contatti con la donna poco prima della tragedia.
Riccia e la ricerca di piante e semi di ricino
Anche il paese di Riccia, dove Monia insegna matematica e dove lavora suo marito come tecnico, era già entrato nell’inchiesta. Gli investigatori vi avevano effettuato un sopralluogo per cercare e rilevare piante e semi di ricino, la pianta dalla quale si può ricavare la ricina che provocò l’avvelenamento mortale di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita.
Questo elemento non dimostra naturalmente un collegamento tra le persone ascoltate e la sostanza utilizzata nell’avvelenamento, ma rientra nel complesso lavoro attraverso il quale gli investigatori cercano di stabilire da dove provenisse la ricina, come sia arrivata alle vittime e attraverso quale veicolo sia stata ingerita. Proprio quest’ultimo punto potrebbe rappresentare uno degli sviluppi più importanti.
Bruzzone: «Potrebbero avere individuato il veicolo usato per somministrare la ricina»
Roberta Bruzzone ha avanzato infatti un’altra ipotesi: gli accertamenti tecnici potrebbero avere permesso agli investigatori di fare un passo avanti decisivo sulla modalità dell’avvelenamento. «Gli esperti potrebbero avere individuato il veicolo usato per somministrare la ricina», ha spiegato.
Il condizionale rimane indispensabile perché non esiste, negli elementi riportati, una conferma ufficiale di questo risultato. Se l’ipotesi trovasse riscontro, tuttavia, conoscere il cibo, la bevanda o comunque il mezzo attraverso il quale la sostanza tossica raggiunse le vittime permetterebbe agli investigatori di restringere enormemente il campo. A quel punto diventerebbe possibile ricostruire chi ebbe accesso a quel prodotto, dove si trovava, chi lo manipolò e soprattutto chi poteva trovarsi nelle condizioni materiali di contaminarlo.
Il cerchio adesso passa dai rapporti personali
È proprio la quantità di nuove audizioni a suggerire che l’inchiesta stia attraversando una fase particolarmente intensa. Nel giro di pochissimo tempo gli investigatori hanno sentito Laura, hanno richiamato Monia per quattro ore e hanno deciso di convocare il marito dell’insegnante.
Al centro restano i rapporti personali, i contrasti mai completamente chiariti e quei contatti avvenuti prima del 23 dicembre. Nessuno di questi elementi consente da solo di indicare un responsabile e le persone citate, sulla base delle informazioni riportate, vengono ascoltate per ricostruire fatti e relazioni, non perché la loro colpevolezza sia stata accertata.
Ma c’è una domanda alla quale gli investigatori sembrano voler trovare adesso una risposta molto precisa: perché il marito di Monia ebbe contatti con Antonella Di Ielsi se le due famiglie non si frequentavano e tra sua moglie e Antonella esistevano «forti contrasti da tempo»? Potrebbe essere una circostanza perfettamente spiegabile. Oppure potrebbe diventare uno dei tasselli capaci di aiutare gli investigatori a chiudere finalmente il cerchio sulla ricina di Pietracatella.







