In vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre negli Stati Uniti, alcuni agenti dell’FBI temono di ricevere ordini per sequestrare schede elettorali e macchine per il voto. Secondo quanto riferito da sette persone a conoscenza delle discussioni interne e riportato da MS NOW, la preoccupazione riguarda possibili iniziative investigative basate su accuse di brogli non adeguatamente dimostrate, che potrebbero compromettere il regolare svolgimento delle consultazioni.
I precedenti in Georgia e Arizona
A suscitare timori sono soprattutto le operazioni condotte dall’FBI nella contea di Fulton, in Georgia, dove a gennaio gli agenti hanno sequestrato schede elettorali relative alle elezioni del 2020, e nella contea di Maricopa, in Arizona, dove a marzo hanno acquisito registrazioni elettroniche e apparecchiature elettorali. Secondo MS NOW, nessuna delle due iniziative ha portato a incriminazioni. Gli esperti avvertono che interventi simili durante il voto potrebbero ostacolare lo scrutinio e compromettere la catena di custodia dei materiali elettorali.
Le preoccupazioni dell’Fbi per le iniziative di Trump
Le tensioni riguardano anche le iniziative del Dipartimento di Giustizia contro le procedure elettorali gestite dai singoli Stati. In California, l’amministrazione ha chiesto la cancellazione temporanea di circa 20.000 elettori dalle liste, sostenendo che probabilmente non fossero cittadini statunitensi. Lo Stato ha contestato l’affidabilità di questa affermazione. Intanto, alcuni funzionari elettorali stanno preparando piani per affrontare eventuali interventi federali nei seggi e garantire la continuità delle operazioni di voto.
I vertici dell’Fbi non escludono interventi
Il procuratore generale Todd Blanche e il direttore dell’FBI Kash Patel non hanno escluso categoricamente possibili interventi federali nei seggi elettorali. Durante un’audizione al Senato, Patel ha dichiarato di non sapere se la legge impedisca agli agenti dell’FBI di recarsi nei luoghi di voto. La normativa federale limita la presenza di agenti armati nei seggi, salvo circostanze eccezionali. Le dichiarazioni hanno alimentato le preoccupazioni di alcuni ex funzionari, che temono un clima intimidatorio e possibili contestazioni dei risultati.
Il timore di compromettere la fiducia nel voto
Secondo gli ex funzionari intervistati da MS NOW, il rischio non riguarda soltanto eventuali sequestri, ma anche la possibilità di alimentare dubbi sull’affidabilità dei risultati e ritardarne la certificazione. Le preoccupazioni si inseriscono in un dibattito più ampio sulle regole investigative del Dipartimento di Giustizia, che per decenni hanno limitato le iniziative manifeste sui sospetti brogli fino alla conclusione delle operazioni di voto, per evitare interferenze con il processo elettorale.







