Il sistema delle imprese artigiane sostiene fortemente la spinta economica del turismo italiano. Poco meno di 205mila aziende sono impegnate in primissima linea in piccoli e grandi Comuni dove rappresentano il meglio del saper fare nazionale.
Dietro i numeri record di presenze e di spesa si nasconde un motore produttivo spesso silenzioso ma fondamentale per la conferma del Belpaese nel mercato dell’accoglienza.
Uno studio recente di Confartigianato rivela una simbiosi profonda tra il desiderio di Italia dei viaggiatori globali e la capacità manifatturiera e di servizio dei nostri maestri artigiani.
Il primato italiano nel contesto europeo
L’analisi statistica della prima parte del 2026 delinea un quadro di estrema vitalità per il settore turistico nazionale. L’Italia non solo mantiene la posizione di prima destinazione nell’Unione europea per numero di presenze complessive, superando la Spagna, ma domina anche il mercato nei mesi cruciali del trimestre estivo (giugno-agosto), sorpassando la Francia.
Questo successo non è solo un dato di prestigio, ma si traduce in un impatto economico massiccio. Secondo i dati dell’Istat, il turismo genera un valore che, tra effetti diretti e indiretti, pesa per il 9,6% del Pil nazionale.
I numeri dell’ecosistema artigiano-turistico
Nel 2026, la domanda turistica intercetta una platea vastissima di imprese. Sono ben 204.619 le imprese artigiane operanti nei settori “core” interessati dal turismo, una cifra che rappresenta il 16,7% del totale dell’artigianato italiano. Questo comparto non è solo una nicchia estetica, ma un pilastro occupazionale che dà lavoro a 544.016 addetti. La spesa dei turisti stranieri è il vero volano di questa crescita. Nei primi quattro mesi del 2026, la spesa dei viaggiatori internazionali ha segnato un incremento del 4,3%, raggiungendo nell’ultimo anno (aprile 2025- aprile 2026) la cifra di 57,3 miliardi. È interessante notare come, nei primi cinque mesi dell’anno, i turisti stranieri abbiano rappresentato il 59,8% delle presenze totali, confermando l’appeal globale del “brand Italia”.
Dove finisce la spesa turistica?
Se analizziamo la composizione dei consumi turistici (escludendo l’alloggio), che nel 2023 sono stati pari a 101,7 miliardi di euro, emerge chiaramente la diversificazione dell’offerta italiana. La quota maggiore, cioè 62,9 miliardi, è stata spesa in servizi di ristorazione, trasporti, cultura, sport e attività creative. La parte rimanente, 38,8 miliardi, è stata destinata allo shopping, un ambito dove l’artigianato gioca un ruolo da protagonista.
La mappa dei settori: eccellenze in movimento
L’aggiornamento dei perimetri settoriali basato sulla classificazione Ateco 2025 permette di fotografare con precisione dove batte il cuore dell’artigianato turistico.
Al primo posto troviamo la manifattura artistica e i servizi (22,4%). Con le sue 45.924 imprese, è il comparto principale. Include la produzione di gioielleria, bigiotteria, ceramica, vetro e cornici, oltre alla lavorazione di materiali nobili come marmo, ferro e rame. In questo ambito rientrano anche i servizi alla persona (centri benessere e palestre) e la fotografia.
Al secondo posto troviamo la ristorazione e l’accoglienza (19,9%). L’unione di ristoranti e pizzerie (28.074) e bar, caffè e pasticcerie (12.733 unità) forma un fronte comune che trasforma i prodotti agroalimentari in esperienze gastronomiche di qualità per il visitatore.
Segue l’agroalimentare (18,3%). Le 37.462 imprese di questo settore producono il cibo e le bevande che rendono l’Italia celebre nel mondo. Proprio la qualità artigiana, evidenzia lo studio, permette al Paese di primeggiare nell’Ue per numero di prodotti DOP, IGP e bevande a indicazione geografica.
Al quarto posto c’è il trasporto persone (17,7%). Le 36.259 imprese del settore garantiscono la mobilità dei turisti, integrando l’offerta logistica del territorio. Infine la moda e le calzature (15,5%). Le 31.746 imprese dell’abbigliamento rappresentano lo stile italiano e il “Made in Italy” più iconico.
La geografia dell’artigianato turistico: il Sud in prima linea
L’analisi regionale rivela una distribuzione geografica sorprendente, dove il peso dell’artigianato a vocazione turistica sul totale delle imprese locali è particolarmente elevato nel Mezzogiorno. Molti giovani tornano all’idea dell’autoimprenditorialità progettando il proprio futuro a misura della propria bottega.
La Sicilia guida la classifica nazionale: qui l’artigianato turistico rappresenta il 23,1% delle imprese artigiane totali. Seguono la Calabria (20,8%), la Campania (20,5%), la Sardegna (19,4%), il Lazio e le Marche (19,3%), la Toscana (18,4%), la Basilicata (18,2%), la Puglia e il Trentino-Alto Adige (16,8%).
Che si tratti di un gioiello in argento, di un piatto di pasta fresca o di un trasporto privato lungo le coste, l’artigianato offre quel valore aggiunto di autenticità e qualità che il turista moderno cerca e premia con una spesa in costante crescita.







