Matteo Salvini torna nel carcere di Bollate per incontrare Mario Roggero. Lo fa per il secondo giorno consecutivo, mentre la Lega trasforma il caso del gioielliere in una battaglia politica sulla sicurezza e presenta in Parlamento una proposta destinata a modificare radicalmente i confini della legittima difesa.
Il senatore Claudio Borghi ha depositato un disegno di legge che punta a proteggere da qualsiasi conseguenza penale chi reagisce nell’immediatezza di un’aggressione armata dentro la propria abitazione o il proprio esercizio commerciale. Il testo elimina tre condizioni fondamentali: la proporzione tra offesa e difesa, la persistenza del pericolo e la natura strettamente difensiva della condotta.
La proposta nasce con un obiettivo dichiarato: ottenere la scarcerazione di Roggero attraverso una modifica legislativa che produca effetti anche sulle condanne già definitive. Borghi non nasconde questa finalità e invita il Parlamento a usare il proprio potere senza attendere una decisione del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla domanda di grazia.
La scelta apre uno scontro dentro la maggioranza. Forza Italia considera il progetto incompatibile con i principi dello Stato di diritto, mentre la Lega rilancia la mobilitazione e raccoglie firme a sostegno del gioielliere. Anche Fratelli d’Italia e il movimento di Roberto Vannacci presidiano il tema, trasformando il caso giudiziario in un terreno di competizione elettorale nel centrodestra.
La proposta della Lega elimina la proporzionalità
L’articolo 52 del Codice penale esclude la punibilità quando una persona reagisce per difendere un diritto proprio o altrui da un pericolo attuale e da un’offesa ingiusta, purché rispetti il rapporto di proporzione tra difesa e offesa. Il progetto di Borghi vuole aggiungere un nuovo comma che superi questi limiti quando l’aggressore usa un’arma ed entra in una casa o in un’attività commerciale.
Il testo recita: «In caso di aggressione a mano armata all’interno del proprio domicilio o del proprio esercizio commerciale, qualsiasi reazione posta in essere nell’immediatezza del fatto da chi subisce l’aggressione è non punibile, indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta».
La formulazione amplia enormemente lo spazio concesso alla vittima dell’aggressione. Non richiede che il pericolo continui nel momento della reazione e non impone che la condotta serva ancora a proteggere una persona o un bene. Conta soltanto il collegamento temporale con l’assalto armato.
Una norma di questo tipo potrebbe dunque coprire anche una reazione compiuta quando l’aggressore ha già interrotto l’azione, ha abbandonato il luogo o non rappresenta più una minaccia immediata. La legge rinuncerebbe inoltre a valutare la proporzione tra i mezzi impiegati dalle due parti.
La proposta non introduce soltanto una tutela più ampia per chi si difende. Cambia la natura stessa dell’istituto, perché separa la non punibilità dalla necessità di fermare un pericolo attuale. Il giudice dovrebbe verificare il rapporto cronologico tra aggressione e reazione, ma non potrebbe più valutare se chi ha reagito volesse davvero difendersi.
Borghi punta alla scarcerazione di Mario Roggero
Claudio Borghi collega apertamente il progetto alla vicenda di Mario Roggero. Per il senatore leghista, il Parlamento deve intervenire direttamente anziché affidare la soluzione alla grazia presidenziale. «È il momento di usare l’unico potere che controlliamo, quello del Parlamento eletto dai cittadini, il potere legislativo. Senza bisogno di chiedere niente a nessuno», afferma.
Il riferimento a Mattarella appare evidente. Salvini e la Lega sostengono la richiesta di grazia, ma Borghi vuole percorrere una strada politica più rapida e più ampia: modificare la legge per Roggero e per tutti i casi analoghi.
«Se tutti voteranno questa pdl che ho fatto depositare, il giorno dopo Roggero sarà libero per il principio della retroattività illimitata dell’abolizione del reato», sostiene il parlamentare. La sua proposta non cita il gioielliere, ma la Lega la presenta come lo strumento capace di incidere sulla condanna.
L’iniziativa affianca la campagna personale di Salvini. Il vicepremier ha visitato Roggero a Bollate per due giorni consecutivi e ha mostrato pubblicamente una maglietta con il volto del detenuto. Il partito promuove inoltre una petizione indirizzata al capo dello Stato, che ha raccolto quasi 130mila adesioni.
La Lega costruisce così una mobilitazione su due livelli. Da una parte chiede a Mattarella un provvedimento individuale di clemenza; dall’altra propone una modifica generale del Codice penale. In entrambi i casi usa la storia di Roggero per sostenere che lo Stato debba garantire una protezione più ampia a commercianti e cittadini che reagiscono a una rapina.
Forza Italia: «Un sovvertimento dello Stato di diritto»
La proposta incontra però forti resistenze anche nel centrodestra. Paolo Francesco Sisto, viceministro alla Giustizia e rappresentante di Forza Italia, respinge l’impostazione scelta da Borghi.
«È un sovvertimento dello Stato di diritto. Configura come legittimo ciò che il nostro ordinamento riconosce come illegittimo. Cioè l’eccesso di diritto di difesa. Peraltro già disciplinato di recente», dichiara Sisto.
Forza Italia richiama la distinzione tra difesa e vendetta. L’ordinamento tutela chi reagisce per fermare un’aggressione, ma non concede un’immunità generale per qualsiasi violenza successiva. La proporzionalità e l’attualità del pericolo permettono al giudice di stabilire quando una condotta protegge la vittima e quando, invece, supera la necessità difensiva.
Il testo leghista cancellerebbe proprio questi criteri. Una persona potrebbe invocare la nuova norma anche quando l’aggressore non possiede più l’arma, fugge o non può più arrecare danno. Al giudice resterebbe uno spazio di valutazione molto ridotto, perché il nuovo comma dichiarerebbe irrilevanti la persistenza del rischio e lo scopo della reazione.
I dubbi riguardano anche la Costituzione. Una tutela così estesa potrebbe entrare in conflitto con il principio di ragionevolezza, con la protezione della vita e con l’obbligo dello Stato di distinguere una condotta difensiva da un’azione punitiva. La Corte costituzionale potrebbe quindi esaminare la norma qualora il Parlamento la approvasse.
Il caso Roggero accende la sfida nel centrodestra
La vicenda alimenta anche la concorrenza tra le forze che cercano consenso sul tema della sicurezza. Roberto Vannacci e Futuro nazionale sostengono da tempo Roggero. Fratelli d’Italia interviene con toni diversi, ma non vuole lasciare alla Lega il monopolio della battaglia.
Salvini sceglie quindi la massima esposizione. Le visite in carcere, la maglietta, la petizione e il disegno di legge mantengono il gioielliere al centro del dibattito e permettono al Carroccio di presentarsi come il partito che difende commercianti e vittime delle rapine.
Le opposizioni accusano invece la maggioranza di strumentalizzare una vicenda che, a loro giudizio, non riguarda la legittima difesa. Giuseppe Conte parla di «sciacallaggio» e attacca le politiche del governo: «La destra sta facendo sciacallaggio sul caso del gioielliere dove non c’entra nulla la legittima difesa. In realtà qui si sfornano decreti sicurezza su decreti per coprire il proprio fallimento sulla sicurezza».
Il deputato democratico Walter Verini definisce la proposta «folle» e sostiene che evochi «barbarie, legge della giungla, dissoluzione di regole e impianti costituzionali che stanno alla base della convivenza civile».
Il confronto supera dunque la situazione personale di Roggero. Il Parlamento dovrà decidere se la vittima di un’aggressione armata possa reagire senza alcun limite anche quando il pericolo non esiste più. La Lega risponde di sì e punta a cancellare ogni conseguenza penale. Forza Italia, Cinque Stelle e Partito democratico vedono invece il rischio di trasformare la legittima difesa in una licenza generalizzata all’uso della violenza.







