Caso Cantone: a dieci anni di distanza dal suicidio di Tiziana, la madre chiede verità

Tiziana Cantone

Il 13 settembre 2016, Tiziana Cantone, 31 anni, non resse più alla vergogna e decise di togliersi la vita dopo la diffusione in rete di alcuni suoi video amatoriali in cui aveva rapporti con più uomini. Nata a Napoli nel 1983, Tiziana aveva studiato al liceo classico e intrapreso gli studi di giurisprudenza prima di dedicarsi all’attività di famiglia.

Dopo una relazione con Sergio Di Palo, iniziò rapporti consensuali con altri uomini, filmati e diffusi via WhatsApp. Uno dei video divenne virale e la frase pronunciata dalla giovane fu trasformata in un meme, finendo su gadget e persino nel video della canzone Fuori c’è il sole di Lorenzo Fragola.

L’isolamento, la depressione e la tragedia del 2016

Travolta dall’eco mediatica, Tiziana si isolò e lasciò il lavoro. Nel luglio 2015 chiese al tribunale di Aversa la rimozione dei video dai siti e dai motori di ricerca. Nel 2016 ottenne il cambio del cognome in Giglio, ma nonostante vari trasferimenti la ricerca dell’anonimato si rivelò impossibile.

La causa per il diritto all’oblio portò alla parziale rimozione dei contenuti, ma errori procedurali del suo legale la costrinsero a pagare oltre ventimila euro di spese. Caduta in una profonda depressione, tentò più volte il suicidio, riuscendo nel tragico intento il 13 settembre 2016 nella casa di una zia dove si era rifugiata.

Il ricordo di una figlia e il peso delle nuove tecnologie

Nel decimo anniversario della morte, Maria Teresa Giglio, in alcune interviste televisive, ha ricordato la figlia Tiziana come una ragazza sensibile, solare, sempre pronta ad aiutare gli altri e desiderosa di costruire una famiglia tutta sua.

La madre ripercorre il dramma del revenge porn che travolse la giovane, sottolineando come le nuove tecnologie abbiano amplificato la violenza e come l’avvento dell’intelligenza artificiale rischi di aggravare ulteriormente il fenomeno. In un’intervista a Sky TG24, Giglio ha spiegato che, pur esistendo una norma, mancano strumenti efficaci per individuare rapidamente i responsabili e rimuovere i contenuti illeciti diffusi senza autorizzazione.

La vittimizzazione secondaria nelle aule giudiziarie

Giglio continua a battersi per ottenere verità e giustizia per la figlia, denunciando una forma di violenza che colpisce ancora molte donne. Racconta come spesso la vittima venga giudicata per l’abbigliamento, per presunte provocazioni o per comportamenti interpretati in modo distorto, mentre l’uomo responsabile delle violenze resta sullo sfondo.

Molte donne le hanno confidato di essere sottoposte a un vero e proprio terzo grado nei tribunali, con domande invasive sulla religione, sulle abitudini e sulla vita privata. È la vittimizzazione secondaria, un meccanismo che continua a colpire la donna anche quando è già stata ferita, mentre del colpevole si parla poco e male.

I punti irrisolti e la richiesta di nuove indagini

La madre attende ancora chiarezza su ciò che accadde a Tiziana. Sostiene che non siano mai stati approfonditi tutti i punti oscuri della vicenda e che non si sia indagato su tutte le persone coinvolte il giorno della tragedia. Ricorda che quella sera lei e la figlia avrebbero dovuto incontrare un nuovo avvocato e che Tiziana, appena due giorni prima, aveva ordinato un bracciale con il suo nome e acquistato un vestito che le piaceva molto.

Per Giglio, questi gesti non appartengono a una persona con idee suicidarie, ma a una donna che sembrava uscita da una nebbia cognitiva e pronta a denunciare chi aveva approfittato di lei. Chiede che vengano effettuati gli accertamenti mancati sulla scena del crimine e che si chiarisca perché non furono svolti al momento del ritrovamento.

Il caso archiviato come suicidio nel 2024

Poco dopo la morte di Tiziana Cantone fu aperta un’indagine per istigazione al suicidio. Gli investigatori analizzarono la pashmina con cui la donna si era impiccata, ritenuta dai consulenti di parte troppo fragile per sostenere il peso del corpo e produrre il solco di 2,5 centimetri trovato sul collo. Fu ascoltato l’ex fidanzato Sergio Di Palo e vennero esaminati i dispositivi di Tiziana, ma nessuno fu indagato e il fascicolo venne archiviato.

Nel 2020 Maria Teresa Giglio chiese la riesumazione della salma e nuovi accertamenti sui dispositivi della figlia, dove i consulenti avevano rilevato anomalie come cancellazioni di dati e assenza di messaggi e contatti. La procura di Aversa riaprì le indagini, trovò tracce di DNA maschile sulla sciarpa e aprì un fascicolo per frode processuale. Le verifiche condotte dal pubblico ministero Giovanni Corona non portarono però a elementi sufficienti per riaprire il caso, che nel gennaio 2024 fu definitivamente archiviato come suicidio.