Conte a L’Aria che tira sfida Meloni: «Non bastano otto decreti sicurezza per fermare la protesta». E sulle primarie gela Parenzo

Giuseppe Conte al presidio di Pizzo durante il collegamento con L’Aria che tira

Giuseppe Conte sceglie la Calabria delle proteste per lanciare uno degli attacchi più duri al Governo Meloni, trasformando la visita al presidio di Pizzo, in località Angitola, nel Vibonese, in una denuncia politica che investe il caro vita, la sicurezza, le difficoltà delle imprese e la crescente distanza tra Palazzo Chigi e una parte del Paese. In collegamento con L’Aria che tira, la trasmissione di La7 condotta da David Parenzo, l’ex presidente del Consiglio non si limita a contestare le misure adottate dall’esecutivo, ma mette in discussione l’intera impostazione con cui la maggioranza sta affrontando la protesta sociale, proprio mentre gli autotrasportatori hanno ripreso a circolare e l’attenzione si concentra sull’appuntamento del 27 ottobre.

«Noi oggi siamo qui, io sono qui perché li sto ascoltando, perché qui c’è una manifestazione completamente pacifica», esordisce Conte davanti alle telecamere, invitando a inquadrare i volti dei manifestanti e respingendo le generalizzazioni sulle presunte infiltrazioni della criminalità organizzata. «Smettiamola perché io parlo con cittadini onesti e non ce la fanno più», insiste il leader del Movimento 5 Stelle, accusando il Governo di avere prima sottovalutato le difficoltà economiche e poi privilegiato una risposta improntata alla sicurezza. Una presa di posizione che si inserisce nel dibattito sulle possibili infiltrazioni nei presidi, rispetto alle quali sono stati sollevati sospetti e avviati approfondimenti, senza che questo consenta di assimilare indistintamente i manifestanti a organizzazioni criminali.

L’affondo contro Meloni: «Non bastano otto decreti sicurezza»

Il passaggio politicamente più significativo arriva quando Conte affronta il rischio di un allargamento della protesta. Gli autotrasportatori, osserva, hanno dimostrato senso di responsabilità liberando alcuni presidi per evitare conseguenze sugli approvvigionamenti alimentari e farmaceutici, mentre agricoltori e cittadini continuano a denunciare costi di produzione insostenibili e un potere d’acquisto sempre più ridotto.

La ripresa della circolazione dei tir, già registrata nel Crotonese, non coincide infatti con la conclusione della vertenza. La sospensione dei blocchi rappresenta una tregua in attesa del confronto del 27 ottobre con il ministro Matteo Salvini, dal quale le categorie si aspettano risposte precise e impegni verificabili. Qualora il tavolo non producesse risultati ritenuti soddisfacenti dai manifestanti, resta aperta la possibilità di una ripresa della mobilitazione, con iniziative che potrebbero estendersi anche alla capitale.

«Se il governo pensa di precettare, fra un po’, il rischio, e io non lo invoco e non lo auspico, è che ci vadano i liberi cittadini per strada», avverte Conte, prima di rivolgersi direttamente alla presidente del Consiglio: «Non bastano otto decreti sicurezza per dire che va tutto bene e per tenere persone a casa perché non protestino».

È qui che la vertenza calabrese assume una dimensione nazionale. Nella lettura dell’ex premier, il problema non riguarda più soltanto il prezzo del carburante o le rivendicazioni delle singole categorie, ma una crisi sociale che rischia di coinvolgere fasce sempre più ampie della popolazione. Il Governo, sostiene Conte, dovrebbe affrontarne le cause economiche anziché concentrarsi prevalentemente sugli strumenti repressivi.

Sicurezza, scontri e il confronto con Parenzo

Il confronto si fa più serrato quando David Parenzo richiama le immagini delle devastazioni avvenute durante le manifestazioni del fine settimana precedente e domanda all’ex presidente del Consiglio come avrebbe gestito gli episodi di violenza se fosse stato al Governo.

Conte distingue nettamente il diritto di manifestare dai comportamenti criminali: «Lei sta parlando, ovviamente, di chi compie un reato di devastazione, distruzione, e sono dei reati, ma sono già puniti». Poi contesta la strategia dell’inasprimento delle pene, giudicando inefficace la continua introduzione di nuove fattispecie di reato.

La sua controproposta riguarda soprattutto gli organici delle forze dell’ordine e le condizioni economiche del personale. «Mancano ventimila tra carabinieri e poliziotti e paghi gli arretrati dei poliziotti», afferma, ricordando che anche gli appartenenti alle forze di sicurezza devono affrontare il rincaro del carburante e le difficoltà quotidiane delle famiglie.

Il leader pentastellato richiama quindi la propria esperienza alla guida dell’esecutivo durante la pandemia, rivendicando il confronto diretto con i cittadini e le categorie produttive. «Io ho parlato con tutti rispondendo alle conferenze stampa, non facendo video patinati», sottolinea, contrapponendo il proprio metodo di governo alla comunicazione dell’attuale maggioranza.

Dalle difficoltà degli agricoltori agli utili delle grandi aziende

Nell’intervento trova spazio anche il tema della distribuzione della ricchezza. Conte cita il caso di un agricoltore che denuncia costi di produzione superiori ai ricavi e richiama le difficoltà dell’intera filiera agroalimentare, dalla frutta agli ortaggi fino al settore lattiero-caseario.

L’ex premier rivendica inoltre gli stanziamenti adottati durante i suoi governi per sostenere l’agroalimentare, i trasporti, la sanità e la scuola, contrapponendoli agli utili delle grandi società energetiche, delle banche e dell’industria degli armamenti. «Ma fatemi capire, solo i cittadini si impoveriscono?», domanda, sintetizzando in una battuta la propria critica alle priorità economiche dell’esecutivo.

Le primarie del centrosinistra? Conte interrompe Parenzo

Il finale del collegamento riserva un altro passaggio politico significativo. Parenzo prova a spostare il confronto sulle primarie del centrosinistra, richiamando un’intervista di Dario Franceschini a Repubblica e l’ipotesi di una consultazione a febbraio per individuare il candidato alla guida della coalizione.

La reazione di Conte è immediata: «Parenzo, ascoltami, io delle primarie mi sono stancato di parlare. Voglio parlare dei problemi dei cittadini». L’ex presidente del Consiglio non esclude la consultazione, ma respinge l’insistenza sul confronto interno: «Anche le faremo, state tranquilli. Si faranno, eccetera. Però adesso non potete ogni giorno farmi parlare di primarie».

Una risposta che restituisce anche il senso politico della visita calabrese. Conte vuole riportare il Movimento 5 Stelle al centro delle questioni sociali e delle difficoltà economiche, evitando che il dibattito sull’alternativa a Meloni venga assorbito esclusivamente dalla competizione per la leadership del campo largo.

La Calabria diventa così il luogo dal quale Conte prova a spostare il confronto politico dalle candidature ai problemi concreti del Paese. La sfida al Governo passa attraverso i presidi, le rivendicazioni delle categorie produttive e la denuncia di un malessere che, secondo il leader pentastellato, non può essere affrontato soltanto con nuovi decreti sicurezza. Ma il prossimo passaggio della vertenza resta il 27 ottobre: sarà il confronto con il Governo a chiarire se la tregua degli autotrasportatori potrà trasformarsi in un’intesa oppure se la protesta tornerà a occupare le strade della Calabria, con possibili ripercussioni nazionali.