Roma, l’incubo fentanyl arriva in periferia: «Persone congelate come zombie». La pista dopo il maxi furto in ospedale

fentanyl

Persone che barcollano per strada, altre che restano immobili in posizioni innaturali, quasi «congelate», con il corpo piegato e lo sguardo assente. Poi il racconto di un presunto mercato della droga che avrebbe uno dei suoi punti nevralgici in uno stabile occupato di via Cesare Tallone, a Tor Sapienza, e continuerebbe verso il Quarticciolo. Sullo sfondo c’è il fentanyl, l’oppioide sintetico che ha devastato intere comunità negli Stati Uniti e che adesso torna a far paura anche a Roma dopo il furto avvenuto all’Ospedale Israelitico.

Il quadro descritto dai residenti è impressionante, ma occorre separare ciò che viene denunciato nel quartiere da ciò che gli investigatori hanno effettivamente accertato: non risulta al momento dimostrato che le persone osservate in quelle condizioni abbiano assunto fentanyl, né che il farmaco rubato all’Israelitico sia finito proprio nelle piazze di spaccio indicate dai residenti.

È però la coincidenza temporale ad alimentare l’allarme. Secondo alcune testimonianze, dalla fine di luglio nelle strade di Tor Sapienza sarebbe aumentato il numero di persone in condizioni compatibili, almeno nell’aspetto esteriore, con una pesante intossicazione da oppioidi. E nello stesso quadrante della città i cittadini raccontano da tempo l’esistenza di un’organizzazione dello spaccio estremamente strutturata.

«Arrivano da tutta Roma, prendono la droga e vanno verso il Quarticciolo»

Il punto indicato dai residenti è lo stabile occupato di via Cesare Tallone. Secondo una delle testimonianze raccolte, gruppi di persone arriverebbero da diverse zone della Capitale per rifornirsi, mentre alcuni rider aspetterebbero nella zona di piazza De Cupis, ritirerebbero la merce e proseguirebbero verso il Quarticciolo.

A descrivere una situazione ormai fuori controllo è anche Gianluca Garofalo, tassista e componente del gruppo di cittadini «Tor Sapienza Sicura», nato dall’iniziativa di circa cento residenti.

Il racconto che fa dello stabile di via Tallone è quello di una sorta di fortino dello spaccio organizzato su più livelli. Garofalo sostiene che nell’edificio vivrebbero centinaia di persone e che ai piani superiori opererebbero coloro che gestiscono le dosi, mentre più in basso si troverebbero spacciatori e vedette. Al piano terra, sempre secondo la sua testimonianza, ci sarebbero consumo di droga, accampamenti e prostituzione.

Il residente parla persino di un «presidio di persone con il machete» e sostiene che gli sgomberi effettuati non abbiano risolto il problema perché gli occupanti tornerebbero successivamente nello stabile.

Sono accuse e testimonianze che non equivalgono naturalmente ad accertamenti giudiziari, ma descrivono la percezione di insicurezza maturata in una parte del quartiere.

Quelle persone immobili e barcollanti che spaventano i residenti

È soprattutto un altro fenomeno, però, ad aver fatto scattare l’allarme fentanyl. Garofalo racconta che dalla fine di luglio avrebbe cominciato a vedere sempre più spesso persone in condizioni insolite: barcollanti, assenti, incapaci apparentemente di controllare il proprio corpo, oppure ferme per lunghi periodi come se fossero «congelate».

Sono immagini che ricordano quelle diventate tristemente famose in alcune città americane travolte dalla crisi degli oppioidi sintetici. Il fentanyl è infatti un oppioide estremamente potente, utilizzato legittimamente in medicina come analgesico e anestetico, ma capace di provocare gravissime intossicazioni e depressione respiratoria quando assunto impropriamente o in dosi non controllate.

Massimo Barra, fondatore di Villa Maraini, aveva sottolineato proprio dopo il furto all’Israelitico quanto il fentanyl possa risultare pericoloso, spiegando che è molto più potente dell’eroina e che anche un’assunzione può avere conseguenze letali.

Il punto ancora da chiarire è però decisivo: vedere una persona in stato di forte alterazione non consente di stabilire quale sostanza abbia assunto. Soltanto analisi tossicologiche o sequestri della droga possono dimostrare la presenza effettiva del fentanyl.

Il furto all’Ospedale Israelitico e la caccia alle fiale

L’allarme romano nasce anche da un episodio concreto sul quale stanno lavorando gli investigatori: il furto di fentanyl all’Ospedale Israelitico.

Dopo la sottrazione del farmaco sono aumentate le verifiche nelle strutture sanitarie della Capitale, mentre il ministero della Salute ha rafforzato l’attenzione sulle modalità di conservazione e stoccaggio degli oppioidi utilizzati a scopo terapeutico.

Secondo la Relazione annuale della Direzione centrale per i servizi antidroga, il fentanyl può presentarsi in diverse formulazioni farmaceutiche, comprese fiale, pasticche, spray nasali e colliri, e una delle modalità attraverso le quali può raggiungere illegalmente il mercato consiste proprio nella sottrazione da farmacie e strutture sanitarie.

Ed è per questo che il furto romano viene considerato con particolare attenzione.

Sul colpo all’Israelitico gli investigatori starebbero verificando anche la posizione degli addetti alla vigilanza, nel tentativo di capire come sia stato possibile sottrarre il farmaco e soprattutto ricostruire che strada abbia preso successivamente.

«Accompagniamo mogli e figlie alla fermata»

Nel frattempo, a Tor Sapienza la questione droga si intreccia con una situazione di sicurezza che i residenti descrivono come sempre più pesante. Nel gruppo «Tor Sapienza Sicura» alcuni cittadini si sarebbero organizzati persino per accompagnare familiari e conoscenti alle fermate dei mezzi pubblici e alla stazione.

«Dobbiamo accompagnare le nostre mamme, mogli e figlie quando vanno a prendere il bus o il treno», raccontano, denunciando furti, scippi e aggressioni.

Un giovane operaio della zona sostiene che nel quartiere arrivino persone da tutta Roma per comprare droga e descrive un «viavai continuo». Anche in questo caso, tuttavia, resta da stabilire quali sostanze circolino effettivamente e se tra queste ci sia il fentanyl sottratto dalle strutture sanitarie.

Il timore dei residenti nasce proprio dalla sovrapposizione dei due fenomeni: da una parte un mercato dello spaccio già radicato, dall’altra la comparsa di persone in condizioni di alterazione particolarmente pesanti dopo il furto dell’oppioide.

La domanda decisiva: dove è finito il fentanyl rubato?

È questo il punto sul quale si concentra adesso l’attenzione. Il fentanyl sottratto all’Ospedale Israelitico dove è finito?

Se gli investigatori dovessero accertare che almeno una parte è arrivata nelle piazze di spaccio romane, il quadro cambierebbe radicalmente. Significherebbe che un oppioide sintetico di enorme potenza, nato per l’utilizzo medico controllato, è entrato in un circuito illegale nel quale dosaggi e modalità di assunzione diventano imprevedibili.

Per ora esistono il furto, le indagini e le testimonianze dei residenti. Il collegamento tra questi elementi deve ancora essere provato.

Ma nelle strade tra Tor Sapienza e il Quarticciolo quelle figure barcollanti e «congelate» hanno già acceso la paura che Roma possa trovarsi davanti a qualcosa di diverso dalla consueta emergenza droga.

E questa volta il nome che spaventa più di tutti è fentanyl.