di Franco Gemoli
Il Parlamento europeo condanna l’intensificazione degli attacchi russi nel Mar Nero, ma il voto che avrebbe dovuto rappresentare un segnale di unità nei confronti di Mosca si trasforma in un nuovo terreno di scontro nella politica italiana. A Strasburgo la delegazione del Movimento 5 Stelle sceglie di votare contro la risoluzione approvata con 432 voti favorevoli, 52 contrari e 88 astensioni, ritrovandosi sullo stesso fronte del no di alcune componenti dell’estrema destra europea. Una convergenza parlamentare che scatena la reazione dei riformisti del Partito democratico e riporta al centro del confronto politico le differenti posizioni di Giuseppe Conte ed Elly Schlein sulla guerra in Ucraina.
La risoluzione riguarda gli attacchi russi al traffico marittimo civile, le violazioni dello spazio aereo rumeno e la sicurezza delle coste di Bulgaria e Romania. Il testo invita inoltre l’Unione europea e gli Stati membri a valutare il dispiegamento di un’operazione navale nel Mar Nero, una prospettiva che il Movimento 5 Stelle considera potenzialmente pericolosa per l’evoluzione del conflitto.
L’attacco del Pd: «Non vogliono proteggere l’Europa»
Ad aprire lo scontro politico è l’eurodeputato democratico Giorgio Gori, che richiama l’attenzione sul voto contrario dei Cinque Stelle accanto alle formazioni dell’estrema destra. Il senatore del Pd Filippo Sensi interviene con parole particolarmente dure: «Non capisco perché quella congiunzione tra destra e M5S, Giorgio, mi vergogno per loro, mentre Kyiv viene bombardata».
Ancora più esplicita la deputata democratica Lia Quartapelle, che chiede ai pentastellati di spiegare le ragioni della propria scelta. «Sarebbe bello e doveroso che il M5S spiegasse perché, insieme all’estrema destra, ha votato contro una risoluzione che denuncia gli attacchi russi nell’Ue e sul Mar Nero», scrive sui social, aggiungendo un’accusa politica pesante: «Dubito che accada: sarebbe come ammettere che non vogliono proteggere l’Europa e preferiscono la Russia».
Parole che segnano la distanza tra due forze politiche impegnate a costruire un’alternativa al centrodestra, ma che continuano a confrontarsi con impostazioni profondamente differenti quando il dibattito si sposta sulla sicurezza europea e sul sostegno all’Ucraina.
La replica dei Cinque Stelle: «La sicurezza non si costruisce con le navi da guerra»
La delegazione europea del Movimento 5 Stelle respinge la lettura del voto come una scelta favorevole alla Russia e rivendica invece una posizione contraria all’allargamento della dimensione militare del conflitto.
In una nota, gli eurodeputati pentastellati spiegano di essere contrari all’invio di una missione navale europea nel Mar Nero e al dispiegamento di unità Nato nell’ambito dell’iniziativa Black Sea Sentry. La presenza contemporanea di navi militari russe e dell’Alleanza atlantica, sostengono, aumenterebbe il rischio di incidenti e collisioni, con conseguenze difficilmente prevedibili.
«La sicurezza e la stabilità in Europa non si assicurano schierando missili, navi da guerra o inviando armi ad libitum, ma con un serio e certosino lavoro diplomatico», afferma la delegazione del Movimento.
La distinzione rivendicata dai Cinque Stelle riguarda dunque il contenuto operativo della risoluzione, non un’esplicita approvazione degli attacchi russi. Resta tuttavia il dato politico di un voto contrario a un documento sostenuto dalla maggioranza delle principali famiglie parlamentari europee.
Il caso Strasburgo riapre il problema delle alleanze
La vicenda supera rapidamente i confini dell’Eurocamera. Il Pd sostiene la linea europea di condanna dell’aggressione russa e di rafforzamento della sicurezza degli Stati membri, mentre il Movimento 5 Stelle continua a privilegiare la ricerca di una soluzione diplomatica e a contestare iniziative considerate suscettibili di alimentare l’escalation.
Due impostazioni che possono convivere nell’opposizione al governo Meloni, ma che diventano più difficili da conciliare quando si tratta di definire una politica estera comune.
Il voto di Strasburgo non dimostra un’alleanza politica tra Conte e l’estrema destra, ma rende evidente quanto la questione ucraina continui a dividere i potenziali alleati del centrosinistra. Una differenza che il campo largo, prima o poi, dovrà affrontare non soltanto attraverso dichiarazioni di principio, ma con scelte politiche condivise.







