Legge elettorale, la destra prepara il blitz e Meloni rischia la trappola delle preferenze: Tajani può far saltare tutto

Antonio Tajani con Giorgia Meloni

La guerriglia sulla legge elettorale è pronta a esplodere. Non sarà uno scontro ordinato, da manuale parlamentare, ma una partita sporca di tattica, sospetti, blitz e controblitz. Al centro c’è il nodo più velenoso di tutti: le preferenze. Un dettaglio tecnico solo in apparenza, perché in realtà è il punto in cui la maggioranza rischia di dividersi davvero, con Fratelli d’Italia costretta a difendere ciò che formalmente sostiene, Forza Italia pronta a mettersi di traverso e la Lega chiamata a scegliere se seguire Giorgia Meloni o non lasciare troppo spazio agli azzurri.

La scintilla arriva da una “soffiata” finita nei piani alti del melonismo. Secondo la ricostruzione circolata nella maggioranza, il campo largo starebbe preparando una mossa chirurgica: votare in commissione a favore di un emendamento sulle preferenze che Fratelli d’Italia sarebbe quasi obbligata a presentare, dopo gli impegni pubblici assunti da Meloni. Una trappola perfetta, almeno sulla carta. Perché in commissione il voto è palese e nessuno potrebbe nascondersi.

La trappola delle preferenze che spaventa il centrodestra

Il problema è tutto qui. Se Fratelli d’Italia presentasse un emendamento sulle preferenze, i meloniani dovrebbero votarlo. La Lega, con ogni probabilità, farebbe lo stesso. A quel punto, con il sostegno del Pd e di altri pezzi dell’opposizione, le preferenze potrebbero passare anche senza Forza Italia. Sarebbe un terremoto politico. Antonio Tajani si troverebbe davanti a una riforma cambiata contro la linea degli azzurri e potrebbe decidere di far saltare tutto.

È il paradosso che agita la maggioranza: Fratelli d’Italia sostiene ufficialmente le preferenze, ma non sembra davvero intenzionata a trasformarle nel cuore della nuova legge elettorale. Forza Italia, invece, guarda con enorme diffidenza a un sistema che ridurrebbe il peso delle liste bloccate e aprirebbe una competizione interna molto più dura. La Lega resta nel mezzo, interessata a non farsi schiacciare né da Meloni né da Tajani.

Il blitz sul nuovo testo base per saltare gli emendamenti

Per evitare l’imboscata, il centrodestra starebbe studiando una contromossa: non modificare l’attuale proposta con singoli emendamenti, ma sostituirla direttamente con un nuovo testo base. Una mossa che permetterebbe di recepire soltanto le modifiche su cui la maggioranza ha già trovato un accordo, dall’aumento della soglia per il premio al 42% fino all’abolizione del ballottaggio, lasciando fuori proprio il nodo delle preferenze.

La scelta non sarebbe solo tecnica. Sarebbe politica. Con un nuovo testo base, la maggioranza potrebbe evitare il voto sugli emendamenti in commissione e mandare la legge in Aula senza mandato al relatore. Tradotto: meno rischi di trappole, meno voti palesi, meno possibilità per l’opposizione di infilarsi nelle contraddizioni del centrodestra. Ma anche una prova di forza che la sinistra è pronta a denunciare come un blitz per blindare la riforma ed evitare il confronto vero.

Meloni vuole correre, Tajani frena e il voto segreto diventa decisivo

La fretta dei meloniani racconta molto. Fratelli d’Italia vuole tagliare i tempi e portare la partita dove il terreno diventa più favorevole: l’Aula. Lì il regolamento consente il voto segreto e il voto segreto, in una materia così delicata, può diventare il vero salvagente della maggioranza. Consentirebbe ai partiti di governo di bocciare eventuali emendamenti sulle preferenze senza lasciare impronte digitali troppo visibili.

È proprio questo il punto più delicato. In commissione la maggioranza rischierebbe di spaccarsi alla luce del sole. In Aula, invece, potrebbe far cadere le preferenze nel segreto dell’urna parlamentare, evitando lo strappo frontale con Forza Italia e salvando almeno formalmente l’unità della coalizione. Una soluzione comoda, ma anche politicamente esplosiva, perché mostrerebbe tutta la distanza tra gli annunci pubblici e le convenienze reali dei partiti.

Fratelli d’Italia sta provando a convincere gli azzurri ad accettare un compromesso: capilista bloccati e preferenze per tutti gli altri candidati. Una formula che permetterebbe a Meloni di dire di aver mantenuto l’impegno, lasciando però ai partiti un margine di controllo sulle candidature principali. Ma da ambienti berlusconiani filtra scetticismo. Tajani difficilmente accetterà una soluzione che rischia di mettere Forza Italia in difficoltà proprio nel momento in cui il partito vuole difendere il suo peso dentro la coalizione.

La legge elettorale, così, diventa molto più di una riforma. È il banco di prova dei rapporti di forza nel centrodestra. Meloni vuole chiudere la partita, Salvini osserva e misura il vantaggio possibile, Tajani difende lo spazio politico azzurro. L’opposizione, intanto, prepara l’assalto sul punto più fragile. Le preferenze sono la miccia. Il resto è già polvere da sparo.