Nel delitto di Garlasco entra ora anche il terreno più delicato: quello della personalità di Andrea Sempio. La Procura di Pavia ha affidato a uno psichiatra una delle ultime consulenze della nuova inchiesta sull’omicidio di Chiara Poggi, chiedendo un’analisi personologica dell’unico indagato. Ma la difesa alza subito un muro e contesta in particolare qualsiasi ipotesi di pericolosità sociale.
Armando Palmegiani, consulente del pool che assiste Sempio, pone una domanda destinata a diventare centrale nello scontro tra le parti: come si può sostenere oggi la pericolosità di un uomo che, nei diciannove anni trascorsi dal delitto, non avrebbe mai avuto problemi con la giustizia? «Sono passati 19 anni e mi sembra che Sempio si sia sempre comportato in maniera corretta, mai un problema con la giustizia», ha spiegato intervenendo a Morning News.
Garlasco, la consulenza psichiatrica su Andrea Sempio
La nuova consulenza rientra nel pacchetto degli ultimi approfondimenti richiesti dalla Procura di Pavia prima delle decisioni sul futuro dell’inchiesta. Secondo quanto riferito dalla difesa, lo specialista dovrà rispondere a tre quesiti e valutare anche la capacità di Sempio di affrontare un eventuale dibattimento.
È importante separare i piani. Un’analisi personologica non costituisce una prova dell’omicidio e non può stabilire da sola se una persona abbia commesso un delitto diciannove anni prima. Può invece fornire elementi sulle condizioni psichiche attuali, sulla capacità processuale e, qualora il quesito lo richieda, su eventuali caratteristiche rilevanti sotto il profilo criminologico.
Proprio per questo il pool difensivo guarda con estrema cautela all’accertamento. La preoccupazione è che valutazioni sulla personalità finiscano per assumere un peso superiore a quello che possono realmente avere nella ricostruzione di un fatto storico.
«Mai un problema con la giustizia»: il punto della difesa
Palmegiani concentra l’attenzione sull’arco temporale trascorso dal 13 agosto 2007. Sempio aveva circa vent’anni quando Chiara Poggi venne uccisa. Oggi ne ha quasi quaranta e, secondo il consulente, non avrebbe manifestato in tutto questo periodo comportamenti capaci di sostenere l’immagine di un soggetto socialmente pericoloso.
La difesa utilizzerà inevitabilmente questo dato per contestare qualsiasi conclusione che colleghi il profilo attuale di Sempio a una presunta propensione alla violenza. Dal punto di vista giuridico, inoltre, la pericolosità sociale riguarda la probabilità che una persona commetta nuovi reati. Non coincide quindi con il giudizio sulla responsabilità per il reato per cui si procede.
È una distinzione fondamentale nel caso Garlasco. Anche un’eventuale valutazione negativa della personalità non potrebbe dimostrare che Sempio abbia ucciso Chiara. Allo stesso modo, l’assenza di pericolosità attuale non dimostrerebbe automaticamente la sua estraneità al delitto.
Il nodo delle scarpe torna contro l’accusa
Parallelamente all’analisi personologica continua lo scontro sulle impronte di calzature trovate nella villetta di via Pascoli. Palmegiani sostiene che la scarpa con suola “a pallini” che lasciò le tracce ematiche attribuite all’assassino non sarebbe compatibile con il piede di Andrea Sempio. La difesa insiste soprattutto sulla larghezza e sulla conformazione del piede, non soltanto sulla lunghezza.
Il problema diventa molto concreto: se una calzatura non può fisicamente contenere il piede dell’indagato, l’attribuzione di quelle impronte diventerebbe difficilmente sostenibile.
Anche in questo caso, però, serviranno valutazioni ufficiali e comparazioni tecniche. Una traccia parziale può cambiare dimensioni in base alla pressione esercitata, alla posizione del piede, alla quantità di sangue e al tipo di superficie. Accusa e difesa stanno infatti producendo interpretazioni opposte proprio su questi parametri.
Dna sotto le unghie, la difesa insiste sulla contaminazione
L’altro grande fronte resta il materiale genetico recuperato sotto le unghie di Chiara Poggi. La nuova indagine ha riaperto il tema della compatibilità di alcune componenti del Dna con la linea genetica paterna di Andrea Sempio. Ma la difesa sostiene che l’eventuale presenza possa avere una spiegazione alternativa: la contaminazione indiretta.
Sempio frequentava casa Poggi perché era molto amico di Marco, il fratello di Chiara. Secondo il pool difensivo, materiale biologico riferibile a lui avrebbe quindi potuto arrivare sulla vittima attraverso oggetti, superfici o contatti intermedi senza implicare la sua presenza durante l’omicidio.
Palmegiani sottolinea inoltre che la questione genetica ha già formato oggetto dell’incidente probatorio e si domanda quale ulteriore significato possano assumere oggi nuove elaborazioni sugli stessi campioni.
La personalità non può diventare una scorciatoia
La consulenza psichiatrica rischia così di trasformarsi in uno dei terreni più controversi dell’ultima fase dell’inchiesta. Il problema non sta nel legittimo approfondimento disposto dalla Procura, ma nel valore che gli verrà attribuito. In un caso costruito principalmente su elementi scientifici e sulla rilettura di tracce raccolte diciannove anni fa, il profilo psicologico non può sostituire il necessario collegamento tra l’indagato e la scena del crimine.
È esattamente su questo punto che la difesa prepara la propria opposizione. Per Sempio restano aperte le questioni delle impronte, del Dna, della celebre impronta 33 e degli altri elementi raccolti dai magistrati. La valutazione personologica potrà aggiungere un tassello, ma non potrà trasformare una caratteristica psicologica in una prova materiale.
E la linea di Palmegiani è già chiara: se la Procura intende sostenere che Andrea Sempio rappresenti ancora oggi un soggetto socialmente pericoloso, dovrà spiegare come conciliare questa ipotesi con diciannove anni trascorsi senza contestazioni di nuovi reati o comportamenti violenti.







