La Lega cerca una via d’uscita dalla crisi, ma la trattativa tra Matteo Salvini e Luca Zaia sembra già impantanata. Il cosiddetto “modello Baviera”, evocato per ridare forza al Carroccio nel Nord e arginare la crescita di Roberto Vannacci, affascina i governatori e agita i veneti, ma spaventa il segretario. Perché dietro la formula elegante della Lega territoriale sul modello Cdu-Csu si nasconde una questione molto concreta: chi comanda davvero nel partito.
Zaia vuole una Lega autonoma al Nord
Salvini avrebbe proposto a Zaia di entrare nella segreteria federale come vicesegretario, forse addirittura come figura di primo piano per il Nord. Ma l’ex governatore del Veneto non sembra interessato a un incarico decorativo. Da tempo chiede una riforma profonda del partito, con una Lega del Nord autonoma nella linea politica, nell’identità e soprattutto nella costruzione delle liste per le prossime elezioni politiche.
In altre parole, non una poltrona accanto al segretario, ma una quota reale di potere. È qui che la trattativa si blocca, perché Salvini può anche riconoscere il peso elettorale di Zaia, ma non sembra disposto a consegnargli le chiavi del partito nelle regioni dove la Lega è nata.
Salvini teme il congresso e l’assalto di Vannacci
Il problema è anche tecnico, oltre che politico. Per cambiare davvero l’assetto federale della Lega servirebbe intervenire sullo statuto e quindi passare da un congresso, anche se non elettivo. Ma in una fase così fragile, con il partito dato nei sondaggi intorno al 4% e Vannacci in crescita, aprire una stagione congressuale significherebbe esporsi a nuovi regolamenti di conti. Intanto l’emorragia continua: dopo Erik Pretto, anche il deputato trevigiano Gianangelo Bof passa a Futuro Nazionale, annunciato direttamente dall’ex generale. Il messaggio è chiaro: mentre Salvini tratta con Zaia, Vannacci si prende pezzi di Carroccio.
Il modello Baviera si scontra con lo status quo
Tra gli scenari più discussi c’è anche l’ipotesi di due vice: Zaia per il Nord e Claudio Durigon per il Sud. Una soluzione che però non risolve il nodo vero, perché il presidente veneto Alberto Stefani insiste sulla necessità di assegnare a Zaia un ruolo “importante” e capace di rappresentare davvero le istanze del territorio.
Dunque i veneti non vogliono un’operazione di facciata. Nel frattempo, come spesso accade nella Lega, alle grandi ipotesi di rivoluzione rischia di seguire una conferma dello status quo, con qualche incarico distribuito e nessuna vera cessione di potere. Paolo Tosato prende la guida della bicamerale sul federalismo fiscale, Mara Bizzotto è già subentrata a Massimo Bitonci al ministero delle Imprese, ma la questione centrale resta aperta: Zaia accetterà di salvare Salvini senza ottenere il controllo politico del Nord? Per ora la risposta sembra tutt’altro che scontata.







