La I sezione penale della Corte di Cassazione ha confermato la riduzione da ergastolo a 24 anni di reclusione per Alessia Pifferi, riconosciuta colpevole della morte della figlia Diana, 18 mesi, lasciata sola in casa per sei giorni nel luglio 2022 mentre la madre si trovava fuori Milano con un uomo.
La Cassazione ha respinto il ricorso della Procura generale di Milano, sostenuto oggi dalla sostituta pg Valentina Manuali, rendendo definitiva la sentenza d’Appello che aveva concesso alla donna le attenuanti generiche.
Le due letture dei giudici: primo grado e Appello
Nel processo di primo grado, i giudici avevano ritenuto Pifferi pienamente capace di intendere e volere e avevano qualificato il fatto come omicidio volontario con dolo diretto, non come semplice abbandono di minore con morte come conseguenza — ipotesi che avrebbe comportato una pena tra 3 e 8 anni.
Secondo quella ricostruzione, la donna lasciò la bambina con «due biberon di latte, due bottigliette d’acqua e una di tè», consapevole del rischio letale. L’omicidio aggravato dal rapporto di filiazione e dai futili motivi aveva portato alla condanna all’ergastolo.
In Appello, il collegio ha invece mantenuto ferma la piena imputabilità della donna, ma ha riconosciuto l’esistenza di disturbi mentali emersi nella perizia d’ufficio — perizia alla quale il pm Francesco De Tommasi si era sempre opposto. Questi elementi hanno consentito di concedere attenuanti generiche equivalenti alla sola aggravante del rapporto di filiazione, escludendo quella dei futili motivi. Il risultato: la pena è scesa al massimo previsto per l’omicidio semplice, 24 anni.
Il ruolo del clamore mediatico
Uno dei passaggi più discussi della sentenza d’Appello riguarda il peso attribuito al bombardamento mediatico che ha accompagnato il caso. La Corte ha ritenuto che le menzogne e le accuse infondate pronunciate da Pifferi durante il processo non fossero segno di particolare pericolosità , ma una sorta di «rielaborazione difensiva» per sottrarsi al «giudizio morale» alimentato da un «cronachismo distorto» e da un «cannoneggiamento televisivo».
Per i giudici, dunque, il clamore mediatico ha inciso sulla condizione psicologica dell’imputata al punto da rendere non solo ammissibile, ma fondata la richiesta della difesa di considerarlo tra gli elementi per le attenuanti generiche.
La linea difensiva alternativa
Il nuovo avvocato di Pifferi, Cristian Scaramozzino, subentrato ad Alessia Pontenani, aveva tentato un’ultima strada: chiedere una diversa qualificazione giuridica del fatto, ovvero morte come conseguenza di abbandono di minore. Una scelta che, se accolta, avrebbe potuto aprire la porta a una riduzione drastica della pena in un eventuale nuovo Appello.
La Cassazione, però, ha chiuso definitivamente ogni spiraglio: la condanna a 24 anni resta.







