All’interno di Forza Italia i malumori nei confronti del segretario Antonio Tajani si fanno sempre più palesi. Dopo le frizioni registrate sul tema della legge elettorale, dove la componente femminile del partito guidata da Deborah Bergamini si è opposta al meccanismo delle preferenze contribuendo allo stop della riforma alla Camera, si aggiunge ora uno scontro frontale sulla Pubblica Amministrazione.
In un’intervista al quotidiano Il Foglio, il ministro della PA Paolo Zangrillo ha criticato apertamente la recente campagna anti-burocrazia lanciata dal segretario del partito, lamentando di non essere stato coinvolto nonostante il suo ruolo e rivendicando i dati positivi del Country Report dell’Unione Europea sul miglioramento della percezione della PA in Italia.
La Lega e il nodo Melonellum
Le fibrillazioni in casa azzurra rappresentano un serio grattacapo per la presidente del Consiglio, ma il problema principale all’orizzonte resta la tenuta della Lega. Il nodo centrale riguarda proprio l’approvazione del nuovo sistema elettorale voluto da Fratelli d’Italia.
Con il Carroccio accreditato attorno al 6 per cento nei sondaggi, la componente parlamentare rischia di ridursi drasticamente rispetto ai novantacinque eletti delle ultime politiche. Come evidenziato dal giornalista Matteo Pucciarelli su Repubblica, nel 2022 la Lega ha beneficiato enormemente del sistema maggioritario e dei collegi uninominali. Senza questo meccanismo, le proiezioni indicano una forte contrazione degli scranni parlamentari, rendendo comprensibile la resistenza della frangia nordista guidata dal capogruppo al Senato, Massimiliano Romeo.
Legge elettorale e franchi tiratori
Come riportato da Giulia Merlo su Domani, Palazzo Chigi e la premier puntano a chiudere l’accordo per una modifica che introduca le preferenze e la parità di genere. Tuttavia, le insidie parlamentari rimangono elevate a causa dello scetticismo del fronte femminile di Forza Italia sulle reali garanzie dei capilista e dell’opposizione dei senatori leghisti del Nord, che vedono nella riforma un ostacolo al proprio ritorno in Parlamento.
Il numero dei potenziali franchi tiratori sul cosiddetto Melonellum rischia di crescere notevolmente, trasformando l’approvazione del testo in un passaggio strategico su cui il margine d’errore per la presidente del Consiglio è ridotto al minimo.







