Garlasco, il mistero della bottiglietta d’acqua nell’alibi di Sempio: il bar, il tappo mancante e il racconto della madre

Andrea Sempio

Nel caso Garlasco ormai anche una bottiglietta d’acqua riesce a fare più rumore di un’intercettazione. Mezzo litro bevuto in un bar, un tappo mai consegnato, un pranzo saltato e una madre che, anni dopo, racconta tutto al telefono. La domanda è semplice solo in apparenza: la mattina del 13 agosto 2007 Andrea Sempio entrò davvero in un bar? E se ci entrò, perché non lo ha mai raccontato agli inquirenti come elemento utile alla sua ricostruzione? Perché, in tutti questi anni, il racconto pubblico si è fermato alla libreria chiusa di Vigevano e allo scontrino del parcheggio, mentre il bar è rimasto fuori campo?

La bottiglietta d’acqua raccontata dalla madre

Il dettaglio arriva da Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio. Nel 2022, parlando al telefono con Alessandro De Giuseppe de Le Iene, la donna racconta una scena molto precisa: «Sono sicura che sia andato al bar perché quando è tornato a casa per pranzo non ha voluto mangiare perché aveva bevuto tanta acqua. Perché? perché la barista non gli aveva dato il tappo e quindi ha bevuto in un colpo mezzo litro d’acqua».

È un ricordo domestico, quasi banale. Proprio per questo colpisce. Non siamo davanti a una ricostruzione tecnica, a un orario ricavato da una cella telefonica o a una consulenza da laboratorio. Siamo davanti a una madre che ricorda il figlio rientrato a casa, senza fame, dopo avere bevuto troppa acqua. Una scena minuta, concreta, apparentemente facile da fissare nella memoria.

Ma il problema nasce lì: se quella scena era così chiara, perché non è diventata subito parte dell’alibi? Un bar non è una libreria chiusa. Un bar ha una barista, clienti, cassa, abitudini, forse uno scontrino, forse qualcuno in grado di ricordare. Insomma, un bar avrebbe potuto offrire un appiglio molto più solido rispetto a un parcheggio.

Il bar che avrebbe aiutato più della libreria

La famosa libreria chiusa di Vigevano, negli anni, ha rappresentato uno dei pilastri del racconto difensivo di Sempio. Il viaggio, lo scontrino del parcheggio, la collocazione lontana da Garlasco: tutto ruota intorno a quella mattina fuori paese. Ma se Andrea fosse davvero entrato in un bar, quel passaggio avrebbe potuto rafforzare l’alibi molto più dello scontrino.

Lo aveva osservato anche Carmelo Abbate a Quarto Grado: un bar avrebbe offerto una possibile testimonianza diretta. Eppure Sempio, presente in studio, smentì di esserci andato. Una smentita che oggi pesa, perché entra in rotta di collisione con il racconto della madre.

A quel punto le ipotesi diventano inevitabili. Daniela Ferrari ha ricordato male? Ha confuso un episodio di un altro giorno? Ha ricostruito a posteriori un dettaglio familiare? Oppure Andrea non ha mai voluto inserire quel bar nella sua versione perché quel passaggio creava più problemi che vantaggi?

Il tappo mancante e lo scontrino assente

Dentro questa storia c’è un altro dettaglio curioso: lo scontrino che non c’è. Daniela Ferrari racconta di avere chiesto ad Andrea se avesse lo scontrino del bar, ma lui avrebbe risposto di no. Poi il marito avrebbe trovato quello del parcheggio e lei gli avrebbe suggerito di conservarlo, perché Andrea sarebbe stato sicuramente sentito insieme agli amici.

Ed ecco il cortocircuito. Lo scontrino del parcheggio diventa il documento simbolo dell’alibi. Lo scontrino del bar, invece, non esiste. La bottiglietta d’acqua resta solo nel racconto della madre. La barista resta senza nome. Il tappo mancante diventa quasi una firma narrativa, ma non una prova.

L’alibi di Sempio cambia ancora forma

Occorre capire se esistano elementi capaci di collocare Andrea Sempio nella casa di Chiara Poggi la mattina dell’omicidio. Antonio De Rensis, invece, ha messo l’accento sulla tenuta della ricostruzione familiare: se la versione dello scontrino non corrispondesse alla verità, il problema diventerebbe molto più pesante.

E la bottiglia d’acqua si infila proprio in questa crepa. Perché non riguarda un dettaglio tecnico discusso tra consulenti. Riguarda il modo in cui una famiglia ha raccontato quella mattina. Prima la libreria. Poi il parcheggio. Poi il bar. Poi l’acqua bevuta tutta d’un fiato perché mancava il tappo.

Il criminologo Simone Borile ha parlato di un «cumulo di menzogne in famiglia», con versioni raccontate e smentite dagli stessi protagonisti. È una lettura durissima, naturalmente. Ma il dato resta: la madre di Andrea Sempio introduce un elemento che il figlio non ha mai valorizzato, e anzi avrebbe smentito.

Il mistero della bottiglia d’acqua

Alla fine tutto ruota intorno a una scena piccolissima. Un ragazzo entra in un bar. Beve mezzo litro d’acqua. Torna a casa. Non pranza. Sua madre ricorda quel particolare anni dopo. Lui, però, non lo trasforma mai nel suo alibi.

Può non significare nulla. Può essere un ricordo confuso. Può non spostare di un millimetro l’inchiesta. Ma nel caso Garlasco anche i dettagli laterali, prima o poi, tornano sempre al centro. E questa bottiglietta d’acqua, con il tappo mancante e lo scontrino assente, oggi pone una domanda molto semplice: se il bar c’è stato, perché Andrea Sempio non lo ha detto? E se il bar non c’è stato, perché sua madre lo ha raccontato?