Meloni a Bari, il sindaco Leccese la accoglie ricordando la Vlora: «Questo porto abbracciò migliaia di disperati in cerca di futuro»

Il sindaco di Bari Leccese accoglie Giorgia Meloni all’aeroporto

«Cara Giorgia, benvenuta a Bari». Comincia con un saluto personale e istituzionale la lettera che Vito Leccese, sindaco del capoluogo pugliese, indirizza a Giorgia Meloni nel giorno in cui la presidente del Consiglio arriva in città per celebrare il record di durata del suo governo. Ma dietro il benvenuto c’è molto di più: il primo cittadino rivendica l’identità politica e culturale di Bari e sceglie un’immagine destinata inevitabilmente a pesare nel confronto con la premier. Quella della nave Vlora e delle migliaia di albanesi che nell’agosto del 1991 sbarcarono proprio nel porto barese.

Leccese non nasconde le distanze. Anzi, le mette immediatamente sul tavolo: «Le nostre storie personali e ideologiche sono diverse, molto diverse». Allo stesso tempo riconosce alla presenza della presidente del Consiglio il valore istituzionale che le compete e considera la scelta di Bari una conferma della centralità conquistata dalla città.

È da qui che parte un messaggio politico costruito attorno a una parola: accoglienza.

Leccese a Meloni: «Bari non ha costruito la sua forza sulla paura»

Il sindaco descrive Bari come «una città di mare e di confine, proiettata nel futuro», impegnata nelle candidature a Capitale italiana del mare e Capitale europea del commercio. E per raccontarne la vocazione sceglie anche un riferimento che appartiene alla storia della destra italiana: Pinuccio Tatarella, che immaginava Bari come una grande capitale levantina affacciata sul Mediterraneo.

Il passaggio più politico arriva subito dopo. Secondo Leccese, Bari avrebbe costruito la propria forza «non sulla chiusura o sulla paura», bensì sulla capacità di governare le complessità e di fare convivere culture, sensibilità e visioni anche molto lontane.

Una formulazione che, nel giorno della visita di Meloni, assume inevitabilmente un significato che va oltre l’amministrazione cittadina. L’immigrazione è stata uno dei terreni centrali dell’azione e della comunicazione politica del governo e il sindaco sceglie proprio l’identità di una città portuale per ricordare alla premier un’altra possibile lettura del Mediterraneo.

Da avversari politici alla comune militanza

Nella lettera c’è però anche un riconoscimento personale alla presidente del Consiglio. Leccese individua infatti un elemento comune nelle loro biografie politiche: la militanza.

Entrambi, scrive, sono cresciuti nelle sezioni e nelle piazze, hanno attaccato manifesti e cercato consenso quando le rispettive idee erano lontane dalle stanze del potere. Una politica che il sindaco contrappone implicitamente alla stagione dominata dalla comunicazione digitale: allora, sostiene, esisteva la consapevolezza che la politica fosse «passione organizzata, e non propaganda o effimera comunicazione digitale».

Il riconoscimento non cancella quella che Leccese definisce una «alternativa politica e culturale radicale», ma serve a stabilire il terreno sul quale dovrebbe svolgersi il confronto: avversari, anche durissimi, senza trasformarsi necessariamente in nemici.

Bari tra sostenitori, contestatori e Falestin festival

La giornata barese si annuncia particolarmente affollata. Ci saranno i sostenitori arrivati per ascoltare Meloni e coloro che manifesteranno il proprio dissenso, ma anche migliaia di persone presenti per un concerto, gli atleti di ritorno dopo i Giochi del Mediterraneo e i partecipanti al Falestin festival, con iniziative dedicate alla cultura e al dialogo palestinese.

Per Leccese questa sovrapposizione non rappresenta un problema di ordine pubblico, bensì «l’essenza stessa della democrazia».

Prefettura, forze dell’ordine e amministrazione hanno lavorato perché gli appuntamenti possano convivere senza incidenti. Il sindaco lancia però un messaggio anche a chi intende contestare la presidente del Consiglio: il dissenso, scrive, deve vivere «di idee e di rispetto, mai di provocazioni».

L’accoglienza, secondo il primo cittadino, acquista valore proprio quando riguarda qualcuno che sostiene idee opposte alle proprie. Ospitare chi la pensa allo stesso modo sarebbe troppo facile; la prova della maturità democratica arriva quando una comunità riesce a garantire spazio e rispetto anche all’avversario.

Il richiamo alla Vlora: «Quel mare per noi non ha mai diviso»

È nella parte finale della lettera che Leccese utilizza l’immagine politicamente più forte. Meloni sarà nel porto di Bari, ricorda il sindaco, sulle stesse banchine che nell’agosto 1991 videro arrivare la Vlora, la nave partita dall’Albania e diventata una delle immagini simbolo della grande ondata migratoria seguita al crollo del regime comunista.

Migliaia di persone ammassate sul mercantile raggiunsero Bari cercando una possibilità di vita diversa. Leccese ricorda una città che allora si strinse attorno a quella «umanità» arrivata dal mare e interpretò «quel bisogno di futuro» proveniente da un Mediterraneo che, nella storia barese, «non ha mai diviso, ma sempre unito».

È questa la città che il sindaco vuole presentare oggi alla premier. Una Bari che accoglie Giorgia Meloni senza nascondere le proprie convinzioni e senza rinunciare al dissenso.

Il messaggio conclusivo è rivolto tanto alla presidente del Consiglio quanto alla città: il pluralismo non è una debolezza delle istituzioni, ma una dimostrazione della loro forza. E così, nel giorno in cui Meloni arriva a Bari per celebrare la longevità del proprio governo, ad aspettarla sul porto c’è anche il ricordo di una nave carica di migranti arrivata 35 anni fa dall’altra parte dell’Adriatico.