Un festino durato giorni, droga, superalcolici, un uomo ucciso per 50 euro e un braccialetto d’oro, il cadavere smembrato e suddiviso in 16 sacchetti, una valigia trasportata in taxi e abbandonata vicino alla Dora. Ma nel racconto che emerge dagli atti dell’inchiesta sull’omicidio di Fabio Colapietro, 39 anni, c’è adesso un altro elemento destinato a pesare: le accuse rivolte dagli altri due protagonisti della vicenda a Nicole Formichetti, 47 anni, insegnante di Lettere fino allo scorso luglio in un istituto superiore di Ciriè.
A puntare il dito contro di lei è soprattutto Matheus De Oliveira Morando, 26 anni, che ha confessato di avere soffocato Colapietro. Nel suo racconto la chiama «professoressa», «maestra» e persino «Satana». Soprattutto sostiene che fosse lei a dirigere ciò che accadde dopo l’omicidio: «Ci manovrava, lei voleva solo sbarazzarsi del cadavere di Fabio Colapietro e tornare a una vita normale. Io ero succube».
Una ricostruzione accusatoria che trova alcuni punti di contatto con quella della terza persona coinvolta, Keith Butig, 22 anni, ma sulla quale Formichetti non ha ancora fornito la propria versione davanti al gip. L’insegnante ha infatti scelto di non rispondere. I suoi difensori, Chiara Romano e Alessandro Bellina, la descrivono come «sconvolta e confusa».
Dalla festa all’omicidio: tutto sarebbe cominciato nel “tossic park”
La storia, secondo quanto ricostruito dagli investigatori attraverso interrogatori, intercettazioni e immagini delle body cam, sarebbe cominciata al Sempione, indicato come uno dei principali luoghi di ritrovo dei tossicodipendenti torinesi.
Morando avrebbe chiesto a Butig di trovargli una donna con cui trascorrere una serata tra droga, sesso, dolci e patatine. La ragazza avrebbe pensato a Nicole Formichetti e il gruppo si sarebbe quindi trasferito nell’abitazione dell’insegnante, alla periferia nord di Torino.
Quella che doveva essere una serata si sarebbe trasformata in un festino durato giorni, alimentato da superalcolici e sostanze stupefacenti. A procurare la droga sarebbe stato anche Fabio Colapietro, descritto negli atti come una sorta di «postino della droga» per conto degli spacciatori, che avrebbe compiuto diversi viaggi verso l’appartamento.
Poi qualcosa sarebbe precipitato.
Morando sostiene che Colapietro gli avesse sottratto 50 euro e un braccialetto d’oro. «Io l’ho soffocato mentre le altre due lo hanno colpito con calci e pugni», ha raccontato il 26enne. Si tratta della sua versione dei fatti, ora al vaglio degli inquirenti.
Lo stesso Morando aggiunge un particolare surreale nella sua brutalità: dopo la morte dell’uomo, Formichetti gli avrebbe fatto delle avances sessuali, che lui avrebbe respinto perché, racconta, «lo trovavo di cattivo gusto».
«Cercò su Internet come disfarsi del cadavere»
È ciò che sarebbe accaduto dopo l’omicidio a rendere ancora più inquietante la vicenda. Secondo le accuse di Morando e Butig, proprio l’insegnante avrebbe assunto un ruolo centrale nell’organizzazione delle operazioni necessarie a far sparire il corpo.
Formichetti, secondo questo racconto, avrebbe cercato su Internet informazioni su come disfarsi di un cadavere. Poi sarebbero arrivati gli acquisti: una mannaia, sacchi, cemento e tutto ciò che poteva servire per occultare i resti.
Nell’appartamento sarebbero comparsi anche teli di plastica sistemati su mobili, pareti e pavimento. Due strati, secondo quanto ricostruito, per proteggere gli ambienti durante lo smembramento.
Il cadavere di Colapietro sarebbe stato quindi sezionato e diviso in 16 sacchetti. Una parte dei resti sarebbe finita dentro una valigia. Il gruppo avrebbe poi chiamato un taxi per trasportarla fino alla zona della Dora, dove sarebbe stata abbandonata. Per occultare altri resti sarebbe stato utilizzato anche del cemento.
Butig sostiene inoltre di essere stata minacciata: «Se non facevo come dicevano, ci sarebbero stati due cadaveri». La 22enne sarebbe riuscita ad allontanarsi dall’abitazione dopo due giorni.
La telefonata alla madre e quell’«odore acre di arance»
Tra gli elementi raccolti dagli investigatori compare anche una conversazione di Morando con la madre e l’ex compagna, intercettata mentre il giovane si trovava nella sala d’attesa della Squadra mobile. Butig, invece, ha raccontato la propria versione quando gli agenti l’hanno rintracciata a casa: le body cam dei poliziotti hanno documentato anche l’interno dell’appartamento di Formichetti.
C’è poi un dettaglio raccontato dalla madre di Morando che aggiunge un altro tassello alla ricostruzione. Quando Formichetti si sarebbe allontanata dall’appartamento, giovedì, il giovane avrebbe telefonato alla madre utilizzando una frase particolare.
La donna ha spiegato di avere immediatamente intuito che fosse accaduto qualcosa di grave perché il figlio le aveva detto che nel luogo in cui si trovava c’era «un odore acre di arance».
Non sarebbe stata una frase casuale. «È una metafora perché, in Brasile, è costume mettere delle arance in una bacinella d’acqua per assorbire le esalazioni di una persona morta da giorni», ha raccontato la madre agli investigatori.
Il gip lascia tutti e tre in carcere
Il giudice Antonio Borretta non ha convalidato il fermo perché non ha ravvisato il pericolo di fuga, ma ha comunque disposto che i tre rimangano in carcere sulla base del rischio che possano commettere altri reati.
Morando risponde di omicidio volontario, mentre Formichetti e Butig sono accusate di favoreggiamento. Tutti e tre devono inoltre rispondere di soppressione di cadavere.
Nell’ordinanza il giudice richiama la loro «indubbia disinvoltura, capacità di organizzazione e ostinata pervicacia nel perseguirla» e sottolinea lo «stato di profonda tossicodipendenza dei tre soggetti». Un elemento che, secondo il magistrato, emerge anche da ciò che avveniva mentre cercavano di eliminare le tracce del delitto: in quell’«agghiacciante contesto», scrive il giudice, pensavano contemporaneamente a disfarsi del cadavere e a consumare e procurarsi altra droga.
La professoressa per ora resta in silenzio
La posizione di Nicole Formichetti resta uno dei punti centrali dell’inchiesta. Le dichiarazioni che avrebbe reso inizialmente non risultano utilizzabili perché pronunciate quando non era ancora formalmente indagata. Davanti al gip, invece, ha scelto il silenzio.
I suoi avvocati stanno ricostruendo la situazione personale della donna, che dal primo settembre risultava in malattia e non avrebbe parenti a Torino, fatta eccezione per un marito rimasto finora fuori dalla vicenda. La donna avrebbe inoltre una sorella a Rieti, con la quale i difensori stanno cercando di entrare in contatto.
Resta dunque da verificare fino a che punto il racconto di Morando e Butig trovi conferma negli elementi raccolti dagli investigatori. Per ora è il 26enne che ha confessato l’omicidio a consegnare agli inquirenti l’immagine più pesante della professoressa: non una semplice presenza durante quei giorni di droga e violenza, ma la persona che, secondo la sua accusa, avrebbe organizzato il tentativo di cancellare ogni traccia del cadavere e poi tornare alla propria vita di sempre.







