Campo largo, Schlein e Conte aprono il tavolo: ora l’alternativa deve superare la prova del programma

Elly Schlein Giuseppe Conte, Ipa @lacapitalenews

Nel campo largo, Schlein e Conte avviano una costruzione dell’alternativa a Giorgia Meloni che comincia finalmente a misurarsi con qualcosa di più impegnativo delle dichiarazioni di unità, dei sondaggi favorevoli e delle interminabili discussioni su chi debba guidare la coalizione. Dopo settimane trascorse a inseguire il calendario delle primarie e a interpretare i rapporti di forza tra Partito democratico e Movimento 5 Stelle, Elly Schlein e Giuseppe Conte hanno concordato con Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni l’avvio di un tavolo sul programma comune, destinato a prendere forma nella prossima settimana.

L’intesa sull’apertura del confronto rappresenta un passaggio politicamente significativo, anche se sarebbe prematuro scambiarla per la soluzione delle divergenze che attraversano il centrosinistra. Accettare di sedersi attorno allo stesso tavolo è relativamente semplice, trovare un’intesa sulle scelte da compiere quando si governa è tutta un’altra faccenda. E proprio su questa differenza si giocherà una parte decisiva della credibilità dell’opposizione in vista delle elezioni del 2027.

Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra e co-portavoce di Europa Verde, ha accolto positivamente la disponibilità dei principali leader, dopo avere sollecitato un’accelerazione del confronto. Ma il punto, adesso, non è soltanto riunire le forze contrarie al governo: occorre stabilire se esista davvero una visione sufficientemente condivisa per affrontare i problemi del Paese.

Campo largo, Schlein e Conte tra programma e leadership

A imprimere una nuova spinta è intervenuta anche l’area del Partito democratico riconducibile a Dario Franceschini, Andrea Orlando e Roberto Speranza, protagonista dell’iniziativa di Montepulciano dedicata alla costruzione dell’alternativa. Il documento politico presentato durante la manifestazione propone la nascita di comitati territoriali e un confronto programmatico capace di coinvolgere forze politiche, associazioni e rappresentanti della società civile.

Franceschini ha indicato anche una possibile scansione dei tempi: un accordo su una decina di punti programmatici entro novembre e primarie all’inizio di febbraio. Una proposta che punta a impedire che la discussione sulla candidatura a Palazzo Chigi finisca per assorbire ogni energia, lasciando sullo sfondo le risposte da offrire ai cittadini.

Ma proprio sulla leadership emergono le difficoltà più evidenti. Schlein continua a rivendicare il peso elettorale del Partito democratico e la possibilità di scegliere attraverso le primarie, mentre Conte sostiene che la competizione debba rimanere aperta e non trasformarsi in una sfida riservata ai due principali protagonisti.

Una posizione condivisa anche da Alessandro Onorato, promotore di Progetto Civico Italia, che rivendica uno spazio per le nuove componenti dell’alleanza.

Dietro le regole delle primarie si nasconde un problema politico più profondo: chi decide il perimetro della coalizione, chi ne stabilisce gli equilibri e soprattutto quale mandato riceverà il candidato chiamato a guidarla.

Politica estera, economia e sanità: il vero banco di prova

Il confronto, per essere credibile, dovrà necessariamente uscire dal perimetro delle formule organizzative. La politica estera, il rapporto con l’Europa, la guerra in Ucraina, le politiche economiche, il finanziamento della sanità pubblica e il lavoro rappresentano questioni sulle quali le differenze tra gli alleati non possono essere liquidate attraverso compromessi linguistici costruiti per non scontentare nessuno.

Un programma di governo non è un elenco di buone intenzioni e neppure la somma delle proposte avanzate dai singoli partiti. Richiede scelte, priorità, coperture finanziarie e la disponibilità a rinunciare a qualche posizione identitaria in nome di un obiettivo comune. Altrimenti il rischio è quello di presentarsi agli elettori con una coalizione sufficientemente larga per competere alle urne, ma troppo fragile per esercitare il potere.

La distanza tra vincere le elezioni e riuscire a governare è spesso maggiore di quella che separa due avversari politici. La storia del centrosinistra italiano offre precedenti che dovrebbero suggerire una certa prudenza nell’affidarsi esclusivamente all’aritmetica delle alleanze.

Non basta dunque costruire un cartello elettorale capace di superare il centrodestra nei sondaggi. Occorre definire una proposta politica che convinca anche gli elettori incerti, quelli che hanno abbandonato la partecipazione e quanti chiedono alla politica risposte più concrete di una semplice alternanza tra maggioranza e opposizione.

Campo largo: Schlein e Conte devono convincere, non soltanto sommare voti

Nel campo largo, Schlein e Conte conoscono il valore politico dell’unità, ma sono altrettanto consapevoli che un’intesa costruita soltanto per contrastare Meloni rischierebbe di esaurire la propria forza nel momento stesso in cui fosse chiamata ad assumere responsabilità di governo.

Gli elettori possono riconoscersi in un fronte comune contro l’esecutivo, ma prima o poi chiederanno di sapere che cosa cambierà concretamente nella loro vita. Come verranno affrontati i salari insufficienti, le liste d’attesa nella sanità pubblica, le difficoltà delle imprese e la crescente distanza tra le possibilità economiche delle famiglie e il costo dei beni essenziali?

La disponibilità al confronto apre dunque una possibilità, non certifica ancora un risultato. La prossima settimana potrà segnare l’inizio di un percorso più serio, a condizione che ciascuno rinunci alla tentazione di considerare il programma come un passaggio obbligato prima di tornare alla contesa per la leadership.

Il campo largo non sarà giudicato soltanto dalla capacità di tenere insieme Schlein, Conte e gli altri alleati, ma dalla credibilità delle risposte che saprà offrire a un Paese attraversato da difficoltà economiche e sociali.

Un’alternativa politica nasce quando esiste un progetto sufficientemente solido da sopravvivere anche alle ambizioni personali di chi aspira a guidarlo. E forse è proprio questa, prima ancora delle primarie, la prova più impegnativa che attende le opposizioni.