Il delitto di Garlasco rischia di trasformarsi in un gigantesco rompicapo giudiziario, con due procedimenti per lo stesso omicidio, una condanna definitiva già pronunciata e una domanda alla quale, secondo la difesa di Andrea Sempio, il codice di procedura penale non offre una risposta sufficientemente chiara: che ruolo dovrebbe avere Alberto Stasi in un eventuale processo contro Sempio? A sollevare il problema è Liborio Cataliotti, uno degli avvocati dell’uomo indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, che annuncia una possibile eccezione di incostituzionalità qualora la Procura di Pavia chiedesse il rinvio a giudizio del suo assistito. Sullo sfondo incombe un’altra scadenza: entro novembre i difensori di Stasi prevedono di presentare la richiesta di revisione della sentenza che nel 2015 lo ha condannato definitivamente a sedici anni di carcere.
Due iniziative giudiziarie che potrebbero procedere contemporaneamente, con conseguenze ancora tutte da chiarire. Ed è proprio su questa eventualità che Cataliotti intende costruire la prossima mossa difensiva.
Cataliotti: «Solleveremo un’eccezione di incostituzionalità»
Intervistato dal Tg1, Liborio Cataliotti ha annunciato che, qualora la Procura chiedesse il rinvio a giudizio di Andrea Sempio, la difesa solleverà un’«eccezione di incostituzionalità del sistema processuale».
Il problema, secondo il legale, nasce dalla possibile coesistenza di due procedimenti che riguardano l’omicidio della stessa persona, ma coinvolgono imputati diversi e si trovano in fasi giudiziarie completamente differenti.
Da una parte c’è Alberto Stasi, che sconta una condanna definitiva per l’omicidio della fidanzata Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007. Dall’altra c’è Andrea Sempio, sul quale la Procura di Pavia conduce una nuova indagine per lo stesso delitto.
«Il tema è molto semplice: se entrambi i giudizi si svolgessero parallelamente non sapremmo che veste assegnare ad Alberto Stasi», spiega Cataliotti.
L’avvocato entra poi nel dettaglio: «Quella di testimone? Quella di imputato di procedimento connesso? Quella di parte civile? Non sapremmo se e come travasare le prove dell’un giudizio nell’ambito dell’altro e viceversa».
La questione non riguarda soltanto una classificazione formale. Il ruolo processuale di una persona determina infatti le modalità con cui può rendere dichiarazioni, le garanzie che la legge le riconosce e il valore che il giudice può attribuire alle sue parole.
Il nodo Alberto Stasi: condannato definitivo e possibile protagonista di un nuovo processo
Il paradosso che Cataliotti denuncia nasce dalla posizione di Alberto Stasi. La giustizia italiana ha già individuato in lui il responsabile dell’omicidio di Chiara Poggi, attraverso una sentenza definitiva della Cassazione del 2015. La nuova indagine, tuttavia, prende in esame la possibile responsabilità di Andrea Sempio nello stesso delitto.
La coesistenza delle due vicende non comporta automaticamente un’incompatibilità giuridica. In linea generale, un omicidio può coinvolgere più persone e una precedente condanna non impedisce necessariamente di accertare eventuali responsabilità di altri soggetti. Il problema che Cataliotti pone riguarda invece il rapporto concreto tra i due procedimenti e la gestione delle prove.
Se Stasi dovesse comparire nel processo a Sempio, quale posizione dovrebbe assumere? Potrebbe testimoniare? Quali garanzie dovrebbero accompagnare le sue dichiarazioni? E in che modo il giudice potrebbe utilizzare gli elementi raccolti nel procedimento concluso con la sua condanna?
«Si creerebbero tanti problemi giuridici non risolti dal legislatore e non risolvibili, se non confermando o spazzando il precedente giudicato a carico di Alberto Stasi», sostiene il difensore.
È una posizione che punta direttamente alla stabilità della precedente sentenza, ma che dovrà confrontarsi con le norme processuali già esistenti e con la valutazione del giudice competente.
Ricorso alla Consulta, cosa può fare davvero la difesa di Sempio
L’annuncio di Cataliotti introduce un possibile passaggio davanti alla Corte costituzionale, ma non significa che la difesa possa rivolgersi direttamente alla Consulta per ottenere l’annullamento della condanna di Stasi o bloccare automaticamente il procedimento contro Sempio.
Nel processo penale, infatti, un avvocato può sollevare una questione di legittimità costituzionale indicando la norma che ritiene incompatibile con la Costituzione. Spetta poi al giudice valutare se la questione sia rilevante per decidere il procedimento e non manifestamente infondata. Soltanto in presenza di questi presupposti il magistrato può rimettere la questione alla Corte costituzionale.
Per questo l’eventuale iniziativa di Cataliotti dovrà individuare con precisione quali disposizioni processuali producano, secondo la difesa, il problema denunciato e quali principi costituzionali entrino in gioco.
La Consulta non avrebbe il compito di stabilire chi abbia ucciso Chiara Poggi, ma di verificare la compatibilità delle norme contestate con la Costituzione. L’accertamento delle responsabilità penali rimarrebbe invece affidato ai giudici ordinari.
Stasi, entro novembre la richiesta di revisione della condanna
A rendere ancora più complesso il quadro arriva la strategia difensiva di Alberto Stasi. I suoi legali, tra cui Antonio De Rensis, prevedono di presentare entro novembre la richiesta di revisione della condanna definitiva a sedici anni di reclusione.
La revisione rappresenta uno strumento straordinario che consente di chiedere un nuovo esame di una sentenza irrevocabile quando emergono i presupposti previsti dalla legge, tra cui nuove prove capaci di incidere sull’accertamento della responsabilità.
La semplice presentazione della domanda non cancella però la condanna e non determina automaticamente l’apertura di un nuovo processo. La magistratura dovrà prima verificare se esistano le condizioni per ammettere la revisione.
Si tratta di un passaggio fondamentale anche per comprendere la strategia annunciata da Cataliotti. L’eventuale procedimento contro Sempio potrebbe infatti svilupparsi mentre i difensori di Stasi cercano di ottenere una nuova valutazione della sentenza definitiva.
Due percorsi autonomi, ma inevitabilmente destinati a confrontarsi con una parte degli stessi fatti, delle stesse prove e delle medesime ricostruzioni dell’omicidio.
Angela Taccia: «Molto probabile il rinvio a giudizio di Sempio»
La prospettiva di un processo non coglie impreparata la difesa di Andrea Sempio. Già il 28 ottobre, durante la trasmissione È sempre Cartabianca, l’avvocata Angela Taccia, che assiste l’indagato insieme a Cataliotti, aveva definito «molto probabile» il rinvio a giudizio.
«Siamo pronti, come lo eravamo già dopo il primo 415-bis che ci è stato notificato a maggio. Direi che, forse, è davvero l’ora di confrontarci tutti in contraddittorio davanti a un giudice terzo e imparziale», aveva dichiarato.
Le parole di Taccia delineano una strategia che non punta soltanto a contestare le conclusioni investigative, ma anche a portare il confronto sulle prove davanti a un giudice.
Cataliotti aggiunge ora un ulteriore elemento: la possibilità di contestare la stessa disciplina processuale qualora la difesa ritenga che non garantisca una gestione costituzionalmente corretta dei due procedimenti.
La Procura di Pavia non ha ancora ottenuto alcun rinvio a giudizio di Sempio e l’eventuale processo resta quindi uno scenario futuro. Ma la difesa ha già individuato il terreno sul quale intende dare battaglia: non soltanto gli indizi raccolti dagli investigatori, bensì il rapporto tra la nuova accusa e la sentenza che da undici anni attribuisce ad Alberto Stasi la responsabilità dell’omicidio di Chiara Poggi.







