Il giallo della docuserie su Gratteri sparita da Disney+: «Centinaia di persone si sono abbonate e ora non la trovano più»

Nicola Gratteri

La docuserie su Nicola Gratteri sparisce da Disney+ e il caso finisce in televisione. A sollevare il tema è stata Lilli Gruber durante Otto e mezzo, chiedendo direttamente al procuratore di Napoli cosa sia accaduto a World Wide Mafia, il documentario in quattro episodi dedicato alla sua attività contro la criminalità organizzata.

La serie, disponibile dal 20 maggio su Disney+ in Italia e a livello internazionale e su Hulu negli Stati Uniti, è scomparsa dalla piattaforma dopo circa due settimane, alimentando interrogativi, sospetti e inevitabili dietrologie. Il motivo, almeno secondo quanto riferito dall’assistenza Disney+, sarebbe molto meno romanzesco di quanto qualcuno sperasse: problemi tecnici legati alla riproduzione audio e video del contenuto, con ripristino previsto entro fine mese.

Gratteri a Otto e mezzo

Interpellato da Gruber, Gratteri ha prima voluto chiarire un punto: la sua partecipazione al progetto non avrebbe avuto alcun ritorno economico personale. «Intanto li ho fatti gratuitamente e questo è bene che la gente lo sappia, perché qualcuno sui social insinua che io mi pago… Io vado dappertutto gratis e lo sanno tutti», ha detto il procuratore.

Poi ha aggiunto: «Ho preso giorni di ferie per fare questo documentario. E io non l’ho visto perché non sono abbonato a nessuna piattaforma, mi dicono tutti che è bello, bellissimo». Una frase che, nella sua involontaria potenza televisiva, ha già tutto: il magistrato protagonista della docuserie che non ha visto la docuserie perché non ha l’abbonamento, ma riceve recensioni entusiastiche da chi l’ha guardata.

Gratteri ha poi rivendicato il successo ottenuto dal prodotto nei giorni di permanenza online: «Appena è uscito, il primo giorno era al secondo posto, dal secondo giorno per 14 giorni è stato sempre al primo posto, quindi vuol dire che era qualcosa di bello e di gradito».

La spiegazione del Procuratore

Il procuratore ha spiegato di essere stato travolto dai messaggi dopo la rimozione del titolo dalla piattaforma. «A un certo punto sul mio telefonino arrivano decine di messaggi, tutti vogliono sapere perché non c’è più, perché è sparita. Non lo so, nessuno me l’ha detto», ha raccontato.

Gratteri ha anche precisato di non avere rapporti diretti con Disney né con la società italiana coinvolta nella produzione: «Io non ho mai avuto rapporti né con la Disney né con l’altra casa cinematografica italiana e io ho rapporti di stima e di affetto solo con Jacques, altri non conosco». Il riferimento è a Jacques Charmelot, regista della docuserie e marito di Lilli Gruber, dettaglio rimasto sullo sfondo della conversazione televisiva ma non irrilevante nel modo in cui il tema è stato portato al centro della puntata.

Gratteri ha poi posto una questione di trasparenza verso il pubblico: «È bene che lo spieghino all’opinione pubblica, visto che so che centinaia di persone e famiglie hanno fatto l’abbonamento su Disney per vedersi queste quattro puntate e quindi la gente si è trovata, ha fatto l’abbonamento, va e non trova più».

Disney parla di bug e promette il ritorno online

Il mistero, almeno per ora, sembra avere una spiegazione tecnica. Secondo quanto riferito dal servizio clienti Disney+ e riportato dal Quotidiano del Sud, la rimozione di World Wide Mafia dipenderebbe da alcuni bug riscontrati da diversi utenti nella riproduzione audio e video della docuserie.

La piattaforma offre infatti varie opzioni di visione e alcune di queste non avrebbero funzionato correttamente, causando disservizi. Il reparto tecnico sarebbe già al lavoro per ripristinare il contenuto e la serie dovrebbe tornare disponibile entro fine mese, salvo ulteriori problemi. Una soluzione molto meno suggestiva del complotto, ma sufficiente a spiegare almeno in parte la sparizione improvvisa di un prodotto che aveva suscitato grande attenzione.

Il precedente di Lezioni di mafia

Durante l’intervista, Gratteri ha collegato il caso di World Wide Mafia anche a Lezioni di mafia, il format realizzato per La7 e premiato ai Tv Talk Awards. Anche in quel caso ha voluto ribadire la gratuità della propria partecipazione. «Anche qui voglio rassicurare i benpensanti che io non ho preso un centesimo, l’ho fatto gratis», ha detto. E ancora: «Per andare in Sudamerica, nella selva e nella foresta amazzonica, per andare al porto di Amsterdam di notte e ad Anversa sono andato quando ero in ferie e anche in quel caso l’ho fatto gratuitamente».

Parole che mostrano quanto Gratteri tenga a separare la propria immagine pubblica da qualsiasi sospetto di operazione commerciale personale. Resta il fatto che la scomparsa della docuserie da Disney+ ha creato un piccolo caso mediatico: abbastanza grande da finire in prima serata, abbastanza strano da far discutere, abbastanza prosaico da concludersi forse con un aggiornamento tecnico e un ritorno in catalogo.