Ranucci-Lavitola, l’ex compagna ai pm: «Chi voleva arrivare a Sigfrido passava da Valter. Parlava di Report come fosse suo»

Natalia Potenza e Valter Lavitola

«Chi voleva arrivare a Ranucci veniva da Valter». E ancora: Lavitola parlava di Report «come fosse suo». Sono parole pesanti quelle che Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola, avrebbe consegnato ai magistrati che indagano sull’attentato contro Sigfrido Ranucci. Dichiarazioni che adesso gli inquirenti dovranno verificare e che aprono un nuovo fronte nell’inchiesta: capire fino a dove arrivasse realmente l’influenza che Lavitola sosteneva di esercitare sull’allora conduttore di Report e, soprattutto, se qualcuno abbia mai cercato di utilizzare quel rapporto per intervenire sulle inchieste della trasmissione.

Lavitola è in carcere dal 10 agosto con l’accusa di essere il mandante dell’attentato contro Ranucci. Ora gli investigatori stanno ricostruendo anche la rete di rapporti che gravitava attorno al faccendiere e gli incontri che avvenivano al Cefalù bistrot, il suo locale diventato uno dei luoghi centrali della nuova indagine. È proprio qui che il racconto di Natalia Potenza diventa particolarmente interessante.

«Chi voleva arrivare a Ranucci passava da Lavitola»

Secondo quanto raccontato dall’ex compagna, Lavitola avrebbe rappresentato una sorta di tramite per chi cercava un contatto con Ranucci. «Chi voleva arrivare a Ranucci veniva da Valter», ha dichiarato Potenza ai magistrati. Non solo. La donna ha descritto anche una cena alla quale avrebbero partecipato Lavitola, Ranucci e un altro giornalista della trasmissione.

«Ci fu una cena in cui Valter e Sigfrido discutevano dei piani politici, del lavoro di Report, alla quale partecipò anche un giornalista di Report che compare al fianco di Ranucci il giorno dopo l’attentato nella famosa foto», ha raccontato.

Il quadro descritto da Potenza suggerisce dunque una frequentazione che non si sarebbe limitata agli incontri personali tra i due uomini, ma che avrebbe occasionalmente coinvolto anche componenti della squadra giornalistica. Questo, naturalmente, non dimostra l’esistenza di condizionamenti sul lavoro di Report: è precisamente ciò che gli investigatori stanno cercando di verificare.

Natalia Potenza: «Penso che loro avessero degli accordi»

L’ex compagna di Lavitola aggiunge un’altra frase destinata inevitabilmente a finire sotto la lente degli inquirenti. Parlando del rapporto fra i due uomini, Potenza avrebbe dichiarato: «Io penso che loro avessero degli accordi». È una valutazione della testimone, non un fatto accertato, e dovrà quindi trovare eventuali riscontri investigativi. Ma si inserisce nel punto centrale dell’inchiesta: stabilire quale fosse la vera natura del rapporto tra Lavitola e Ranucci.

Secondo il racconto della donna, Lavitola avrebbe parlato della trasmissione con una familiarità tale da dare l’impressione di considerarla quasi nella propria disponibilità. Una rappresentazione sulla quale i magistrati vogliono adesso fare chiarezza distinguendo ciò che Lavitola raccontava, o lasciava credere, dalla sua capacità effettiva di incidere sulle decisioni editoriali. Il pm Edoardo De Santis starebbe inoltre valutando di ascoltare Giuseppe, il figlio maggiore di Lavitola.

Qualcuno cercò di fermare le inchieste di Report?

È questo il passaggio che può allargare enormemente l’indagine. Gli investigatori non starebbero guardando soltanto alle puntate effettivamente trasmesse, ma anche ai servizi preparati e mai andati in onda oppure rinviati alla stagione successiva. La domanda diventa quindi molto precisa: Lavitola tentò mai di utilizzare il proprio rapporto con Ranucci per bloccare, modificare o rinviare inchieste capaci di danneggiare persone o interessi economici a lui vicini?

Al momento si tratta di un’ipotesi investigativa sulla quale i magistrati cercano riscontri. Non esistono elementi che consentano di trasformarla in una conclusione. Ma c’è almeno un caso sul quale l’attenzione si concentra con particolare intensità. Quello di Banca Progetto.

Banca Progetto, il servizio rimasto nel cassetto

L’inchiesta giornalistica su Banca Progetto avrebbe dovuto trovare spazio nella precedente stagione di Report, ma non è mai arrivata in onda. Il servizio potrebbe adesso diventare uno dei primi della nuova stagione, prevista dall’8 novembre. Ed è proprio sulla ragione di quel rinvio che gli investigatori potrebbero voler fare chiarezza. La redazione di Report respinge però nettamente l’ipotesi che dietro lo slittamento ci siano state interferenze: «Non ci risulta alcuna pressione di Ranucci, tramite Lavitola, sul lavoro svolto: la puntata di Banca Progetto è solo stata messa in stand-by per mancanza di spazio».

Una posizione chiara, che rappresenta l’altra faccia della vicenda. Il servizio, secondo la squadra della trasmissione, sarebbe semplicemente rimasto fuori dalla programmazione dopo il taglio di quattro puntate della precedente stagione. Saranno eventualmente gli accertamenti della Procura a stabilire se dietro quella scelta ci fosse davvero soltanto una questione editoriale.

Dai rapporti personali all’attentato contro Ranucci

Tutto questo assume un peso particolare perché non emerge all’interno di una semplice verifica sui rapporti fra giornalisti e fonti, ma nell’indagine sull’attentato contro Sigfrido Ranucci, della quale Lavitola è accusato di essere il mandante. Per questo gli investigatori stanno cercando di ricostruire il rapporto fra i due uomini nella sua interezza: gli incontri, le persone presentate a Ranucci, le conversazioni, gli eventuali interessi economici coinvolti e i servizi giornalistici che avrebbero potuto toccarli.

La questione decisiva diventa allora capire se Lavitola disponesse davvero dell’influenza che sembrava vantare oppure se costruisse attorno a sé l’immagine dell’uomo capace di “arrivare” a Report e al suo conduttore. Ed è una differenza enorme.

Perché una cosa è sostenere di avere accesso privilegiato a un giornalista. Un’altra è riuscire realmente a condizionarne il lavoro. Adesso la Procura cerca proprio quella linea di confine. E i servizi di Report rimasti nel cassetto potrebbero diventare uno dei luoghi nei quali cercarla.