Schlein e Conte hanno trovato la fotografia di famiglia, ma il programma deve ancora essere scritto e il candidato alla presidenza del Consiglio continua a essere un problema che nessuno sembra intenzionato a risolvere facendo un passo indietro. Il centrosinistra si prepara alla sfida elettorale del 2027 con un paradosso politico: mentre i suoi principali protagonisti dichiarano di voler costruire un’alternativa al governo di Giorgia Meloni, il confronto interno ruota sempre più attorno alla scelta di chi dovrà guidarla.
Elly Schlein, segretaria del Partito democratico, e Giuseppe Conte, presidente del Movimento 5 Stelle ed ex presidente del Consiglio, si sono ritrovati il 10 ottobre sul palco della festa del quotidiano il manifesto, insieme ai leader di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, e al segretario di Più Europa Riccardo Magi. L’abbraccio tra i due principali esponenti dell’opposizione ha offerto l’immagine di una coalizione capace di mostrarsi unita, senza però cancellare le differenze sulla leadership e sulla politica estera.
Schlein e Conte: i voti del Pd e la sfida delle primarie
La segretaria del Partito democratico parte da un principio che considera difficilmente contestabile: il peso elettorale delle forze politiche deve incidere sulla scelta della guida della coalizione. Durante la direzione nazionale del 2 ottobre aveva ricordato che il Pd è il primo partito dell’opposizione e aveva rivendicato il fatto che gli elettori gli abbiano assegnato il doppio dei voti delle altre forze.
«Non è che uno vale uno in quella discussione», aveva avvertito Schlein, riferendosi al confronto sul programma e indicando una gerarchia politica che il Movimento 5 Stelle non sembra disposto ad accettare automaticamente. Il peso del Pd, nella lettura della segretaria, deve essere riconosciuto anche quando si costruisce la sintesi dell’alleanza.
Conte propone invece una competizione aperta. «Non si può fare una scelta aprioristica», ha sostenuto, ribadendo la necessità delle primarie. Il leader pentastellato ha inoltre ricordato di avere proposto una terza figura capace di unire la coalizione, soluzione che non ha trovato il consenso della segretaria democratica.
Schlein non esclude il ricorso ai gazebo, ma considera possibile anche un accordo che riconosca la leadership al partito più votato. Le due soluzioni restano politicamente molto diverse: la prima consentirebbe a Conte di misurare il proprio consenso personale oltre i confini del Movimento, mentre la seconda partirebbe dalla maggiore forza elettorale del Pd.
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Il programma in due settimane e il nodo Ucraina
Dal confronto pubblico è emersa anche una possibile accelerazione sul programma. Conte ritiene che un lavoro serrato possa consentire di raggiungere un’intesa in un paio di settimane, mentre Schlein ha indicato la fine dell’anno come orizzonte per definire una piattaforma comune.
Il percorso, tuttavia, incontra una difficoltà che non può essere risolta con una formula organizzativa. Sull’Ucraina, Schlein e Magi mantengono una posizione favorevole alla prosecuzione del sostegno militare, mentre Conte, Bonelli e Fratoianni esprimono orientamenti differenti sull’invio delle armi. Non si tratta di una sfumatura secondaria, ma di una divergenza che investe la collocazione internazionale di un eventuale futuro governo.
La leadership prima della vittoria
Il nuovo sistema elettorale rende ancora più rilevante la costruzione delle alleanze, ma non elimina il problema della loro credibilità politica. Una coalizione può presentarsi unita sulla scheda e risultare profondamente divisa quando deve indicare le proprie priorità di governo.
Per Schlein il rischio è quello di rinunciare al vantaggio politico derivante dalla forza del Pd; per Conte, accettare una leadership predeterminata significherebbe ridimensionare la propria ambizione nazionale. Gli altri alleati, nel frattempo, cercano di evitare che la scelta del candidato diventi una prova di forza capace di compromettere il progetto comune.
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La sfida a Meloni dovrebbe rappresentare il punto di partenza dell’alleanza. Per il momento, però, il centrosinistra sembra impegnato soprattutto a stabilire chi avrà il diritto di sfidarla. La fotografia è pronta, il programma è annunciato, ma il posto al centro della scena resta ancora conteso.







