La pista della “tratta delle bianche” nel caso Orlandi viene ufficialmente accantonata. Dopo anni di ipotesi, sospetti e collegamenti mai davvero consolidati, la commissione parlamentare d’inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori ha votato all’unanimità una relazione che esclude legami concreti con il fenomeno delle cosiddette “ragazze scomparse” nella Roma dei primi anni Ottanta.
È un passaggio importante, perché ridimensiona uno dei filoni più suggestivi ma anche più fragili dell’intera vicenda. L’idea di un collegamento tra le due sparizioni del 1983 e altri allontanamenti di giovani donne nella capitale aveva attraversato per decenni ricostruzioni giornalistiche, ipotesi investigative e letture parallele. Ora la commissione delimita il campo: Orlandi e Gregori restano casi autonomi.
Caso Orlandi, cosa dice la commissione sulla tratta delle bianche
Secondo la relazione approvata, non esistono elementi sufficienti per collegare la scomparsa di Emanuela Orlandi e quella di Mirella Gregori a un presunto fenomeno organizzato di rapimenti o sfruttamento di ragazze. Nessuna matrice seriale, nessun filo rosso provato, nessuna struttura criminale comune emersa dagli atti esaminati.
Il lavoro della commissione non chiude il caso, ma elimina una pista. E nel caso Orlandi, dove negli anni si sono moltiplicate teorie e scenari, togliere ciò che non regge è già un passaggio investigativo rilevante.
Roma anni Ottanta e il mito delle ragazze scomparse
Tra il 1982 e il 1983, a Roma si registrarono diversi casi di adolescenti e giovani donne allontanatesi da casa. Alcuni episodi furono poi chiariti: fughe volontarie, crisi familiari, ritorni spontanei. Altri rimasero più opachi.
La vicinanza temporale con le sparizioni di Orlandi e Gregori aveva alimentato l’ipotesi di un contesto comune. Età simili, luoghi urbani ricorrenti, sparizioni improvvise: elementi che avevano costruito una suggestione forte, ma non una prova.
Orlandi e Gregori, due cold case ancora aperti
La commissione, presieduta dal senatore Andrea De Priamo, invita dunque a concentrare l’attenzione sulle dinamiche specifiche dei due casi. Per Emanuela Orlandi restano aperti filoni molto più complessi, dai rapporti con il Vaticano alle ipotesi internazionali e criminali. Per Mirella Gregori, invece, non sono mai emersi riscontri tali da inserirla in una rete più ampia di sparizioni.
Accantonare la pista della tratta delle bianche non significa arrivare alla verità. Significa togliere dal tavolo un’ipotesi senza sbocchi solidi. E, forse, riportare l’indagine dove dovrebbe stare: sui fatti verificabili, non sulle suggestioni.







