Laura Ravetto ha finalmente staccato la spina. Dopo settimane trascorse a litigare con gli ex compagni della Lega, la deputata di Futuro Nazionale ha raggiunto Forte dei Marmi insieme alla figlia Clarissa Delfina. Mare, spiaggia e relax, almeno nelle intenzioni. Perché gli addii politici, soprattutto quando precedono le elezioni del 2027, lasciano sempre qualche granello di sabbia nel costume.
«Premesso: io sono una signora, quando mi attaccano non replico mai», ha assicurato Ravetto. Una dichiarazione di principio che non le ha impedito di rispondere a Riccardo Molinari, Susanna Ceccardi e Matteo Salvini. Con eleganza, naturalmente, ma senza rinunciare a lanciare secchiello, paletta e qualche badilata.
Entrata alla Camera con Forza Italia, passata alla Lega nel 2020 e approdata nel maggio 2026 nel partito di Roberto Vannacci, Ravetto ha cambiato tre case politiche senza mai perdere l’orientamento verso Montecitorio. Con ogni trasloco, però, sembrano cambiare anche mobili, amicizie e convinzioni.
Laura Ravetto e i rimpatri: prima un successo, poi «una miseria»
Il capolavoro riguarda l’immigrazione. Quando sedeva nella Lega, Ravetto difendeva davanti alle telecamere i risultati del governo: «I rimpatri sono aumentati, quest’anno sono stati settemila». Una cifra presentata come prova della ritrovata fermezza dell’esecutivo.
Dopo il passaggio a Futuro Nazionale, lo stesso risultato ha perso improvvisamente fascino. «La Lega mi mandava in tv a difendere certe caz…», ha raccontato. Poi il nuovo giudizio: «6.700 rimpatri? Una miseria».
La matematica non sarà un’opinione, ma in politica può cambiare collocazione parlamentare. Prima settemila rimpatri rappresentavano un risultato da rivendicare; oggi 6.700 sono il certificato del fallimento leghista. Mancano trecento persone, oppure è cambiato il partito: ognuno scelga la spiegazione che considera più convincente.
La deputata sostiene insomma di aver difeso pubblicamente posizioni nelle quali non credeva. Una confessione che dovrebbe mettere in difficoltà soprattutto lei, ma Ravetto la usa per colpire la Lega: il trasformismo, quando si accompagna a sufficiente sicurezza, può diventare persino una prova di coerenza retroattiva.
Lo scontro con Molinari e il sospetto sul seggio del 2027
La tensione con Riccardo Molinari è esplosa durante Agorà Estate su Rai 3. Parlando dei video creati con l’intelligenza artificiale che mostrano Vannacci nelle vesti di un antico romano, Ravetto ha ricordato al capogruppo leghista la bambola gonfiabile portata da Salvini su un palco nel 2016.
Molinari ha risposto senza cercare metafore: «Te ne sei andata dalla Lega solo perché pensavi che non saresti stata ricandidata». Ravetto non ha replicato immediatamente in trasmissione, ma in spiaggia sarebbe tornata sull’argomento: «Lui non mi avrebbe ricandidato, già, per fare spazio di nuovo alla sua fidanzata». Il riferimento riguarda Rebecca Frassini, deputata della Lega e compagna di Molinari.
Il nodo del seggio accompagna Ravetto dal momento dell’addio al Carroccio. Gli ex colleghi leggono il passaggio con Vannacci come una polizza sulla ricandidatura del 2027; lei lo presenta come una scelta politica maturata davanti alla linea troppo moderata della Lega. Difficile stabilire dove finisca la convinzione e dove cominci il calcolo. In Parlamento, del resto, le folgorazioni arrivano spesso quando si compilano le liste elettorali.
Da Ceccardi a Salvini, la guerra contro gli ex amici
Anche Susanna Ceccardi ha affrontato Ravetto ricordandole un dettaglio poco secondario: «Siete stati tutti eletti, compreso Vannacci, con la Lega». La deputata vannacciana sosteneva che senza Futuro Nazionale il centrodestra consegnerà la vittoria alla sinistra; l’europarlamentare leghista l’ha accusata di «rigirare la frittata».
«Siete voi leghisti che rompete le uova», ha risposto Ravetto. Il dibattito sulle strategie del centrodestra ha così raggiunto la profondità politica di una padella, ma almeno ha prodotto una battuta pronta per i social.
Nel mirino è finito anche Matteo Salvini. Bloccata il 24 giugno su un treno diretto a Eurodisney con otto ore di ritardo, Ravetto ha ringraziato ironicamente il ministro dei Trasporti: «Grazie Matteo!». Un tempo lo difendeva come leader, oggi gli manda saluti dai binari. Anche i rapporti politici, come i treni, possono accumulare ritardi e cambiare destinazione.
Ravetto sostiene che nella Lega siano irritati soprattutto perché avrebbero perso la loro combattente televisiva migliore: «Non hanno più nessuna come me da mandare in tv». Potrebbe avere ragione. Non tutti, infatti, riescono a difendere una posizione, abbandonarla e infine attaccare chi gliel’aveva affidata con la stessa disinvoltura.
Ora la deputata cerca tranquillità a Forte dei Marmi, mentre continua a combattere con persone che fino a tre mesi fa chiamava amici. Dopo Forza Italia e Lega, la nuova destinazione è Futuro Nazionale. Almeno fino alla prossima fermata: con Laura Ravetto, più che il generale Vannacci, conviene seguire il tabellone delle partenze.







