Le opposizioni scelgono il voto segreto per tentare di fermare il Melonellum e far emergere le divisioni nella maggioranza. Dopo una giornata di riunioni e contatti tra i vertici dei partiti, Pd, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra hanno accantonato l’ipotesi dell’Aventino e deciso di affrontare il centrodestra direttamente nell’aula della Camera.
Il centrosinistra considera la nuova legge elettorale «irricevibile» e contesta soprattutto il premio di maggioranza. Secondo le opposizioni, il meccanismo permetterebbe alla coalizione vincente di raggiungere una forza parlamentare sufficiente per eleggere da sola il presidente della Repubblica e, di conseguenza, influire anche sulla nomina dei giudici costituzionali. I gruppi di minoranza ritengono inoltre che la maggioranza abbia costruito il testo per impedire modifiche sostanziali. Per questo puntano a respingerlo nel suo complesso, ma preparano anche una strategia parlamentare capace di sfruttare ogni possibile crepa nel centrodestra.
Voti segreti per dividere la maggioranza
I capigruppo di Pd, M5S e Avs in commissione Affari costituzionali hanno definito la linea durante un primo vertice. «Per noi è irricevibile», hanno concordato i rappresentanti delle opposizioni. Filiberto Zaratti, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha annunciato una battaglia senza compromessi: «Faremo una battaglia senza sconti, a viso aperto, punto su punto».
La minoranza intende chiedere numerosi voti segreti sugli emendamenti che riguardano diritti, libertà e principi costituzionali. L’obiettivo consiste nel sottrarre alcuni voti al centrodestra e portare allo scoperto i parlamentari della maggioranza contrari a singole parti della riforma. Le opposizioni sperano così di amputare il testo con l’appoggio dei franchi tiratori. La strategia potrà cambiare durante il dibattito, in base all’andamento delle votazioni e alle reazioni dei gruppi parlamentari.
Pd, M5S e Avs voteranno insieme tutti gli emendamenti presentati dagli alleati, indipendentemente dalle differenze di merito. Allo stesso tempo, respingeranno le proposte del centrodestra. Questa disciplina comune punta a rafforzare l’immagine di un fronte compatto contro la riforma.
Le divisioni sulle preferenze
L’unità tattica non cancella però le distanze politiche. Il nodo principale riguarda le preferenze, sulle quali il campo largo non ha ancora trovato una posizione condivisa. Il Movimento 5 Stelle e Italia Viva sostengono la reintroduzione delle preferenze e hanno depositato due proposte distinte. Il M5S contesta in particolare i capilista bloccati e accusa la maggioranza di voler limitare la possibilità degli elettori di scegliere direttamente i propri rappresentanti.
«Pur portando avanti una battaglia comune, bisogna smascherare il centrodestra che prova a truffare gli italiani con i capilista bloccati», hanno spiegato i Cinquestelle. Il Partito democratico mantiene invece una posizione più articolata. Il presidente Stefano Bonaccini appoggia le preferenze, mentre la vicepresidente Chiara Gribaudo ha firmato un appello bipartisan contrario alla loro reintroduzione. Secondo i firmatari, il sistema rischierebbe di penalizzare la rappresentanza femminile.
Alleanza Verdi e Sinistra si oppone con decisione alle preferenze e propone un modello vicino al Provincellum: un sistema proporzionale puro con collegi uninominali. Più Europa guarda invece al Mattarellum, che affiancava una forte componente maggioritaria a una quota proporzionale.
La fuga in avanti del Movimento 5 Stelle
La decisione del Movimento 5 Stelle di presentare un proprio emendamento sulle preferenze ha irritato gli alleati. I Cinquestelle hanno depositato anche proposte contro l’indicazione del candidato premier nel programma e per ridurre il premio di maggioranza. Gli altri partiti avrebbero preferito lasciare al centrodestra l’intera responsabilità di modificare una legge elaborata e approvata in commissione senza il contributo delle opposizioni. La mossa del M5S ha invece aperto un confronto interno al campo progressista proprio alla vigilia della battaglia d’aula.
Chiara Appendino ha ribadito la posizione del Movimento: «Il Movimento è storicamente per il proporzionale e per le preferenze. Noi saremo in aula a lottare contro questo obbrobrio voluto da Giorgia Meloni». Le opposizioni proveranno quindi a tenere insieme due obiettivi: contrastare il Melonellum e impedire che le differenze interne indeboliscano il fronte parlamentare. Il voto segreto rappresenta la leva principale della strategia, ma il risultato dipenderà dalla presenza effettiva di dissidenti nelle file della maggioranza.







