Conte accusa Meloni: “Ha violato la Costituzione”. Lo scontro sulle basi Usa apre una nuova crepa nella maggioranza

Meloni e Conte

Le parole pronunciate dal segretario generale della Nato Mark Rutte continuano a produrre effetti politici in Italia. La dichiarazione secondo cui circa 500 aerei statunitensi sarebbero decollati da basi presenti sul territorio italiano per sostenere l’operazione americana contro l’Iran ha riacceso uno scontro che sembrava destinato a rimanere confinato nelle polemiche diplomatiche tra Washington e Roma. A raccogliere immediatamente la palla è stato Giuseppe Conte, che ha trasformato la vicenda in un nuovo terreno di battaglia contro Giorgia Meloni.

Il presidente del Movimento 5 Stelle non usa mezzi termini. Per l’ex presidente del Consiglio la questione non riguarda dettagli tecnici o interpretazioni burocratiche dei trattati militari, ma investe direttamente il rispetto della Costituzione italiana.

«Non esistono trattati o protocolli con Paesi alleati che consentano al governo di violare i principi costituzionali», sostiene Conte, richiamando l’articolo 11 della Carta, quello che stabilisce che l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.

Le parole di Rutte che imbarazzano Palazzo Chigi

A creare il caso sono state le dichiarazioni rilasciate da Rutte a Fox News. Nel tentativo di evidenziare il contributo europeo all’operazione americana contro Teheran, il numero uno della Nato ha citato proprio l’Italia come esempio significativo.

Secondo il segretario dell’Alleanza Atlantica, centinaia di velivoli statunitensi avrebbero utilizzato le infrastrutture militari presenti nel nostro Paese per sostenere la missione. Una ricostruzione che il ministero della Difesa ha contestato immediatamente, definendola fuorviante.

La linea del governo resta quella già espressa nei giorni scorsi: l’Italia avrebbe autorizzato esclusivamente attività previste dagli accordi internazionali vigenti, limitate al supporto logistico e tecnico e non direttamente collegate alle operazioni offensive.

Ma proprio questa distinzione non convince Conte. L’ex premier sostiene che dietro la formula del “supporto logistico” si nascondano attività ben più rilevanti. «Sappiamo bene di cosa stiamo parlando: aerei spia, droni di ricognizione e aerei cargo partiti da Sigonella verso l’Iran. Altro che supporto meramente logistico», attacca.

Conte smonta il paragone con Sigonella

Negli ambienti della maggioranza qualcuno aveva letto gli ultimi attriti tra Trump e Meloni come una sorta di moderna riedizione dello scontro tra Bettino Craxi e Ronald Reagan ai tempi della crisi di Sigonella. Una narrazione che Conte considera artificiale. Secondo il leader pentastellato, le parole di Rutte avrebbero avuto un effetto opposto rispetto a quello immaginato da Palazzo Chigi.

«Ha voluto sottolineare il ruolo strategico avuto dall’Italia nella guerra all’Iran per creare un clima più sereno tra Washington e Roma. Ma così ha sollevato il velo dell’ipocrisia su questa vicenda e ha spazzato via le favolette costruite attorno alla figura di Meloni come nuova Craxi». Un giudizio che punta direttamente al cuore della strategia internazionale della presidente del Consiglio, impegnata da settimane a gestire una relazione sempre più complicata con Donald Trump.

Crosetto e Giorgetti fanno quadrato

Dal governo la risposta arriva soprattutto attraverso Guido Crosetto. Il ministro della Difesa prova a riportare la vicenda sul terreno tecnico e invita a distinguere tra decisioni politiche e applicazione di accordi militari già esistenti.

Per Crosetto chi alimenta la polemica ignora il funzionamento delle procedure che regolano i rapporti tra Italia e Stati Uniti nell’ambito Nato. Conte, però, respinge l’argomentazione. A suo giudizio nessun accordo internazionale può giustificare il coinvolgimento italiano in operazioni che ritiene estranee al diritto internazionale.

L’affondo finale riguarda direttamente la premier. Il leader del Movimento 5 Stelle chiede che Giorgia Meloni si presenti davanti alle Camere per chiarire quale ruolo abbia avuto l’Italia nelle operazioni contro Teheran. «La presidente del Consiglio deve venire a riferire in Parlamento. Qui la questione è politica, non tecnica».

Lo scontro sull’Iran diventa un caso interno

Dietro la polemica sulle basi militari si intravede uno scontro più ampio. L’opposizione prova a trasformare la crisi iraniana in un banco di prova della politica estera del governo, mentre la maggioranza difende la scelta di mantenere una linea strettamente atlantista senza mettere in discussione gli accordi con Washington.

Il rischio per Palazzo Chigi è che le parole di Rutte continuino ad alimentare dubbi e richieste di chiarimento proprio mentre Giorgia Meloni cerca di abbassare la tensione con l’amministrazione americana e arrivare al vertice Nato di Ankara senza una nuova tempesta diplomatica.

Per ora il governo continua a parlare di supporto logistico. Conte parla invece di partecipazione indiretta a una guerra illegale. Tra le due versioni si gioca una delle battaglie politiche più delicate di questa estate.