Droni ucraini sempre più in profondità, la guerra arriva a Mosca e in Siberia: Putin non riesce più a tenerla lontana dai russi

Droni ucraini su Mosca

La guerra in Ucraina non si combatte più soltanto nelle trincee del Donbass. Mentre sul fronte terrestre l’avanzata russa procede lentamente e con costi sempre più elevati, Kiev ha aperto un nuovo capitolo del conflitto portando gli attacchi direttamente nel cuore della Russia. Non si tratta più di sporadiche incursioni oltre confine, ma di una campagna sistematica che colpisce infrastrutture energetiche, basi militari, aeroporti e depositi strategici a centinaia, in alcuni casi migliaia, di chilometri dall’Ucraina.

I droni ucraini colpiscono sempre più lontano

Gli ultimi raid hanno confermato una capacità operativa che fino a pochi anni fa sembrava impensabile. Droni lanciati da Kiev hanno raggiunto obiettivi nell’area di Mosca, nei pressi di San Pietroburgo, nella regione di Krasnodar, sugli Urali e persino in Siberia.

L’attacco che ha preceduto il recente raid russo nei pressi di Chernobyl rientra proprio in questa strategia. Kiev continua a prendere di mira depositi petroliferi, raffinerie e infrastrutture considerate fondamentali per sostenere lo sforzo bellico del Cremlino. Non a caso Volodymyr Zelensky definisce queste operazioni «sanzioni a lungo raggio», perché colpiscono direttamente una delle principali fonti di finanziamento della guerra: il settore energetico.

Negli ultimi mesi i droni ucraini hanno centrato raffinerie sul Mar Nero, impianti negli Urali e il grande terminal petrolifero di Ilsky, nella regione di Krasnodar. Ogni attacco produce danni limitati rispetto a un bombardamento convenzionale, ma costringe Mosca a spendere risorse enormi per difendere territori vastissimi.

La guerra arriva nelle città russe

L’aspetto forse più importante riguarda però l’effetto psicologico. Per oltre tre anni il Cremlino ha cercato di presentare il conflitto come una guerra lontana, confinata ai territori occupati o alle regioni di frontiera.

Oggi quella narrazione appare sempre più difficile da sostenere. Quando gli allarmi risuonano vicino a Mosca, quando gli aeroporti sospendono i voli o quando i cittadini ricevono l’ordine di restare al chiuso per il rischio di attacchi, la guerra entra inevitabilmente nella vita quotidiana dei russi.

Colpire San Pietroburgo durante eventi internazionali e forum economici significa anche lanciare un messaggio politico preciso: nessuna area della Russia può considerarsi completamente al sicuro.

Putin sotto pressione mentre l’avanzata rallenta

La nuova strategia di Kiev arriva in una fase particolare del conflitto. Nonostante il continuo aumento degli attacchi e delle operazioni offensive russe, i risultati sul terreno restano limitati.

Secondo diverse analisi internazionali, Mosca continua a conquistare territori ma a un ritmo molto inferiore rispetto alle aspettative del Cremlino. Per questo l’Ucraina punta sempre di più sulla guerra dei droni, una tecnologia relativamente economica che permette di compensare almeno in parte l’inferiorità numerica e militare. Gli attacchi costringono inoltre la Russia a spostare sistemi di difesa aerea, velivoli e personale lontano dal fronte, creando nuovi problemi logistici e operativi.

La sfida che cambia il volto del conflitto

Il vero cambiamento riguarda la natura stessa della guerra. Se nei primi mesi del conflitto il fronte appariva chiaramente delimitato, oggi il campo di battaglia si estende dai territori occupati fino al cuore della Federazione Russa.

Kiev punta a dimostrare che nessuna infrastruttura strategica può considerarsi intoccabile e che la Russia non può continuare a combattere senza pagare un prezzo anche all’interno dei propri confini.

La conseguenza è che milioni di cittadini russi, finora rimasti spettatori relativamente distanti del conflitto, iniziano a percepire gli effetti diretti della guerra. Ed è proprio questo uno degli obiettivi principali della strategia ucraina: trasformare un conflitto raccontato come lontano in una realtà sempre più difficile da ignorare.