A partire da martedì 10 novembre 2026, la compagnia aerea Ryanair applicherà una modifica sostanziale alle proprie procedure aeroportuali. Anticipando di 20 minuti la chiusura dei banchi per il check-in e per la consegna dei bagagli da stiva. Il termine per l’accettazione passerà da 40 minuti a 60 minuti prima dell’orario di partenza programmato in tutti gli scali serviti dal vettore irlandese.
Nuove tempistiche in aeroporto: cosa cambia per i viaggiatori
La misura, annunciata ad aprile e confermata a fine ottobre, si applica rigidamente all’orario di partenza previsto dal biglietto e non al momento dell’effettivo decollo. Il cambiamento operativo interesserà principalmente il 20% dei viaggiatori che imbarca una valigia in stiva. Che dovranno pianificare l’arrivo nel terminal con maggiore anticipo per completare le operazioni prima della chiusura tassativa delle operazioni di imbarco. Per il restante 80% dei passeggeri che viaggia con il solo bagaglio a mano e ha già effettuato il check-in online non ci saranno invece variazioni procedurali. Potranno accedere subito ai controlli di sicurezza e al gate.
Cosa cambia al check-in
Restano invariate le condizioni per la registrazione digitale, accessibile tramite sito o applicazione fino a due ore prima del volo, mentre chi deciderà di fare il check-in direttamente in aeroporto dovrà rispettare la nuova scadenza di 60 minuti pagando il supplemento previsto. Secondo quanto spiegato da Dara Brady, chief marketing officer del gruppo, l’obiettivo dichiarato è ridurre il rischio che i clienti perdano i voli a causa delle code ai controlli di sicurezza o ai passaporti nei periodi di massimo affollamento. Per agevolare le operazioni, Ryanair raccomanda di presentarsi in aeroporto almeno due ore prima della partenza e sta potenziando l’uso di terminali automatici self-service per i bagagli.
Bilancio e redditività: utile netto in contrazione del 15%
La novità s’inserisce in una fase finanziaria complessa, e non solo per la compagnia irlandese, caratterizzata dalla crescita del traffico passeggeri ma afflitta dal calo degli utili e dalla prospettiva di rilevanti rincari del carburante.
Sul fronte economico, i dati del primo semestre dell’esercizio fiscale 2026-2027 (concluso a settembre) evidenziano una tenuta dei volumi a fronte di una contrazione della redditività. L’utile netto del gruppo è sceso a 2,15 miliardi di euro, registrando un calo del 15% rispetto ai 2,54 miliardi dello stesso periodo dell’anno precedente. Nel solo secondo trimestre, il profitto netto ha segnato una flessione del 6%, attestandosi a 1,61 miliardi.
Traffico passeggeri e tariffe di volo
Nonostante la flessione dei profitti, il traffico passeggeri è cresciuto del 6%, raggiungendo la quota di 125,8 milioni di viaggiatori. I ricavi complessivi sono saliti del 3% a 10,08 miliardi. Guadagni spinti dalla performance dei servizi accessori (come l’acquisto di bagagli extra e opzioni a pagamento), che hanno generato 3,08 miliardi (+6%). Al contrario, l’incasso derivante dalla vendita dei biglietti è cresciuto di un modesto 1% (circa 7 miliardi di euro). Questo a causa di una riduzione del 4% del prezzo medio del volo, sceso da 58 a 55,70 euro. Contestualmente, i costi operativi sono aumentati del 10% raggiungendo i 7,69 miliardi, provocando un calo del 16% del risultato operativo. Che si è attestato a 2,40 miliardi.
Il nodo del carburante e la strategia di austerity
A pesare sul futuro finanziario della compagnia è soprattutto la componente energetica. Il prezzo del cherosene sul mercato spot, alimentato dalle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, è raddoppiato fino a circa 130 dollari al barile. Per l’esercizio in corso fino a marzo 2027, Ryanair ha coperto finanziariamente l’80% del proprio fabbisogno a circa 67 dollari al barile. In questo modo ha incassato 300 milioni di euro di nuove imposte ambientali europee oltre ai maggiori costi di manutenzione e agli incrementi salariali.
Tuttavia, per l’esercizio successivo (con scadenza a marzo 2028), la copertura scenderà al 25% a un valore medio di circa 95 dollari al barile. Sulla base dei prezzi correnti a termine, la società stima un impatto negativo di circa 2 miliardi nella spesa per il carburante. Per contenere i costi, l’amministratore delegato Michael O’Leary sta valutando un piano aziendale che include la rinegoziazione dei contratti con gli aeroporti, un possibile congelamento temporaneo dei salari in occasione dei rinnovi contrattuali, un’ottimizzazione dei turni degli equipaggi e un maggiore ricorso all’intelligenza artificiale per incrementare la produttività operativa e amministrativa.
In risposta alla pressione sui costi energetici, la compagnia ha ridimensionato le stime di traffico per l’anno fiscale 2027, portandole da 216 a 214 milioni di passeggeri (+3% su base annua).







