Norvegia, il figlio della principessa Mette-Marit ai domiciliari d’oro: piscina e parco dopo la condanna per stupro

Marius Borg Høiby

Dal carcere alla tenuta reale, con piscina, parco e barbecue compresi nel raggio consentito dal braccialetto elettronico. Marius Borg Høiby, figlio ventinovenne della principessa ereditaria norvegese Mette-Marit, ha ottenuto di trascorrere a Skaugum la custodia cautelare in attesa dell’appello contro la condanna a quattro anni di reclusione.

In Norvegia la decisione ha immediatamente scatenato le polemiche. Il settimanale Se og Hør parla apertamente di «arresti domiciliari di lusso» e chiede se il figlio della futura regina riceva un trattamento diverso da quello riservato a qualsiasi altro condannato. La Direzione del sistema carcerario nega l’esistenza di regole speciali, ma non entra nel merito del singolo caso per ragioni di riservatezza.

Una precisazione resta fondamentale: Høiby non sta scontando definitivamente la pena nella villa. Ha impugnato la sentenza e il verdetto non è ancora passato in giudicato. Dopo diversi mesi di carcere preventivo, il tribunale gli ha consentito di proseguire per quattro settimane la custodia a Skaugum sotto controllo elettronico.

Marius Borg Høiby, dal carcere alla tenuta dei principi

Il tribunale distrettuale di Oslo ha condannato Høiby il 15 giugno 2026 a quattro anni di carcere. I giudici lo hanno riconosciuto colpevole di 34 dei 40 capi d’imputazione contestati, compresi due stupri, la violenza domestica contro un’ex compagna, aggressioni, possesso di droga e altri reati. Lo hanno invece assolto da altre due accuse di stupro. Il ventinovenne nega gli addebiti più gravi e ha presentato appello.

Høiby si trovava in custodia cautelare dal 1° febbraio. Davanti al giudice aveva descritto le proprie condizioni di detenzione, spiegando di soffrire per l’isolamento e per l’assenza di contatti umani. Separato dagli altri detenuti, trascorreva gran parte delle giornate davanti alla televisione.

Il tribunale non lo ha liberato, ma gli ha permesso di trasferirsi in un appartamento vicino alla residenza di Haakon e Mette-Marit, all’interno della grande proprietà reale di Skaugum, ad Asker. L’autorizzazione valeva inizialmente fino al 10 agosto, ma la polizia di Oslo ha chiesto di prolungarla per altre quattro settimane, sostenendo che non sia ancora venuto meno il rischio di reiterazione dei reati. Una nuova udienza dovrà decidere il suo destino.

Piscina, parco e barbecue nel raggio dei domiciliari

Secondo la stampa norvegese, il braccialetto elettronico consente a Høiby di muoversi entro cento metri dall’appartamento. Un perimetro che, grazie alle dimensioni e alle caratteristiche di Skaugum, comprenderebbe una parte del parco, la piscina e la terrazza attrezzata con barbecue. Il figlio di Mette-Marit potrebbe inoltre raggiungere la residenza principale dei principi ereditari.

Da qui l’accusa di trattamento privilegiato. Per un normale detenuto cento metri possono significare un cortile o pochi passi intorno a un’abitazione; nella tenuta reale diventano prati, alberi, piscina e spazi protetti dagli sguardi esterni.

La Direzione del sistema carcerario ha spiegato che non esiste una dimensione prestabilita per l’area sottoposta al controllo elettronico. Il perimetro dipende dalle caratteristiche del luogo, dalle esigenze pratiche e dalle valutazioni di sicurezza. Una risposta formalmente valida, che tuttavia non ha spento la polemica sull’evidente differenza tra Skaugum e un comune appartamento.

Høiby può lasciare l’area autorizzata soltanto per sottoporsi a trattamenti medici o per visite familiari concordate. Resta quindi soggetto a limitazioni e controlli, anche se lo scenario nel quale li affronta somiglia poco all’immagine tradizionale degli arresti domiciliari.

Lo stupro contestato proprio nella residenza reale

A rendere ancora più esplosiva la vicenda contribuisce un dettaglio emerso durante il processo: uno dei due stupri per i quali Høiby ha ricevuto la condanna sarebbe avvenuto proprio a Skaugum. La tenuta che oggi lo accoglie sotto controllo elettronico compare quindi anche tra i luoghi al centro del procedimento giudiziario.

Il processo ha travolto l’immagine della monarchia norvegese, portando nelle aule giudiziarie racconti di dipendenza da alcol e droghe, violenze, relazioni tormentate e filmati intimi realizzati senza consenso. Høiby è nato da una precedente relazione di Mette-Marit, non possiede titoli reali e non appartiene alla linea di successione al trono. È però cresciuto accanto al principe Haakon e ai figli della coppia, dentro la famiglia destinata a guidare il Paese.

La Casa reale ha mantenuto un profilo prudente, ribadendo il rispetto per le vittime e per il lavoro della magistratura. Ora, però, l’immagine di Høiby che attende l’appello nella proprietà dei principi alimenta un interrogativo inevitabile: la giustizia norvegese gli ha applicato una misura ordinaria in un luogo straordinario oppure il suo legame con la monarchia gli ha garantito condizioni irraggiungibili per qualsiasi altro detenuto?