Benzina e diesel, scatta l’effetto domino: dopo Eni anche IP mette il tetto ai prezzi. E ora può toccare a Esso

Caro benzina

L’effetto domino è partito. Dopo Eni, anche IP decide di mettere un tetto ai prezzi di benzina e gasolio e adesso il meccanismo potrebbe allargarsi anche alle stazioni Esso. La risposta delle grandi compagnie al caro carburanti comincia così a prendere forma proprio mentre i listini alla pompa continuano a correre: domenica 27 settembre la benzina self ha raggiunto una media nazionale di 2,159 euro al litro, mentre il diesel è salito a 2,377 euro. In autostrada il gasolio è ormai a un passo dalla soglia psicologica dei due euro e mezzo, con una media di 2,459 euro al litro.

La nuova mossa arriva da Socar, il gruppo energetico azero che dallo scorso maggio controlla Italiana Petroli. La società ha annunciato la decisione di calmierare i prezzi dei carburanti commercializzati dalla rete IP, seguendo la strada aperta da Eni. Socar non ha ancora comunicato le cifre del tetto né le modalità definitive dell’operazione: stabilirà valori e tempi tenendo conto, spiega il gruppo, delle esigenze necessarie a garantire la sostenibilità di una filiera composta da migliaia di operatori.

IP segue Eni: il tetto arriverà progressivamente in 4.575 distributori

Il meccanismo partirà dalla rete a marchio IP, che conta 4.575 punti vendita tra impianti, partner e gestori convenzionati. L’applicazione sarà progressiva e Socar assicura che accompagnerà l’intervento con un sostegno ai partner e ai retisti, uno dei punti più delicati dell’intera operazione.

Il gruppo spiega di voler così rispondere alle difficoltà che famiglie e imprese affrontano da oltre sei mesi a causa dell’impennata dei carburanti, alimentata dall’instabilità geopolitica e dalle tensioni sulle catene internazionali di approvvigionamento.

Ma la parte potenzialmente più importante dell’annuncio riguarda ciò che potrebbe accadere subito dopo. Socar sta studiando infatti l’estensione del meccanismo alle stazioni a marchio Esso e agli altri operatori che acquistano carburante da IP per distribuirlo attraverso i propri marchi. Se il progetto andasse in porto, l’effetto della decisione potrebbe quindi superare ampiamente il perimetro dei soli distributori IP.

Da lunedì Eni ferma benzina a 1,99 euro e diesel a 2,19

A innescare la corsa al tetto è stata Eni, che da lunedì 28 settembre applicherà nelle stazioni Enilive un prezzo massimo di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il diesel. Il limite resterà inizialmente in vigore per trenta giorni e potrà proseguire fino alla fine dell’anno, in funzione dell’andamento dei mercati e degli approvvigionamenti.

Rispetto ai livelli medi praticati dalla compagnia prima dell’intervento, la riduzione si aggira intorno ai 17 centesimi al litro. L’iniziativa arriva mentre la pressione sui carburanti resta altissima e punta a offrire un argine immediato agli aumenti che stanno pesando sui bilanci delle famiglie e, ancora di più, sulle attività che consumano grandi quantità di gasolio.

L’ingresso di IP cambia però la dimensione dell’operazione. Non si tratta più della scelta isolata di una singola compagnia: se altri grandi operatori decidessero di adeguarsi per non perdere clienti, il mercato potrebbe trovarsi davanti a una vera competizione sui prezzi massimi alla pompa.

Benzina e diesel continuano a salire: in autostrada gasolio a 2,459 euro

Per gli automobilisti la situazione resta comunque pesantissima. I dati dell’Osservatorio prezzi carburanti del ministero delle Imprese e del Made in Italy fotografano domenica 27 settembre un nuovo aumento.

Sulla rete stradale nazionale la benzina self è passata da 2,158 a 2,159 euro al litro, mentre il diesel ha compiuto un balzo molto più consistente, passando da 2,357 a 2,377 euro. Ancora più elevati i prezzi autostradali: 2,254 euro per la benzina e 2,459 euro per il gasolio.

È soprattutto quest’ultimo dato a rendere evidente la portata dell’emergenza. Per un pieno da 50 litri di diesel in autostrada si arriva ormai a spendere mediamente quasi 123 euro.

Il tetto introdotto da Eni e quello annunciato da IP possono quindi produrre un beneficio immediato per una parte consistente degli automobilisti, ma aprono contemporaneamente una battaglia nel settore della distribuzione.

I piccoli distributori temono di non riuscire a reggere la guerra dei prezzi

La reazione dei gestori indipendenti è infatti molto meno entusiasta. Al di fuori dei grandi marchi, una quota importante della rete italiana è composta da piccoli operatori e dalle cosiddette pompe bianche, che non dispongono della stessa capacità finanziaria e industriale dei colossi energetici.

Le associazioni del settore temono che una corsa ai tetti possa alterare la concorrenza, costringendo gli indipendenti a competere con prezzi che potrebbero non riuscire economicamente a sostenere. Il rischio, secondo i gestori, è che il sollievo immediato per gli automobilisti si traduca in una pressione fortissima sugli operatori più piccoli.

La questione diventerà ancora più delicata se, dopo Eni e IP, anche altre grandi reti dovessero entrare nella partita. L’eventuale coinvolgimento degli impianti Esso rappresenterebbe già un ulteriore salto di dimensione.

Tir e taxi alzano la pressione: «Senza risposte resta lo sciopero»

Intanto cresce la protesta delle categorie che subiscono maggiormente l’aumento del gasolio. Gli autotrasportatori chiedono un confronto con il governo e Assotir non esclude il ricorso allo sciopero qualora non arrivasse una convocazione per affrontare l’emergenza.

Anche i tassisti chiedono risposte rapide. Il presidente di itTaxi Lorenzo Bittarelli ha spiegato che la categoria attende interventi da governo e Comuni e che, senza una convocazione, resta sul tavolo la possibilità di fermarsi.

Il quadro, dunque, può cambiare rapidamente. Da lunedì scatterà il tetto Eni, IP ha annunciato il proprio intervento e Socar guarda già alla possibile estensione verso Esso. Per milioni di automobilisti potrebbe essere l’inizio di una discesa dei prezzi almeno nelle reti dei grandi operatori. Per il mercato della distribuzione, invece, è appena cominciata una battaglia destinata a coinvolgere compagnie, gestori e governo.