Sessant’anni fa, il 4 novembre 1966, l’alluvione di Firenze. L’Arno, gonfiato da giorni di pioggia incessante, ruppe gli argini e travolse la città, trasformando strade e piazze in un’enorme distesa di fango e detriti.
Una tragedia che segnò profondamente la storia del capoluogo toscano e che, a distanza di sei decenni, resta una delle pagine più drammatiche della memoria collettiva italiana.
Le vittime furono 36, tra Firenze e la provincia. L’ultima, Mario Maggi, venne riconosciuta ufficialmente soltanto nel 2023, a 57 anni dall’alluvione. Ancora oggi non è stato possibile stabilire con esattezza il numero delle persone disperse.
La città travolta dalla piena
Le piogge, iniziate alla fine di ottobre, non avevano lasciato tregua. Alla vigilia dell’alluvione, lungo il corso dell’Arno erano caduti circa 200 millimetri di acqua.
Nelle prime ore del 4 novembre il fiume cominciò a straripare nel capoluogo. L’acqua invase progressivamente i quartieri, raggiungendo il centro storico e arrivando, in alcune strade, fino a cinque metri di altezza.
Il giorno festivo contribuì probabilmente a limitare il numero delle vittime, ma la popolazione fu colta di sorpresa. Le comunicazioni si interruppero e molti cittadini si accorsero della gravità della situazione soltanto quando l’acqua aveva già raggiunto le abitazioni.
La piena devastò interi quartieri, danneggiò edifici storici e sommerse negozi, abitazioni e luoghi simbolo della città. Tra le zone più colpite ci furono Santa Croce, San Frediano e l’Oltrarno.
Il patrimonio culturale sotto il fango
L’alluvione non colpì soltanto le persone e le loro case. A essere gravemente danneggiato fu anche il patrimonio artistico e culturale di Firenze.
Circa 1.200 opere d’arte, tra dipinti, affreschi e sculture, subirono danni. Tra queste, il Crocifisso di Cimabue, diventato uno dei simboli della devastazione e della successiva rinascita della città.
L’acqua raggiunse anche le biblioteche storiche: un terzo dei circa tre milioni di volumi custoditi nella Biblioteca nazionale finì sott’acqua, insieme a circa 250mila libri del Gabinetto Vieusseux, conservati nei sotterranei di Palazzo Strozzi.
Gli angeli del fango e la solidarietà internazionale
Dalle macerie e dal fango nacque anche una straordinaria mobilitazione di solidarietà. Migliaia di giovani arrivarono a Firenze da ogni parte del mondo per aiutare a recuperare libri, opere d’arte e beni danneggiati.
Furono ribattezzati “angeli del fango”, un’espressione che ancora oggi identifica una delle più significative testimonianze di partecipazione civile del Novecento.
Tra loro c’erano anche giovani destinati a diventare figure di primo piano della politica e della cultura, come Pierluigi Bersani e Francesco De Gregori, oltre a personalità internazionali come Joan Baez, Ted Kennedy, Lionel Jospin e Joschka Fischer.
Un impegno che contribuì a trasformare una tragedia nazionale in una storia di solidarietà e di riscatto collettivo.
Firenze si prepara a ricordare
Il sessantesimo anniversario sarà celebrato con un programma di iniziative istituzionali, mostre, incontri e appuntamenti culturali. Il momento centrale è previsto per il 4 novembre, con l’omaggio alle vittime e una cerimonia a Palazzo Vecchio alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.
A sessant’anni da quella mattina, il ricordo dell’alluvione resta un monito sulla fragilità del territorio e sull’importanza della prevenzione. Ma racconta anche la capacità di una comunità di reagire alla distruzione e di ricostruire, insieme, il proprio futuro.







