Chat Delmastro-Caroccia, la maggioranza si prepara a blindare tutto: l’accesso alle conversazioni deciso a colpi di voto

Andrea Del Mastro – IPA @lacapitalenews.it

La battaglia sulle chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia entra nella fase decisiva e il centrodestra si prepara a chiudere la porta. La Giunta per il Regolamento della Camera ha stabilito che l’accesso alle conversazioni non spetterà al solo presidente della Giunta per le autorizzazioni, Devis Dori, ma all’intero organismo parlamentare. Una scelta che consegna di fatto l’ultima parola alla maggioranza, forte di 13 componenti su 21.

Il voto arriva dopo giorni di tensione a Montecitorio, proteste in Aula e uno scontro aperto tra opposizioni e presidenza della Camera. Il Movimento 5 Stelle ha esposto gli striscioni “Fuori le chat”, accusando il centrodestra di voler impedire ai deputati di conoscere il contenuto di un materiale che la Procura di Roma considera importante per l’inchiesta su Mauro Caroccia, ristoratore indicato dagli investigatori come vicino al clan Senese. Delmastro, invece, non risulta indagato.

Sette voti contro sei, poi la decisione torna alla maggioranza

La Giunta per il Regolamento, presieduta da Lorenzo Fontana, ha approvato la nuova linea con sette voti favorevoli e sei contrari. L’assenza della leghista Simona Bordonali aveva lasciato maggioranza e opposizione in perfetto equilibrio numerico, ma il deputato di Azione Antonio D’Alessio ha abbandonato la seduta prima del voto. L’uscita ha consegnato il vantaggio al centrodestra e ha permesso l’approvazione della proposta voluta dalla presidenza della Camera.

Da quel momento la questione passa nelle mani della Giunta per le autorizzazioni riunita in sede plenaria. Sarà quindi l’intero organismo, e non il suo presidente, a decidere se i componenti potranno visionare le conversazioni digitali trasmesse dalla Procura di Roma. Un passaggio che rende l’esito quasi scontato: le opposizioni possono contare soltanto su otto membri, mentre la maggioranza dispone dei numeri per respingere l’accesso al materiale.

Dori denuncia: «Non mi hanno fatto leggere le chat»

Il presidente della Giunta per le autorizzazioni Devis Dori aveva già denunciato il blocco imposto dalla presidenza della Camera. Dopo aver chiesto agli uffici di poter visionare il cd inviato dalla Procura, aveva ricevuto una risposta negativa: la decisione di Fontana riguardava tutti i membri della Giunta, compreso lo stesso presidente.

La vicenda aveva già prodotto uno scontro istituzionale nei giorni precedenti. Fontana aveva ordinato agli uffici di custodire le conversazioni in cassaforte, fermando l’iniziativa di Dori che voleva renderle disponibili ai componenti della Giunta. Il procuratore di Roma Francesco Lo Voi aveva sottolineato il carattere fondamentale delle chat per le indagini, ma la maggioranza aveva già votato contro la loro utilizzazione da parte della magistratura.

La maggioranza decide senza leggere il contenuto

Il paradosso politico della vicenda sta tutto qui: la Giunta deve pronunciarsi sull’utilizzabilità di conversazioni che molti dei suoi componenti non hanno mai potuto leggere. Il centrodestra aveva già respinto la richiesta della Procura, ma il nuovo passaggio riguarda persino il diritto dei deputati di conoscere il materiale prima del voto definitivo.

Le opposizioni contestano proprio questo meccanismo. Sostengono che nessun parlamentare possa decidere consapevolmente sull’autorizzazione senza aver prima esaminato gli atti. La maggioranza, invece, rivendica la tutela delle prerogative parlamentari e sostiene che l’accesso alle comunicazioni debba rispettare limiti rigorosi, soprattutto quando coinvolge un deputato.

In mezzo resta il contenuto delle chat, ancora chiuso in una cassaforte e già diventato il centro di uno scontro politico che supera la stessa inchiesta. Più il Parlamento impedisce di leggerle, più quelle conversazioni acquistano peso nell’opinione pubblica.

Il rapporto tra Delmastro e Caroccia al centro del caso

Le conversazioni riguardano Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, ristoratore finito in carcere con l’accusa di aver agito in passato come prestanome del clan Senese. La Procura indaga su Caroccia e sulla figlia Miriam, mentre non contesta alcun reato a Delmastro. Proprio questa distinzione rende ancora più delicata la discussione: i magistrati chiedono di utilizzare le comunicazioni per approfondire la posizione degli indagati, non per procedere contro il parlamentare.

Il centrodestra, però, considera quelle chat corrispondenza protetta e ritiene necessario il via libera della Camera. La Giunta per le autorizzazioni aveva già negato l’uso delle conversazioni il 22 luglio, scatenando la protesta delle opposizioni e l’occupazione simbolica dei banchi del governo da parte del Movimento 5 Stelle.

Giovedì il voto dell’Aula, ma resta l’incognita dello scrutinio segreto

Dopo il nuovo voto della Giunta per le autorizzazioni, la questione arriverà in Aula. La Camera dovrà esprimersi sulla relazione che nega alla magistratura l’utilizzo delle conversazioni tra Delmastro e Caroccia. Anche qui il centrodestra parte da una posizione di forza, ma lo scrutinio segreto introduce un margine di incertezza che la maggioranza non può ignorare.

Le opposizioni, intanto, valutano di sollevare un conflitto di attribuzione davanti alla Corte costituzionale. La contestazione riguarda sia il blocco dell’accesso alle chat sia il ruolo esercitato dalla presidenza della Camera nel limitare le prerogative del presidente della Giunta. Sarebbe il passaggio da uno scontro parlamentare a un vero conflitto tra poteri dello Stato.

Il caso Delmastro-Caroccia diventa così una prova politica sulla trasparenza e sull’uso delle garanzie parlamentari. Il centrodestra sostiene di difendere le prerogative di un deputato. Le opposizioni accusano la maggioranza di usare i propri numeri per impedire alla magistratura e agli stessi parlamentari di conoscere il contenuto delle conversazioni. Le chat restano chiuse. Ma proprio il tentativo di tenerle lontane dagli occhi dei deputati rischia di trasformarle nel documento politico più ingombrante dell’intera vicenda.