Nel 2024 la spesa complessiva interna, tra le mura aziendali, per ricerca e sviluppo, in Italia ha raggiunto 31,04 miliardi di euro. Registrando un incremento del 5,6% rispetto all’anno precedente. La crescita interessa tutti i settori con un incremento più marcato nelle Università, +13,4%. La spesa in R&S nelle istituzioni pubbliche aumenta del 4,7%, mentre nelle imprese cresce del 2,4%. Questo progresso ha portato l’incidenza di questa spesa sul Pil a crescere dall’1,37% del 2023 all’1,40% del 2024. Uno scostamento di appena 0,3 punti percentuali che rappresenta l’attuale margine di capacità di investimento in innovazione dell’intero apparato tecnologico nazionale, sia privato che pubblico.
Lo dice l’Istat nel suo ultimo report di settore. Le università rappresentano il vero motore della crescita nel 2024, con un’espansione della spesa del 13,4% (per un totale di circa 8,35 miliardi di euro, pari al 26,9% della spesa complessiva nazionale) e un incremento del personale in unità equivalenti a tempo pieno del 13,6%.
Le attività svolte dalle istituzioni pubbliche registrano un aumento della spesa del 4,7% (4,58 miliardi di euro) e degli addetti del 5,6%.
Il privato non-profit segna un incremento della spesa del 7,9% (550 milioni di euro) e del 7,1% negli addetti.
Le imprese pur confermandosi il principale attore per volume di risorse investite, con 17,57 miliardi di euro pari al 56,6% del totale nazionale, evidenziano invece un ritmo di crescita molto più contenuto (+2,4%) e una netta flessione dell’occupazione dedicata (-5,9%).
Multinazionali in testa, piccole e medie imprese in affanno
All’interno del settore delle imprese emerge un profondo divario strutturale basato su dimensione aziendale e assetto proprietario.
La crescita della spesa industriale è stata sostenuta esclusivamente dalle grandi imprese (+6,4%), che concentrano 13,3 miliardi di euro (pari al 76,0% della R&S aziendale complessiva). Al contrario, si assiste a una pesante contrazione per le piccole imprese (-13,7%) e per le medie imprese (-5,2%).
L’82,2% della spesa complessiva delle imprese (oltre 14 miliardi di euro) fa capo a gruppi multinazionali, equamente divisi tra quelli a controllo italiano (+13,7% rispetto al 2023) e quelli a controllo estero (+11,3%). Crollano invece gli investimenti in R&S delle imprese indipendenti (-18,4%) e dei gruppi nazionali (-19,1%).
La produzione di mezzi di trasporto e la fabbricazione di macchinari si confermano i comparti trainanti, generando il 35,9% della spesa industriale. I maggiori incrementi annuali si registrano negli altri mezzi di trasporto (+22,0%), nella farmaceutica (+18,9%) e nei prodotti in metallo (+19,5%). In forte sofferenza figurano invece le telecomunicazioni (-13,9%), l’automotive (-9,3%), i macchinari (-6,0%) e l’elettronica (-4,2%).
Orientamento della ricerca: cresce lo sviluppo sperimentale
Lo sviluppo sperimentale è la componente che cresce maggiormente nel 2024 (+9,8%, arrivando a 10,5 miliardi di euro), assorbendo il 34,0% della spesa totale. Questo incremento risponde all’esigenza delle imprese di concentrare gli investimenti su fasi prossime all’industrializzazione e alla commercializzazione di prodotti e processi.
La ricerca applicata rimane la voce prevalente in valore assoluto (12,5 miliardi di euro, pari al 40,2% del totale), ma con un incremento modesto (+2,1%). Rappresenta la quota maggioritaria degli investimenti nelle istituzioni pubbliche (64,9%) e nel non-profit (50,0%).
La ricerca di base raggiunge gli 8 miliardi di euro (+5,9%), con oltre la metà della spesa concentrata nelle Università, dove costituisce l’attività fondamentale.
Dal punto di vista delle discipline, le scienze ingegneristiche e la ricerca tecnologica assorbono oltre la metà degli investimenti totali (55,6%, salendo all’83,3% nel solo settore delle imprese). Seguono le scienze naturali (14,4%) e le scienze mediche e sanitarie (14,1%).
Divari territoriali: il Sud accelera nella crescita, ma la concentrazione resta al Nord
Oltre il 60% della spesa nazionale in R&S (18,9 miliardi di euro) si concentra in quattro regioni: Lombardia, Emilia-Romagna, Lazio e Piemonte. In termini di intensità di ricerca (spesa su Pil), spiccano l’Emilia-Romagna (2,32%) e il Piemonte (2,20%), spinte da una forte componente industriale privata.
Nel 2024, tuttavia, la crescita percentuale più marcata si registra nel Sud (+8,9%), seguito dal Nord-est (+6,6%), dal Centro (+5,1%) e dal Nord-ovest (+4,8%). A livello di singole regioni/province autonome, le prestazioni migliori si rilevano a Bolzano (+21,1%), in Emilia-Romagna (+13,4%), Puglia (+12,9%), Campania (+11,2%) e Basilicata (+10,4%).
Persiste una profonda differenza strutturale: mentre al Nord più della metà della spesa (con punte di tre quarti in Piemonte ed Emilia-Romagna) è finanziata dalle imprese, nel Mezzogiorno la ricerca si regge in prevalenza sul settore pubblico e sulle Università, arrivando a coprire fino all’80% del totale in Calabria, Basilicata e Sardegna.
Occupazione e personale: più ricercatori e donne, calano i tecnici nelle imprese
Nel 2024 il personale complessivo addetto alla R&S sfiora le 510 mila unità, che corrispondono a 352 mila unità equivalenti a tempo pieno (+1,2%). La riduzione del personale è interamente addebitabile alle imprese (-10,5%), solo in parte bilanciata dal balzo delle università (+12,0%).
I ricercatori aumentano del 5,4% (arrivando a circa 179 mila, pari al 50,9% del personale totale). Nelle università i ricercatori crescono del 15,3% (rappresentando il 68,2% del personale R&S d’ateneo). Nelle imprese invece calano del 4,3% (fermandosi al 37,2% degli addetti).
Poiché la contrazione totale del personale aziendale è stata del 5,9%, il taglio maggiore ha colpito le figure di supporto, i tecnici e gli amministrativi.
Le donne impiegate nella R&S sono circa 192mila (37,7% del totale). Le ricercatrici in unità equivalenti a tempo pieno raggiungono quasi 72 mila unità, con un incremento dell’11,9% rispetto al 2023, evidenziando una crescita particolarmente intensa nelle università (+17,9%).
Fonti di finanziamento
Le risorse finanziarie a sostegno della R&S nel 2024 provengono per il 48,3% dalle imprese (15 miliardi di euro), per il 38,6% dalle istituzioni pubbliche (12 miliardi) e per il 10,7% da finanziatori esteri (3,3 miliardi). Rispetto al 2023, i finanziamenti pubblici sono cresciuti del +10,6% e quelli esteri del +15,2%.
Gli stanziamenti di spesa delle Amministrazioni centrali e regionali per il 2024 (previsioni assestate) ammontano a 13,5 miliardi di euro (+0,5%), destinati prevalentemente al Fondo di finanziamento ordinario delle Università (40,7%), alla ricerca spaziale (14,0%) e alla salute (11,6%).







