Il rapporto tra Barbara d’Urso e Mediaset, per anni uno dei pilastri del pomeriggio televisivo italiano, si trasforma in uno scontro legale destinato a far discutere a lungo. Da una parte la conduttrice, che rivendica diritti economici e tutela della propria immagine. Dall’altra il Biscione, che respinge ogni addebito e parla apertamente di una ricostruzione “strumentale e non corrispondente alla realtà”.
La posizione ufficiale arriva attraverso l’avvocato Andrea Di Porto, che in una nota è netto: “L’azione legale contiene una ricostruzione dei fatti strumentale e non corrispondente alla realtà. Le pretese risarcitorie della conduttrice sono del tutto infondate”. Un passaggio che segna il tono dello scontro, già altissimo.
Diritti d’autore, format e il caso “Live non è la d’Urso”
Al centro della causa ci sono diversi punti, tutti economicamente e simbolicamente rilevanti. Barbara d’Urso contesta il mancato riconoscimento dei diritti d’autore per i programmi firmati nel corso di sedici anni di collaborazione con Mediaset, oltre a rivendicare la titolarità legata al format “Live – Non è la d’Urso”.
Non solo. La conduttrice chiama in causa anche presunte violazioni del codice etico aziendale e pretende delle scuse ufficiali per un episodio specifico: un post pubblicato nel marzo 2023 dal profilo social “Qui Mediaset”, considerato offensivo nei suoi confronti.
Su questo punto la vicenda si era già sviluppata in modo controverso. In un primo momento l’azienda aveva parlato di un profilo hackerato. Successivamente aveva ammesso l’errore e si era scusata con i follower, ma non direttamente con la conduttrice, almeno secondo quanto emerge nella ricostruzione della causa.
La replica di Mediaset: “Offerta fatta, ma condizioni non accettate”
Da Cologno Monzese la versione è completamente diversa. Fonti vicine all’azienda spiegano che nel 2023 a Barbara d’Urso sarebbe stata proposta la prosecuzione di Pomeriggio 5, uno dei programmi simbolo della sua carriera.
Il rinnovo, però, non si sarebbe concretizzato per una richiesta precisa della conduttrice: la conduzione di due prime serate. Una pretesa che, secondo Mediaset, non sarebbe stata compatibile con le esigenze di palinsesto.
È un passaggio chiave, perché ribalta il racconto. Non un allontanamento deciso unilateralmente, ma una trattativa che si sarebbe interrotta per divergenze sulle condizioni contrattuali. L’azienda tiene anche a precisare che l’uscita di scena della conduttrice non sarebbe legata a un cambio della linea editoriale, smentendo una delle letture più diffuse nei mesi successivi.
I compensi e il peso di 16 anni di carriera
Altro nodo delicatissimo riguarda i compensi. Secondo le fonti di Mediaset, Barbara d’Urso avrebbe percepito nel corso degli anni una cifra vicina ai 35 milioni di euro grazie ai contratti firmati con l’azienda. A questi si aggiungerebbero gli introiti pubblicitari, non quantificati ma considerati rilevanti.
Un dato che viene messo sul tavolo per rafforzare la posizione difensiva del Biscione e ridimensionare le richieste economiche avanzate dalla conduttrice. Una sorta di contro-narrazione che punta a evidenziare come il rapporto professionale sia stato, almeno dal punto di vista economico, estremamente significativo.
Dalla fiducia al contenzioso: una rottura che fa rumore
La vicenda assume un peso ancora maggiore se si considera la lunga storia tra le parti. Fu Pier Silvio Berlusconi a rilanciare Barbara d’Urso nel 2003, affidandole la conduzione del Grande Fratello in un momento in cui la conduttrice era lontana dalla televisione da anni.
Da lì in poi, una crescita costante che l’ha portata a diventare uno dei volti più riconoscibili della rete, capace di costruire un’identità televisiva forte e divisiva. Proprio per questo, la rottura assume oggi un valore simbolico che va oltre il semplice contenzioso economico.
Il caso si muove ora su due binari distinti ma intrecciati. Da una parte quello legale, dove si discuteranno diritti, contratti e responsabilità. Dall’altra quello mediatico, dove ogni dichiarazione contribuisce ad alimentare una narrazione fatta di accuse, smentite e versioni contrapposte.
E in mezzo resta una domanda che, almeno per ora, non ha risposta: se questa sia solo una battaglia legale destinata a chiudersi nelle aule di tribunale o l’inizio di un confronto pubblico molto più lungo e rumoroso.







