Germania, la beffa sui migranti per Meloni: Berlino rispedirà in Italia i richiedenti asilo arrivati sulle nostre coste

Giorgia Meloni chiude le porte ai migranti arrivati in Spagna e la Germania si prepara a riaprire quelle dell’Italia. Nel pieno della guerra diplomatica con Madrid sulla crisi di Ceuta, da Berlino arriva una notizia capace di trasformare la linea dura del governo in un boomerang: i richiedenti asilo sbarcati e registrati nel nostro Paese, ma successivamente trasferitisi in territorio tedesco, dovranno essere riportati in Italia.

Non si tratta tecnicamente di espulsioni verso il Paese d’origine, ma di trasferimenti europei. La sostanza politica, però, cambia poco: persone che avevano lasciato l’Italia per raggiungere la Germania potrebbero tornare nelle strutture italiane, perché Roma resta responsabile dell’esame delle loro domande d’asilo.

Berlino non presenta la decisione come una rappresaglia. La definisce una conseguenza inevitabile del nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, pienamente applicabile dal 12 giugno 2026. «Il funzionamento del sistema di Dublino è una condizione imprescindibile» per il successo del nuovo sistema comune, ha spiegato all’Ansa un portavoce del ministero dell’Interno tedesco. Traduzione dal burocratese: preparatevi a riprenderli.

La Germania riporta i richiedenti asilo in Italia

Le regole europee attribuiscono la responsabilità della domanda d’asilo, nella maggior parte dei casi, al Paese di primo ingresso. Per chi raggiunge l’Europa attraversando il Mediterraneo centrale, quel Paese è spesso l’Italia. Se il richiedente prosegue verso la Germania, Berlino può quindi chiedere a Roma di riprenderlo.

Il governo Meloni aveva però sospeso unilateralmente le riammissioni alla fine del 2022, denunciando la mancanza di posti nelle strutture di accoglienza. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito nel marzo 2026 che uno Stato non può liberarsi delle proprie responsabilità con una semplice comunicazione unilaterale.

Adesso la Germania considera conclusa la lunga pausa e pretende che i trasferimenti ripartano. Non tutti i migranti arrivati in Italia potranno naturalmente essere rispediti indietro: serviranno identificazione, registrazione e verifica della responsabilità italiana per ciascun caso. Parlare fin d’ora di centinaia di migliaia di ritorni sarebbe quindi scorretto. La platea potenziale, tuttavia, resta significativa.

Il conto degli sbarchi durante il governo Meloni

Dall’insediamento del governo Meloni sono sbarcate in Italia oltre 340mila persone. Il totale comprende il record del 2023, quando gli arrivi raggiunsero quota 157.651, e i circa 66mila registrati sia nel 2024 sia nel 2025, ai quali vanno aggiunti gli ultimi mesi del 2022 e gli sbarchi del 2026. I dati ufficiali vengono aggiornati dal ministero dell’Interno.

Una parte dei nuovi arrivati ha lasciato rapidamente il nostro Paese per raggiungere parenti, comunità o migliori opportunità nel Nord Europa. Questo movimento secondario ha alleggerito di fatto il sistema italiano. Ora Berlino vuole interromperlo e restituire a Roma le pratiche delle quali considera responsabili le autorità italiane.

È il paradosso definitivo della propaganda sui porti chiusi: il governo rivendica il calo più recente degli sbarchi, ma rischia di ricevere via terra e in aereo chi era già arrivato via mare e poi se n’era andato.

Meloni chiude con la Spagna, Berlino apre la porta dell’Italia

La decisione tedesca arriva nel momento peggiore. Dopo l’arrivo di decine di migliaia di persone a Ceuta, l’Italia ha reintrodotto i controlli sui collegamenti con la Spagna. Madrid ha risposto con verifiche sui viaggiatori provenienti dal nostro Paese, facendo precipitare i rapporti tra Meloni e Pedro Sánchez.

Più che una completa «sospensione del trattato», si tratta della temporanea reintroduzione dei controlli alle frontiere interne prevista dalle regole di Schengen. Ma sul piano politico lo scontro è ormai aperto: Roma accusa Madrid di aver favorito l’immigrazione irregolare, mentre il governo spagnolo ricorda che l’Italia rappresenta da anni una delle principali porte d’ingresso dell’Unione.

Ed è proprio qui che il castello comunicativo di Palazzo Chigi comincia a scricchiolare. Meloni pretende che la Spagna trattenga chi entra da Ceuta, ma non può contestare alla Germania lo stesso principio quando riguarda chi è sbarcato in Italia. Le regole europee diventano scomode appena smettono di colpire gli altri.

La premier aveva promesso il blocco navale. Dopo quasi quattro anni si ritrova invece stretta tra Madrid, che le restituisce i controlli di frontiera, e Berlino, che vuole restituirle i richiedenti asilo. Altro che difesa dei confini: l’Italia rischia di diventare il grande ufficio resi della politica migratoria europea.