Make morbillo great again: negli Stati Uniti 2.318 casi in sette mesi, è il dato peggiore degli ultimi trentacinque anni

Torna il morbillo negli Usa

Make morbillo great again. Mentre Donald Trump prometteva di riportare l’America a una grandezza non meglio precisata, gli Stati Uniti sono riusciti davvero a recuperare qualcosa dal proprio passato: il morbillo. Una malattia che il Paese aveva dichiarato eliminata nel 2000 grazie alle campagne di vaccinazione e che nel 2026 ha già raggiunto il numero più alto di casi registrato negli ultimi trentacinque anni.

Al 23 luglio il Centers for Disease Control and Prevention ha contato 2.318 contagi confermati dall’inizio dell’anno. In meno di sette mesi gli Stati Uniti hanno già superato l’intero bilancio del 2025, chiuso con 2.288 casi, e sono tornati ai livelli dell’ultima grande epidemia dei primi anni Novanta.

L’ultima volta che il Paese aveva registrato un dato annuale superiore risaliva al 1990, quando i casi furono 9.643. Nel 1991 ne vennero segnalati 2.126. Il 2026 ha dunque già superato anche quella soglia, mentre l’anno epidemiologico resta ancora lontano dalla conclusione.

Non si tratta di un ritorno inevitabile della natura, di una misteriosa mutazione o di una malattia contro la quale la medicina non possiede strumenti. Il vaccino esiste, funziona e per decenni aveva impedito al virus di circolare stabilmente negli Stati Uniti. Il morbillo è tornato perché sempre meno bambini ricevono le due dosi necessarie e perché la disinformazione sui vaccini ha trasformato una delle più grandi conquiste della sanità pubblica in un bersaglio politico.

I bambini pagano il prezzo della nuova America antivaccinista

La distribuzione dei casi racconta con chiarezza chi stia pagando il prezzo più alto. Circa il 69% delle infezioni registrate nel 2026 riguarda persone tra zero e diciannove anni. Tra i bambini con meno di cinque anni colpiti dal virus, uno su dieci ha avuto bisogno del ricovero ospedaliero.

«Stiamo assistendo a una crisi evitabile che colpisce in modo sproporzionato i bambini», ha denunciato Andrew Racine, presidente dell’American Academy of Pediatrics. «Non dovremmo accettare che questa diventi la nostra nuova normalità».

La parola fondamentale è “evitabile”. Il morbillo può provocare polmonite, encefalite, danni neurologici permanenti e morte. Non esiste una cura specifica capace di eliminare il virus una volta avvenuto il contagio: i medici possono intervenire sui sintomi e sulle complicazioni, ma la principale barriera resta la vaccinazione.

Nel 2025 tre persone erano morte negli Stati Uniti, tra loro due bambini. Nello stesso anno il 93% dei casi confermati riguardava persone non vaccinate oppure con stato vaccinale sconosciuto.

Il 2026, almeno finora, non ha registrato decessi, ma il rapido aumento dei contagi moltiplica il rischio che il bilancio si aggravi. Parlare di una banale malattia dell’infanzia significa ignorare tanto la storia della medicina quanto le conseguenze cliniche documentate.

La copertura vaccinale scende e il virus trova nuove autostrade

Per impedire al morbillo di circolare serve una copertura vaccinale intorno al 95%, perché il virus possiede una capacità di trasmissione estremamente elevata. La percentuale di bambini statunitensi vaccinati con il ciclo completo MPR — morbillo, parotite e rosolia — è invece scesa al 92,5%.

Potrebbe sembrare una differenza minima. Non lo è. Dietro la media nazionale si nascondono zone nelle quali la copertura precipita molto più in basso e crea vaste sacche di popolazione vulnerabile. In sedici Stati il tasso è ormai inferiore al 90%.

Il virus ha raggiunto 45 Stati e il Distretto di Columbia. I focolai più estesi hanno colpito South Carolina, Utah, Arizona e Texas. In South Carolina un’unica epidemia ha coinvolto quasi mille persone; nello Utah i casi ufficiali hanno superato quota settecento, ma alcuni modelli indicano che il numero reale potrebbe risultare molto maggiore.

Il dato ufficiale potrebbe quindi rappresentare soltanto una parte dell’epidemia. Diagnosi mancate, pazienti che non accedono alle cure e ritardi nelle segnalazioni rendono plausibile una sottostima significativa.

Il morbillo, inoltre, non ha bisogno di contatti prolungati. Si diffonde attraverso l’aria quando una persona infetta tossisce, starnutisce o parla e può restare nell’ambiente fino a due ore. Una singola infezione introdotta in una comunità con basse vaccinazioni può generare rapidamente decine o centinaia di casi.

Dal trionfo del 2000 al rischio di perdere lo status di eliminazione

Nel 2000 gli Stati Uniti avevano dichiarato eliminata la trasmissione endemica del morbillo. “Eliminato” non significava che nessun americano avrebbe mai più contratto la malattia, ma che il virus non circolava stabilmente nel Paese da almeno dodici mesi.

I casi importati potevano ancora verificarsi, ma le elevate coperture vaccinali impedivano loro di trasformarsi in epidemie durature. Quel risultato rappresentava il prodotto di decenni di vaccinazioni, sorveglianza sanitaria e fiducia nella medicina.

Ora anche quel traguardo rischia di scomparire. Le autorità sanitarie dovranno valutare nei prossimi mesi se la trasmissione ininterrotta abbia ormai superato il limite che permette agli Stati Uniti di mantenere la qualifica di Paese libero dal morbillo. Una decisione potrebbe arrivare a novembre.

In poco più di venticinque anni, l’America è quindi passata dall’aver sconfitto una malattia infettiva al discutere se debba ufficialmente ammetterne il ritorno.

Non per il fallimento del vaccino, ma per il fallimento della vaccinazione.

Il fantasma di Robert Kennedy Jr. sulla crisi sanitaria

La nuova epidemia arriva mentre il sistema sanitario statunitense attraversa una fase di profonda sfiducia nei confronti delle istituzioni scientifiche. Il segretario alla Salute Robert F. Kennedy Jr. ha costruito per anni una parte rilevante della propria notorietà pubblica attraverso posizioni antivacciniste e dichiarazioni contestate dalla comunità scientifica.

Da quando è entrato nell’amministrazione Trump, le critiche riguardano anche le modifiche imposte agli organismi federali che si occupano delle vaccinazioni e il messaggio ambiguo trasmesso alla popolazione. Secondo diversi esperti, la retorica proveniente dai vertici politici contribuisce a indebolire ulteriormente la fiducia nei vaccini proprio mentre i contagi aumentano.

L’American Academy of Pediatrics aveva già chiesto a Kennedy un impegno chiaro per promuovere la vaccinazione contro il morbillo. A febbraio, quando i casi del 2026 erano ancora 733, Racine aveva scritto al segretario alla Salute sostenendo che i bambini vulnerabili avessero bisogno di autorità federali pienamente impegnate nel fermare la diffusione della malattia.

Da allora il numero dei contagi è più che triplicato.

Il problema non riguarda soltanto ciò che il governo ordina, ma ciò che suggerisce, tollera o lascia intendere. Quando le massime autorità sanitarie trattano la vaccinazione come una scelta ideologica anziché come uno strumento di prevenzione dimostrato, una parte della popolazione interpreta l’ambiguità come una conferma delle proprie paure.

Il virus, a differenza della politica, non distingue tra libertà individuale, complotto e propaganda. Trova un organismo privo di anticorpi e lo infetta.

Il morbillo come monumento alla disinformazione

La vicenda statunitense dimostra che il progresso sanitario non è irreversibile. Una malattia può sparire per decenni e tornare quando una società smette di ricordare perché fosse scomparsa.

Le generazioni cresciute dopo l’eliminazione del morbillo non hanno visto reparti pieni di bambini con febbre altissima, polmoniti ed encefaliti. Proprio il successo del vaccino ha reso invisibile la minaccia e ha permesso alle teorie antivacciniste di presentare l’immunizzazione come un rischio più concreto della malattia.

La conseguenza si misura oggi in 2.318 diagnosi, famiglie costrette alla quarantena, bambini ricoverati, scuole coinvolte nei focolai e dipartimenti sanitari impegnati a inseguire contatti e catene di trasmissione.

Gli Stati Uniti potrebbero ancora invertire la rotta. Il vaccino MPR rimane disponibile ed efficace, e una campagna capillare potrebbe chiudere le sacche nelle quali il virus continua a propagarsi. Ma servirebbe un messaggio politico inequivocabile, accompagnato dal rafforzamento della sanità pubblica.

Al momento, invece, il morbillo ha già ottenuto il proprio risultato: è tornato grande. Non grazie a una mutazione straordinaria, ma grazie all’ordinaria miscela di disinformazione, irresponsabilità politica e memoria corta.