Comites 2026, italiani all’estero contro la corsa a ostacoli per votare: «Distanze e burocrazia rischiano di escludere intere comunità»

Comites 2026

C’è un pezzo d’Italia che vive a migliaia di chilometri dai nostri confini, ma continua ad avere rapporti quotidiani con il Paese, con le sue istituzioni e soprattutto con Ambasciate e Consolati. Ed è proprio questa enorme comunità di italiani all’estero che il prossimo 4 dicembre voterà per rinnovare i Comites, i Comitati degli Italiani all’Estero.

Una consultazione importante, ma ancora poco conosciuta in Italia e che, a pochi giorni dalla chiusura delle sottoscrizioni necessarie per presentare le liste, sta facendo emergere difficoltà e malumori in diverse parti del mondo.

La scadenza è fissata per sabato 3 ottobre. Entro quella data le liste che intendono partecipare alle elezioni devono raccogliere un numero minimo di firme: 100 oppure 200 sottoscrizioni, a seconda delle dimensioni della circoscrizione consolare e del numero degli iscritti AIRE. Il Consolato italiano competente deve poi autenticarle.

Ed è proprio qui che, secondo le testimonianze raccolte tra le comunità italiane, comincia la corsa a ostacoli.

Cosa sono i Comites e perché contano per chi vive all’estero

Per capire la questione bisogna partire da una domanda molto semplice: che cosa sono i Comites?

I Comitati degli Italiani all’Estero rappresentano le comunità italiane residenti fuori dal nostro Paese. Gli italiani che vivono nelle diverse circoscrizioni consolari scelgono direttamente i loro rappresentanti, che costituiscono uno dei principali punti di collegamento tra i cittadini e le istituzioni italiane presenti sul territorio.

In parole ancora più semplici, i Comites rappresentano gli interessi e le esigenze degli italiani che vivono all’estero davanti a Consolati e Ambasciate.

Il loro compito riguarda molti aspetti della vita delle nostre comunità: dai problemi sociali e assistenziali alla scuola e alla formazione, dalla cultura alle iniziative rivolte ai giovani, fino alla promozione della lingua italiana e alle necessità che emergono nei diversi territori.

Per questo le elezioni dei Comites non rappresentano soltanto un appuntamento burocratico. Servono a scegliere le persone che, nei successivi anni, dovranno dare voce alle necessità concrete degli italiani che vivono lontano dal proprio Paese.

Il problema delle firme: per qualcuno il Consolato è lontanissimo

È proprio la vastità delle comunità coinvolte a far emergere uno dei problemi denunciati in queste ore.

Per presentare le liste occorre raccogliere le firme necessarie e farle autenticare dal Consolato italiano di appartenenza. Una procedura relativamente semplice per chi vive nelle immediate vicinanze della sede consolare, molto meno per chi si trova a centinaia di chilometri di distanza.

Nel comunicato compaiono, per esempio, i casi di Rochester e Bermuda, nella circoscrizione di New York. In queste realtà vivono cittadini italiani che, proprio a causa delle distanze, rischiano di incontrare ostacoli enormi anche soltanto per partecipare alla fase preliminare della consultazione.

Alle distanze si aggiungono gli orari degli uffici, non sempre compatibili con quelli di lavoro, il tempo limitato a disposizione e, secondo le segnalazioni raccolte, una diffusione delle informazioni che non avrebbe raggiunto in maniera uniforme tutte le comunità.

Non tutte le liste hanno incontrato le stesse difficoltà e alcune hanno già raccolto le sottoscrizioni necessarie. Il malcontento, tuttavia, non riguarderebbe soltanto New York.

Segnalazioni e testimonianze stanno arrivando dagli Stati Uniti, dall’Europa, dall’America Latina e da altre comunità italiane nel mondo, facendo emergere una richiesta comune: rendere in futuro la procedura più semplice e soprattutto più vicina alle condizioni reali nelle quali vivono gli italiani residenti all’estero.

Da New York a San Francisco parte il confronto

A farsi portavoce del confronto sulla East Coast è Ornella Fado, vicepresidente del Comites di New York e presidente della Commissione Comunicazione ed Eventi, che sta raccogliendo testimonianze e proposte provenienti dai membri dei Comites nel mondo.

Dalla West Coast si è unita all’iniziativa Sara Bianchi Chamberlin, direttore operativo del Comites di San Francisco, mentre la discussione sta coinvolgendo altri rappresentanti delle comunità italiane.

L’obiettivo non è soltanto affrontare i problemi dell’attuale tornata elettorale, ormai vicinissima, ma evitare che le stesse difficoltà si ripetano in futuro.

Tra le soluzioni proposte ci sono una comunicazione più diretta e tempestiva agli iscritti AIRE, tempi più lunghi per raccogliere le sottoscrizioni e missioni consolari anche nelle località più lontane dalle sedi istituzionali, con giorni e orari realmente accessibili ai cittadini.

L’ipotesi di una petizione alla Farnesina

Un altro punto sul tavolo riguarda le modalità con cui autenticare le firme. I rappresentanti delle comunità chiedono di valutare strumenti già utilizzati in precedenti consultazioni, compresa la possibilità di ricorrere a notai o pubblici funzionari locali con la relativa Apostille prevista dalla Convenzione dell’Aia.

Nel 2021, durante l’emergenza Covid, le autorità adottarono misure eccezionali. La domanda che arriva oggi dalle comunità è semplice: perché non studiare anche per il futuro sistemi capaci di agevolare chi vive molto lontano dai Consolati?

Da qui l’idea di preparare una petizione e un documento condiviso da presentare al Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, al CGIE e alle sedi consolari, chiedendo l’apertura di un confronto sulle procedure delle prossime elezioni.

«Non chiediamo privilegi, ma che nessun cittadino venga escluso semplicemente per la distanza o per mancanza di informazioni», spiega Ornella Fado. «Le elezioni Comites devono essere un’opportunità di partecipazione reale per tutti gli italiani nel mondo».

Ed è questo, in fondo, il cuore della questione. I Comites esistono proprio per dare rappresentanza agli italiani che vivono lontano dall’Italia. Il paradosso denunciato dalle comunità è evidente: proprio la distanza che rende necessaria quella rappresentanza rischia di trasformarsi nell’ostacolo che rende più difficile partecipare alla sua elezione.