Deficit al 3,1%, l’Italia non può uscire dalla procedura di infrazione Ue

MINISTRO GIORGETTI

Uno scostamento dello 0,1% non consente al Governo di centrare il 3% pieno nel rapporto debito/Pil. La conferma è arrivata anche da Eurostat. Deficit/Pil dell’Italia al 3,1% nel 2025 e debito in crescita al 137,1%. Oggi in Consiglio dei ministri il Documento di finanza pubblica confermerà il disavanzo già indicato dall’Istat: 3,07% arrotondato a 3,1%.

Traguardo annunciato ma non raggiunto

Il raggiungimento dell’obiettivo del 3%, che avrebbe consentito all’Italia di uscire con un anno di anticipo dalla procedura di infrazione Ue per disavanzi eccessivi, era stato annunciato ad ottobre scorso dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Di strada, però, ne è stata fatta. Nel 2024 il disavanzo era al 3,4%. Ad ottobre tagliare il traguardo sembrava possibile. Poi c’è stata la battaglia, in Parlamento e fuori, per far quadrare i conti ed allinearli con le richieste di Bruxelles. Lo scostamento c’è stato e vale circa 2,26 miliardi di Pil. L’ultima legge di bilancio era stata tarata sulla misura del 3% e nella sua proiezione a tre anni non prevede alcuna possibilità di manovra con una spesa di fatto imbrigliata fino al 2028.

Uno scostamento inatteso

L’articolazione dell’ultima manovra finanziaria era stata dosata al centesimo per mantenere il punto su quota 3%. Tant’è che ministri e sottosegretari si sono dovuti accontentare del quadro di spesa delineato dai tecnici del ministero dell’Economia. Uno sgarro, anche di una virgola, avrebbe potuto causare l’irreparabile. Per far rientrare i conti è stato necessario intervenire, ad esempio, sulla stretta dei crediti di imposta delle imprese compresa la rilettura dell’intero capitolo bonus ristrutturazioni, costato allo Stato circa 220 miliardi. Per mesi il ministro Giorgetti ha insistito sulla necessità di far quadrare i conti al centesimo. 

Le stime per i prossimi due anni

Il Dfp 2026 approderà oggi in Consiglio dei ministri con le nuove previsioni tendenziali per Pil e conti pubblici. Il ministro dell’Economia ha anticipato un ridimensionamento delle stime di crescita, in linea con le principali previsioni: Bankitalia stima +0,5% nel 2026 e nel 2027, così come il Fondo monetario internazionale. L’Ocse prevede invece una crescita dello 0,4% nel 2026 e dello 0,6% il prossimo anno. Le ultime stime del Governo indicavano una crescita dello 0,7% e un deficit al 2,8% nel 2026.  ma già oggi potrebbero essere riviste al ribasso.

La guerra in Medio Oriente

Il conflitto in Medio Oriente e la crisi economica scatenata dallo stop delle forniture di gas e petrolio rende però tutto più incerto. Perché far quadrare i conti in questo scenario, con i vincoli di bilancio esistenti, renderà necessario operare tagli chirurgici su una spesa già fortemente limitata. Nella bozza di Dfp l’andamento dei conti pubblici e le prospettive dell’economia italiana potrebbero essere riviste ancor più al ribasso.