Gli Stati Uniti avrebbero avvertito diversi Paesi del Golfo della possibilità di una campagna militare breve ma intensa contro l’Iran dopo le elezioni di metà mandato americane. Lo riferisce il Wall Street Journal, citando persone informate sui colloqui diplomatici e militari. Le comunicazioni si inseriscono in un quadro di crescente tensione, con Washington e Israele impegnati a preparare possibili nuove operazioni contro Teheran.
Al momento, Donald Trump non avrebbe ancora preso una decisione definitiva. Secondo fonti vicine al presidente, tra le ipotesi sul tavolo ci sarebbe un attacco su larga scala contro le infrastrutture iraniane e gli impianti legati al programma nucleare. L’amministrazione americana valuta anche la possibilità di raggiungere un accordo attraverso la diplomazia, ma i tentativi di mediazione regionale non hanno finora prodotto risultati concreti.
La Casa Bianca ha evitato di commentare eventuali piani militari riservati. «Il presidente Trump mantiene tutte le opzioni sul tavolo per garantire che l’Iran non possa mai avere un’arma nucleare», ha dichiarato un portavoce dell’amministrazione.
Gli Stati Uniti rafforzano la presenza militare nella regione
Nel frattempo, gli Stati Uniti stanno aumentando le capacità di difesa e di attacco in Medio Oriente. Secondo il Wall Street Journal, l’esercito americano sta trasferendo dal Texas a Israele un ulteriore sistema di difesa missilistica Patriot, come indicano i dati di tracciamento dei voli e le informazioni raccolte da due funzionari a conoscenza delle operazioni.
Washington ha inoltre spostato alcune unità militari dalle basi mediorientali considerate più esposte, mentre le forze presenti nell’area stanno accumulando munizioni. Anche bombardieri e caccia si preparano a un eventuale intervento.
I piani prevedono inoltre il possibile arrivo di un altro gruppo d’attacco di portaerei e di un’unità di spedizione dei Marines. Questi rinforzi potrebbero affiancare una flotta di circa 20 navi da guerra destinata a operare in Medio Oriente nel corso del prossimo mese. Alcune imbarcazioni potrebbero tuttavia partecipare a normali operazioni di avvicendamento.
Gli Stati Uniti valutano l’attacco, ma resta aperta la via diplomatica
I movimenti militari servono soprattutto a garantire al presidente americano diverse opzioni operative nel caso in cui decida di colpire l’Iran. Fonti informate sulla pianificazione sottolineano che la preparazione militare non equivale a una decisione definitiva sull’intervento.
Il Dipartimento della Difesa ha ribadito che il proprio compito consiste nel mettere a disposizione della Casa Bianca le alternative necessarie per affrontare la crisi. Parallelamente, i mediatori regionali continuano a cercare una soluzione negoziata, senza aver raggiunto finora un’intesa.
Il nodo centrale resta il programma nucleare iraniano e la possibilità di impedire a Teheran di dotarsi di armi atomiche. Un eventuale attacco potrebbe coinvolgere infrastrutture strategiche e siti nucleari, ma tempi, obiettivi e portata delle operazioni restano incerti.
Israele prepara nuovi raid contro Teheran
Anche Israele starebbe aggiornando i propri piani militari e individuando nuovi obiettivi da colpire. Secondo il Wall Street Journal, il premier Benjamin Netanyahu continua a sostenere la ripresa delle operazioni contro l’Iran, con l’obiettivo dichiarato di indebolirne le capacità e la struttura di potere.
Tra le prospettive considerate da Israele figura anche un cambiamento degli equilibri politici iraniani. Si tratta, tuttavia, di un obiettivo distinto dalla distruzione delle infrastrutture militari e nucleari e non rappresenta un esito garantito di un’eventuale offensiva.






