Dopo la delusione del summit Ue a Cipro, Giorgia Meloni prova a tenere il punto. La linea ufficiale del governo resta quella di chiedere all’Europa un cambio di passo sul patto di stabilità, alla luce della crisi in Medio Oriente e delle ricadute economiche che iniziano a pesare anche sull’Italia. La maggioranza di centrodestra intende formalizzare la richiesta giovedì alla Camera, durante il voto sulle risoluzioni legate al Dfp, il Documento di finanza pubblica.
Il messaggio politico è chiaro: l’Italia vuole più margini di spesa, più flessibilità e meno vincoli nel momento in cui energia, carburanti, sicurezza e instabilità internazionale rischiano di aggravare un quadro economico già fragile. Il ministero dell’Economia guidato da Giancarlo Giorgetti sta lavorando alla parte tecnica, mentre i partiti della maggioranza preparano la cornice politica della richiesta.
Patto di stabilità, il governo Meloni chiede più flessibilità all’Ue
Ai piani alti di Fratelli d’Italia viene considerata “molto probabile” la reiterazione della richiesta: sospendere o alleggerire i vincoli del patto di stabilità per consentire agli Stati membri di intervenire con più forza contro gli effetti della crisi. Ma a Bruxelles, almeno per ora, la porta resta quasi chiusa.
Ursula von der Leyen ha escluso una sospensione generalizzata del patto per tutta l’Unione europea. Una risposta che ha raffreddato le aspettative italiane e spinto il governo a studiare strade alternative. Tra queste c’è la cosiddetta clausola di salvaguardia nazionale, una delle novità introdotte dalla riforma del patto di stabilità approvata nel 2024.
Clausola di salvaguardia nazionale: il piano B del governo
In un documento interno di Fratelli d’Italia, la clausola viene indicata come uno degli strumenti più importanti a disposizione dei singoli Stati. In concreto, permetterebbe a un Paese di deviare temporaneamente dal percorso concordato di riduzione del deficit e del debito, spendendo più di quanto previsto nei propri piani, in presenza di situazioni eccezionali.
I margini teorici sarebbero rilevanti: si parla di uno sforamento fino all’1,5% distribuito su più anni, fino a un massimo di quattro. Ma il punto decisivo è politico prima ancora che tecnico. Non basta la richiesta italiana. Serve il via libera europeo. La Commissione dovrebbe valutare se le condizioni siano rispettate, dare parere positivo e poi proporre l’attivazione al Consiglio.
Ed è proprio qui che il governo vede l’ostacolo più alto. Nell’esecutivo sono in pochi a credere che Bruxelles possa davvero concedere anche questa forma di flessibilità. Il timore è che il commissario all’Economia, Valdis Dombrovskis, possa mettersi di traverso, rendendo complicata una partita già delicata.
Caro-carburante, coperture e scontro con l’opposizione
Intanto il governo deve fare i conti con le urgenze interne. La priorità immediata è il caro-carburante. Nel Consiglio dei ministri di martedì l’esecutivo punta a rinnovare gli aiuti per contenere l’impatto dei prezzi, ma il ministero dell’Economia è ancora al lavoro sulle coperture. I soldi servono subito, mentre i margini restano stretti.
Se dall’Europa non arriveranno aperture, il governo potrebbe decidere di muoversi da solo. Uno scostamento di bilancio viene considerato molto probabile, anche se limitato: si ragiona intorno allo 0,2%. Una cifra contenuta, ma politicamente significativa, perché confermerebbe la difficoltà dell’Italia a restare dentro i binari europei senza rinunciare agli interventi più urgenti.
Patto di stabilità, Meloni sfida l’Ue
Nel frattempo l’opposizione prova a infilarsi nelle crepe della strategia governativa. Giuseppe Conte attacca l’esecutivo proprio sul fronte dei conti pubblici, accusandolo di avere sottoscritto in Europa impegni pesanti, dal patto di stabilità alla spesa per le armi. Per il leader del Movimento 5 Stelle, il governo avrebbe stretto accordi che ora riducono gli spazi per aiutare famiglie e imprese.
La partita, dunque, resta aperta su più tavoli: Parlamento, Bruxelles, ministero dell’Economia e confronto politico interno. Meloni vuole mostrare di non arretrare davanti all’Ue, ma sa che la richiesta italiana rischia di scontrarsi con un muro. E se il muro resterà in piedi, il governo dovrà scegliere se limitarsi alla protesta o prendersi la responsabilità di forzare i conti.







