Bocconi, la guida pop per sopravvivere al primo anno: «Non dovete essere perfetti». Ecco i 25 consigli per le matricole

Università Bocconi

Non serve essere perfetti per entrare alla Bocconi. E, soprattutto, non serve fingere di esserlo. Alla vigilia dei Welcome Days, l’università milanese ha deciso di parlare alle nuove matricole con un linguaggio lontano dalle solite brochure istituzionali, costruendo una guida fatta di romanzi, film, serie televisive e podcast.

In tutto, venticinque titoli scelti per accompagnare gli studenti nel passaggio dalla scuola superiore all’università, tra l’arrivo in una nuova città, il confronto con compagni apparentemente più sicuri, la paura di non essere all’altezza e la tentazione di considerare ogni errore come una sconfitta definitiva.

A presentare la selezione è il rettore Francesco Billari, che smonta subito uno dei miti più radicati intorno all’ateneo milanese: l’idea che alla Bocconi arrivino soltanto studenti già pronti, impeccabili e senza dubbi.

«Non ci aspettiamo studenti perfetti, ma persone curiose, disposte a mettersi in gioco», spiega Billari. Una frase che diventa il punto di partenza della cosiddetta “cassetta degli attrezzi emotiva”, consultabile sul sito dell’università prima dell’avvio ufficiale dell’anno accademico.

Da The Bear alla Bocconi: la pressione di sentirsi sempre all’altezza

Tra i titoli scelti compare The Bear, la serie ambientata nella cucina ad altissima tensione dello chef Carmy. Il tempo che stringe, gli standard elevatissimi, la precisione ossessiva e il timore costante di commettere un errore restituiscono bene, secondo l’università, lo stato d’animo di molti studenti al loro ingresso nel mondo accademico.

Il primo anno può infatti assomigliare a un servizio di cucina vissuto perennemente sul filo del disastro. Le scadenze si accumulano, i voti diventano immediatamente un metro di confronto e ogni compagno sembra avere già compreso ciò che gli altri stanno ancora cercando di decifrare.

La guida prova a ridimensionare proprio questa narrazione. Per affrontare il senso di inadeguatezza e la cosiddetta sindrome dell’impostore, la Bocconi propone Il giovane Holden di J.D. Salinger, romanzo dedicato alle fragilità e alla difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo.

Accanto al libro compare Skam Italia, serie particolarmente amata dalla Generazione Z, capace di mostrare la distanza tra la sicurezza esibita e le paure che accompagnano l’ingresso nell’età adulta.

Per chi teme soprattutto il confronto con un ambiente competitivo, la selezione suggerisce anche One L di Scott Turow, racconto del primo anno alla Harvard Law School, e After the Hunt di Luca Guadagnino. Due opere che affrontano da prospettive diverse il peso delle aspettative e la necessità di imparare a gestire la pressione.

«Imparare a stare nell’incertezza»: l’errore non è una colpa

Il messaggio centrale della guida riguarda il rapporto con il fallimento. Per molti studenti l’errore rappresenta una minaccia alla propria identità, soprattutto quando il percorso scolastico precedente si è costruito attraverso risultati costantemente elevati.

Billari invita invece le matricole a rovesciare la prospettiva. «Entrare in università significa anche imparare a stare nell’incertezza», osserva il rettore.

L’incertezza non diventa quindi un difetto da nascondere, ma una parte inevitabile della crescita. Sbagliare un esame, cambiare idea, scoprire di avere scelto un percorso meno adatto del previsto oppure sentirsi spaesati non significa avere compromesso il futuro.

Per raccontare questo passaggio, l’università consiglia il podcast How to Fail with Elizabeth Day, costruito sulle storie di persone che hanno trasformato insuccessi, deviazioni e occasioni mancate in strumenti di crescita personale e professionale.

Lo stesso tema emerge in Starter for 10, nella serie Girls di Lena Dunham e nel romanzo Matricole di Tom Ellen e Lucy Ivison. Storie che normalizzano le goffaggini iniziali, le difficoltà economiche, gli amori sbagliati, le amicizie impreviste e il disordine che accompagna i primi anni di indipendenza.

Anche Generazione 56k ricorda che nessuna decisione presa a vent’anni deve necessariamente determinare tutto ciò che accadrà dopo. Le scelte si possono correggere e le strade possono cambiare senza trasformare ogni deviazione in un fallimento.

Non soltanto esami: la Bocconi invita gli studenti a scegliere

La guida insiste anche su un altro concetto: l’università non coincide soltanto con lezioni, voti ed esami. «L’università è un luogo dove si impara a scegliere, non solo a studiare», sottolinea Billari.

La formazione dovrebbe aiutare gli studenti a costruire un pensiero critico, comprendere le conseguenze delle proprie decisioni e riconoscere la differenza tra successo professionale e realizzazione personale.

Per affrontare le ambiguità del successo, la Bocconi propone The Social Network di David Fincher, film dedicato alla nascita di Facebook e al prezzo umano pagato lungo la strada verso il potere e la ricchezza.

Le relazioni affettive, la solitudine e la difficoltà di comunicare trovano invece spazio in Norwegian Wood di Haruki Murakami e Normal People, storie che mostrano quanto il percorso verso l’età adulta resti fragile anche per chi sembra avere già trovato una direzione.

Da L’attimo fuggente a Good Will Hunting: il talento senza una vita non basta

Quando il rigore accademico rischia di soffocare l’immaginazione, la guida cambia registro e invita gli studenti a conservare una parte di anticonformismo.

Entrano così nella lista Sulla strada di Jack Kerouac, L’appartamento spagnolo, Noi siamo infinito e L’attimo fuggente. Opere diverse, unite dall’idea che una formazione completa richieda esperienze, relazioni e coraggio, non soltanto rendimento.

Compaiono anche Animal House, i Ted Talks e Good Will Hunting, film nel quale un talento straordinario rischia di restare prigioniero delle proprie paure e delle proprie difese.

Il messaggio finale della selezione appare chiaro: il talento non basta se manca una direzione umana. Un curriculum impeccabile, una media elevata e un percorso professionale brillante non eliminano la necessità di conoscersi, accettare le proprie fragilità e imparare a chiedere aiuto.

Con questa guida, la Bocconi prova dunque a presentarsi alle matricole non soltanto come il luogo della competizione e dell’eccellenza, ma anche come uno spazio nel quale è possibile sbagliare, cambiare idea e crescere senza dover dimostrare ogni giorno di essere infallibili.