Leonardo Maria Del Vecchio vuole subito il processo per lo scandalo Equalize: «Sono innocente». La mossa per uscire dalla maxi inchiesta sugli spioni

Leonardo Maria Del Vecchio

Leonardo Maria Del Vecchio ha fretta di chiudere i conti con lo scandalo Equalize e ha deciso di giocare d’anticipo. Il figlio del fondatore di Luxottica, coinvolto nella maxi inchiesta milanese sui presunti dossieraggi e sugli accessi abusivi alle banche dati riservate, ha chiesto di andare direttamente a processo. Una scelta che gli consentirà di separare la propria posizione da quella degli oltre settanta imputati chiamati a comparire davanti alla giudice dell’udienza preliminare Tiziana Landoni.

L’obiettivo dichiarato dai suoi legali è dimostrare il prima possibile la sua innocenza, evitando i tempi inevitabilmente lunghi di un procedimento che coinvolge centinaia di persone offese e decine di episodi differenti. La difesa sostiene che Del Vecchio non conoscesse la provenienza illecita delle informazioni che avrebbe ricevuto dalla società investigativa riconducibile a Enrico Pazzali.

Del Vecchio chiede il giudizio immediato: «Vogliamo dimostrare la sua totale innocenza»

La richiesta arriva alla vigilia dell’apertura della maxi udienza preliminare, prevista per martedì 13 ottobre nell’aula bunker del carcere di Opera.

Del Vecchio figura tra gli imputati nella veste di presunto cliente dell’agenzia Equalize, al centro dell’indagine sugli accessi abusivi a informazioni riservate e sulla raccolta di dossier.

I suoi difensori, Domenico Aiello e Daniela Missaglia, hanno scelto di rinunciare al passaggio davanti al giudice dell’udienza preliminare per affrontare direttamente il dibattimento.

L’avvocato Aiello ha spiegato che Del Vecchio ha preso questa decisione «affinché possa dimostrare nel più breve tempo possibile la sua estraneità ai fatti e la sua totale innocenza».

La richiesta di giudizio immediato costituisce una facoltà prevista dalla legge. La giudice dovrà quindi separare la posizione del rampollo dalla maxi udienza preliminare e avviarla verso il processo davanti al Tribunale.

La difesa: «Non sapeva che le informazioni avessero un’origine illecita»

Il punto centrale della strategia difensiva riguarda la consapevolezza di Del Vecchio rispetto alla provenienza dei dati che l’agenzia investigativa gli avrebbe trasmesso.

Secondo i suoi avvocati, non esistono elementi capaci di dimostrare che il loro assistito conoscesse l’eventuale origine illegale delle informazioni.

La difesa sostiene infatti che in nessun modo «è possibile documentare che lui fosse a conoscenza della origine illecita delle informazioni» che gli esponenti del gruppo Equalize, sempre secondo questa ricostruzione, «spontaneamente gli mandavano».

Una posizione che punta a distinguere la ricezione dei dati dall’eventuale partecipazione alle attività illegali contestate agli altri protagonisti dell’inchiesta.

Per gli avvocati, dunque, il fatto che Del Vecchio abbia ricevuto informazioni dall’agenzia non dimostra automaticamente che conoscesse i metodi utilizzati per ottenerle.

Sarà il dibattimento a esaminare gli elementi raccolti dalla Procura e le contestazioni rivolte all’imputato, che resta innocente fino a un’eventuale condanna definitiva.

Equalize, oltre 70 imputati e 800 persone offese: il processo degli spioni milanesi

La posizione di Del Vecchio rappresenta soltanto uno dei numerosi capitoli della maxi inchiesta Equalize, che ha portato alla luce un presunto sistema di accessi abusivi alle banche dati e raccolta di informazioni riservate.

Il procedimento coinvolge oltre settanta imputati e più di ottocento persone offese, con contestazioni relative a decine di episodi differenti.

Al centro dell’indagine figura Enrico Pazzali, ex manager pubblico e titolare della società Equalize. Secondo l’impostazione accusatoria, attorno all’agenzia avrebbe operato una rete capace di recuperare informazioni attraverso accessi non autorizzati a sistemi informatici e archivi riservati.

L’udienza preliminare prenderà il via il 13 ottobre nell’aula bunker del carcere di Opera. La giudice Tiziana Landoni dovrà affrontare innanzitutto alcune questioni relative alle notifiche e alla costituzione delle parti.

Uno dei nodi riguarda il numero delle persone offese che decideranno di chiedere l’ammissione come parti civili. Il Tribunale dovrà inoltre definire il calendario delle successive udienze, in un procedimento che si annuncia particolarmente complesso.

Calamucci e gli altri imputati cercano il patteggiamento

Mentre Del Vecchio sceglie la strada del dibattimento immediato, altri imputati stanno valutando soluzioni processuali differenti.

Giuliano Schiano, coinvolto nell’inchiesta come militare della Guardia di Finanza per alcuni presunti accessi abusivi, ha già raggiunto un accordo con i pubblici ministeri per chiedere il patteggiamento.

Anche l’esperto informatico Nunzio Samuele Calamucci, assistito dall’avvocata Antonella Augimeri, punta a una soluzione concordata. Calamucci ha collaborato con gli investigatori durante le indagini.

Tra coloro che stanno definendo possibili richieste di patteggiamento figura inoltre Roberto Bonacina, ispettore di polizia.

Le diverse strategie processuali confermano la complessità di un’inchiesta che coinvolge figure professionali molto differenti, dagli investigatori privati agli esperti informatici, fino a rappresentanti delle forze dell’ordine.

Da Selvaggia Lucarelli a Fabrizio Corona: i nomi eccellenti dello scandalo

L’inchiesta Equalize ha attirato grande attenzione anche per la presenza di numerosi personaggi conosciuti tra le persone offese dai presunti dossieraggi.

Negli atti compaiono, tra gli altri, i nomi di Ricky Tognazzi, Alex Britti, Selvaggia Lucarelli, Fabrizio Corona, Marcell Jacobs, Stefano Boeri e Paolo Scaroni.

Un elenco che comprende protagonisti dello spettacolo, dello sport, dell’imprenditoria e delle istituzioni, a conferma della varietà dei soggetti coinvolti nelle presunte attività di raccolta illegale di informazioni.

La presenza di questi nomi tra le persone offese non significa necessariamente che tutti abbiano subito le stesse condotte. L’inchiesta comprende infatti episodi differenti, che il procedimento giudiziario dovrà esaminare singolarmente.

La scelta di Del Vecchio: uscire dalla maxi udienza e affrontare subito i giudici

Per Leonardo Maria Del Vecchio la strategia appare definita: non attendere la conclusione di una lunga udienza preliminare e affrontare direttamente il confronto processuale.

La scelta non rappresenta un’ammissione di responsabilità né anticipa l’esito del giudizio. Consente però alla difesa di concentrare l’attenzione sulla sua posizione, senza dover attendere i tempi del procedimento collettivo.

Il punto decisivo sarà stabilire se l’accusa riuscirà a dimostrare che Del Vecchio conoscesse l’origine illecita delle informazioni che avrebbe ricevuto da Equalize.

I suoi avvocati sostengono che questa prova non esista e intendono dimostrarlo in Tribunale. Il rampollo dell’impero Luxottica vuole dunque affrontare subito il processo per ottenere una decisione sulla propria posizione, mentre la maxi inchiesta sugli spioni milanesi si prepara a entrare nella sua fase giudiziaria più complessa.