Garlasco, scontro Ricci-Garofano sull’impronta 33. Ma tengono banco le foto scattate in Procura alla vigilia di Natale

Garlasco, parla il generale Garofano e difende la condanna di Stasi

Il caso Garlasco torna a Filorosso e questa volta lo scontro televisivo sull’ormai celebre impronta 33 finisce quasi in secondo piano davanti a quanto emerge dalle carte dell’inchiesta condotta dalla Procura di Brescia. Tre fotografie, un telefono cellulare e una data particolare: 24 dicembre 2016, la vigilia di Natale. Gli scatti risultano effettuati all’interno della Procura e riguardano documenti della nuova indagine che in quei giorni stava riportando Andrea Sempio al centro del delitto di Chiara Poggi.

Prima, però, il confronto tra Ugo Ricci e Luciano Garofano, due posizioni molto diverse sulla possibilità di rileggere oggi gli accertamenti compiuti diciannove anni fa.

Garlasco, Ricci e Garofano si dividono sull’impronta 33

L’impronta 33 venne repertata sul muro delle scale che conducono al seminterrato della villetta di via Pascoli, dove il 13 agosto 2007 venne trovato il corpo di Chiara Poggi.

Ricci sceglie la prudenza: «Quello che sappiamo ci viene detto dalla Procura. Da cittadino ho fiducia nei loro consulenti, non ho competenze da dattiloscopista». Poi, però, introduce un elemento importante sulle analisi effettuate all’epoca: le metodologie utilizzate potevano produrre falsi negativi, quindi un risultato negativo non consentirebbe necessariamente di escludere in assoluto la presenza di sangue.

Garofano difende invece la lettura degli accertamenti originari. Secondo l’ex comandante dei RIS, analizzando l’immagine utilizzata dalla Procura non emergerebbero le caratteristiche necessarie per attribuire valore identificativo alla traccia: «Le 15 minuzie non le troviamo. A oggi quell’impronta non è utile e non è di sangue».

Due interpretazioni contrapposte che soltanto gli accertamenti tecnici e l’eventuale confronto processuale potranno trasformare in qualcosa di diverso da un dibattito tra esperti.

Le tre fotografie scattate in Procura il 24 dicembre 2016

La parte più sorprendente della puntata arriva però quando Filorosso affronta alcuni atti dell’inchiesta della Procura di Brescia.

Al centro compare il carabiniere Pappalardo, interrogato nell’ambito dell’indagine per corruzione. Gli inquirenti gli chiedono dei suoi rapporti con il caso Garlasco e con Andrea Sempio.

La sua risposta appare inizialmente categorica: «Non so chi sia. Mai fatto attività di indagine su Garlasco, ho sempre appreso dalla stampa le notizie, sia ora sia nel 2016. Non ho memoria di essere passato in Procura il 24 dicembre 2016».

Il problema arriva subito dopo.

Agli atti risulterebbero infatti tre fotografie scattate proprio il 24 dicembre 2016 attraverso il telefono personale del militare.

Cosa mostrano le fotografie

Gli scatti non riguarderebbero documenti marginali. La prima fotografia mostrerebbe il conferimento dell’incarico dello studio Giarda alla società SKP, che aveva lavorato sul materiale utilizzato per riaprire la pista Sempio.

Le altre due mostrerebbero invece pagine dei tabulati telefonici del 2007.

Di fronte alle fotografie, Pappalardo non fornisce una ricostruzione certa: «Penso che mi fu chiesto dal Provinciale perché si seguiva molto il caso di Garlasco. Non ricordo se ci fosse Venditti».

Poi aggiunge un particolare significativo: «Non era certamente prassi che io entrassi nel fascicolo di Venditti per fotografare un fascicolo».

Ed è precisamente questa ammissione a trasformare i tre scatti in un elemento sul quale gli investigatori bresciani cercano ora di fare chiarezza.

De Rensis: «Un fatto gravissimo»

A sottolineare il peso della vicenda interviene Antonio De Rensis, legale di Alberto Stasi, che concentra l’attenzione soprattutto sul contesto nel quale avvennero quelle fotografie.

«Noi capiamo cosa vuol dire scattare delle foto alla vigilia di Natale in un fascicolo giovanissimo per omicidio dove dentro c’era la famosa consulenza Linarello?», domanda l’avvocato.

Poi attacca: «Non vorrei sentir parlare di inesperienza, ragazzate, cappellate. Qui c’è un maggiore dei carabinieri che entra in un ufficio del pm a fotografare dei documenti, è gravissimo».

Naturalmente resta da accertare per quale ragione Pappalardo abbia fotografato quei documenti, chi eventualmente glielo abbia chiesto e quale utilizzo sia stato fatto delle immagini. La presenza degli scatti sul telefono non permette, da sola, di rispondere a queste domande.

La consulenza Linarello e il passaggio a Garofano

C’è infine un altro elemento che rende particolarmente interessante la sequenza temporale. Nel fascicolo fotografato si trovava anche la consulenza Linarello, uno dei documenti legati alla riapertura della pista su Andrea Sempio.

E proprio quella consulenza, nello stesso periodo, sarebbe arrivata anche a Luciano Garofano.

Il punto investigativo diventa quindi ricostruire con precisione la circolazione dei documenti in quelle giornate: chi ebbe accesso al fascicolo, perché un militare fotografò alcune pagine con il proprio cellulare personale e a chi fossero destinate quelle immagini.

Il confronto televisivo sull’impronta 33 resta importante. Ma le tre fotografie del 24 dicembre 2016 aprono una questione differente e forse ancora più delicata: non riguarda ciò che accadde nella villetta di Garlasco il 13 agosto 2007, ma come venne gestita la nuova indagine su Andrea Sempio nove anni dopo.

Ed è su questo che, adesso, Brescia cerca risposte.