Il governo britannico ha formalizzato l’intenzione di varare un severo pacchetto di sanzioni economiche e un divieto di importazione per tutti i beni prodotti negli insediamenti israeliani della Cisgiordania occupata, ritenuti illegali ai sensi del diritto internazionale.
La decisione segna una svolta storica nella politica estera di Londra nei confronti di Tel Aviv, alzando il livello dello scontro ben oltre le precedenti sanzioni individuali e provocando una feroce reazione da parte dei ministri dell’ala ultranazionalista israeliana.
L’attacco in spagnolo di Ben Gvir
Ben Gvir ha poi aperto un clamoroso fronte geopolitico parallelo, pubblicando un duro attacco in lingua spagnola sulla piattaforma X: È giunto il momento che lo Stato di Israele riconosca pubblicamente che le isole Malvinas sono territorio argentino occupato, che i britannici sottraggono con la forza al popolo argentino.
Il ministro dell’ultradestra ha sollecitato il governo di Tel Aviv a imporre vere e proprie sanzioni contro Londra per l’occupazione dell’arcipelago, accusando i britannici di condurre trivellazioni petrolifere illegali nell’area. L’iniziativa di Ben Gvir ha subito incassato il plauso e il rilancio sui social media da parte del presidente argentino Javier Milei.
Le contromisure diplomatiche di Israele
Nel frattempo, il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa’ar ha convocato una conferenza stampa di emergenza per delineare le possibili contromisure diplomatiche. Fonti vicine al ministero degli Esteri di Tel Aviv hanno liquidato il provvedimento di Londra come una manovra elettorale d’opportunismo, volta a compattare l’elettorato laburista di sinistra. Le stesse fonti hanno avvertito che l’iniziativa britannica verrà interpretata come un’ingerenza negli affari interni e che la contromossa di Israele sarà estremamente dura.
Ancora più drastico il ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, che bollando le posizioni di Londra come “antisemite”, ha affermato che “il mandato britannico è finito”, chiedendo l’espulsione diretta dell’ambasciatore del Regno Unito da Israele.
La linea rossa ritenuta invalicabile
L’accelerazione di Londra è giunta in risposta al controverso piano di espansione edilizia israeliano nell’area “E1”, la strategica zona di raccordo tra Gerusalemme Est e la Cisgiordania, considerata da molte cancellerie occidentali una linea rossa invalicabile in grado di compromettere definitivamente la continuità territoriale di un futuro Stato palestinese. Nonostante il volume d’affari rappresentato dai prodotti delle colonie sia ridotto rispetto al totale dell’interscambio commerciale fra Regno Unito e Israele, il valore simbolico e normativo della decisione appare enorme.
Porre fine alle violenze dei coloni contro i palestinesi
I leader della coalizione hanno ribadito che le colonie civili costruite nei territori conquistati nel 1967 sono da considerarsi illegali di fronte alle risoluzioni dell’ONU e alle ultime pronunce della Corte Internazionale di Giustizia. L’obiettivo condiviso dai dodici Paesi è quello di porre un argine alla recrudescenza degli episodi di violenza commessi dai coloni contro i residenti palestinesi e di frenare l’annessione di fatto del territorio della Cisgiordania, aprendo uno dei capitoli di crisi politica più delicati degli ultimi anni tra l’Occidente e il governo israeliano.







