Garlasco, Roberta Bruzzone punge De Rensis dopo il video di Stasi: «Non era stato torchiato?». E torna il nodo dell’Estathè

Caso Garlasco, Roberta Bruzzone accusata di stalking

Nel caso Garlasco adesso anche il tono dell’interrogatorio diventa terreno di scontro. Dopo la diffusione, a Quarta Repubblica, di alcuni spezzoni dell’audizione resa da Alberto Stasi il 20 maggio 2025 davanti al procuratore capo di Pavia Fabio Napoleone, Roberta Bruzzone ha lanciato una frecciata diretta all’avvocato Antonio De Rensis, difensore del condannato per l’omicidio di Chiara Poggi. La criminologa, con un post pubblicato su Facebook, ha commentato le immagini con una domanda ironica ma molto precisa: «Ma De Rensis non aveva detto che Stasi era stato “torchiato” dal Dr. Napoleone? Forse ricordo male».

La frecciata di Bruzzone dopo il video di Stasi

La frase di Bruzzone colpisce un punto narrativo delicato. Nei giorni successivi all’audizione, infatti, era circolata l’idea di un Stasi sottoposto a un confronto particolarmente serrato davanti agli inquirenti. Le immagini mostrate in televisione, secondo la lettura della criminologa, restituirebbero invece un clima diverso, meno aggressivo di quanto lasciato intendere. Da qui la battuta sul presunto “torchiato”, che nel linguaggio del caso Garlasco diventa molto più di una semplice polemica televisiva.

Il punto non è soltanto il tono delle domande, ma il peso che quell’audizione può avere nella nuova fase dell’inchiesta. Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per l’omicidio di Chiara Poggi, è stato sentito nell’ambito degli approfondimenti che riguardano altri soggetti e nuovi elementi investigativi. Ogni sua parola, ogni esitazione e ogni risposta vengono ora lette, rilette e interpretate dalle parti in campo. La reazione di Bruzzone si inserisce proprio in questo clima: non una valutazione neutra, ma una presa di posizione critica rispetto al modo in cui quel passaggio era stato raccontato.

La domanda sull’Estathè che nessuno avrebbe fatto

Nel post, però, Roberta Bruzzone non si ferma alla frecciata contro De Rensis. La criminologa rilancia anche una domanda che considera ancora irrisolta: «Resta sempre la solita domanda che nessuno gli ha fatto: quando ha bevuto l’Estathè? Qualcuno di buona volontà potrebbe porre questa domanda?». Il riferimento è alla cannuccia dell’Estathè sulla quale sarebbe stato individuato il Dna di Alberto Stasi, un elemento tornato al centro del dibattito dopo le recenti dichiarazioni dei legali della famiglia Poggi.

Il tema è delicato perché riguarda la possibile presenza di Stasi in casa Poggi e la collocazione temporale di quella traccia biologica. Per i legali della famiglia della vittima, quel dato avrebbe dovuto essere chiarito in modo esplicito dalla difesa dell’ex fidanzato di Chiara. Per la difesa di Stasi, invece, il particolare non avrebbe il valore decisivo che gli viene attribuito, perché Alberto frequentava quella casa, vi era stato anche la sera precedente e non sarebbe possibile stabilire con certezza che tutta la spazzatura esaminata appartenesse alla colazione del 13 agosto 2007.

La posizione dell’avvocato Tizzoni

Sul punto era intervenuto già a maggio Gian Luigi Tizzoni, avvocato dei genitori di Chiara Poggi. Commentando le nuove accuse nei confronti di Andrea Sempio, il legale aveva invitato alla prudenza e aveva ricordato che processi di questo tipo «si risolvono con prove scientifiche e oggettive». Secondo Tizzoni, nei confronti di Sempio «non è emerso niente di certo», mentre sarebbe emerso «qualcosa ancora nei confronti di Stasi, ossia il Dna sulla cannuccia dell’Estathé della colazione».

La questione non è nuova. Già nel luglio scorso, lo stesso Tizzoni aveva usato parole durissime: «Se il dato è che Stasi aveva bevuto quell’Estathè, andava detto innanzitutto ai periti, non siamo qua a farci prendere in giro». Poi aveva aggiunto: «Trarremo le nostre conclusioni e faremo anche delle verifiche su questo dato, che dimostra ancora di più come Stasi quella mattina abbia fatto colazione con Chiara».

La replica della difesa di Stasi

A stretto giro era arrivata la replica dell’avvocata Giada Bocellari, difensore di Alberto Stasi. La linea è opposta: la cannuccia non proverebbe necessariamente che Stasi fosse in casa Poggi la mattina del delitto. La presenza del suo Dna su quell’oggetto, secondo la difesa, andrebbe letta dentro un contesto più ampio: Alberto frequentava abitualmente l’abitazione, era stato lì la sera prima e non vi sarebbe certezza che la spazzatura in cui venne trovata la cannuccia fosse composta esclusivamente dai rifiuti della colazione del 13 agosto.

È questo il nodo che Bruzzone rimette al centro: non tanto l’esistenza del Dna, quanto la domanda temporale. Quando sarebbe stato bevuto quell’Estathè? Prima del delitto? La sera precedente? In un altro momento? Senza una collocazione precisa, la traccia resta discussa. Con una collocazione precisa, potrebbe invece pesare diversamente nella ricostruzione.

Un altro scontro nella guerra delle interpretazioni

Il caso Garlasco continua così a vivere in una guerra permanente di interpretazioni. Da una parte la nuova inchiesta su Andrea Sempio, dall’altra la condanna definitiva di Alberto Stasi, in mezzo le consulenze, le impronte, il Dna, le intercettazioni, i video delle audizioni e le parole degli avvocati. Ogni elemento diventa campo di battaglia, anche una frase pubblicata sui social.

La frecciata di Roberta Bruzzone a De Rensis non cambia gli atti dell’inchiesta, ma racconta bene il clima che circonda il caso. Il video dell’audizione di Stasi non ha chiuso le polemiche, le ha riaccese. E mentre gli inquirenti continuano a lavorare sui nuovi filoni, resta sospesa una domanda apparentemente semplice ma ancora centrale nel dibattito pubblico: quando Alberto Stasi avrebbe bevuto quell’Estathè?