La Corte d’Assise di Firenze ha condannato all’ergastolo Vasile Frumuzache, l’ex vigilante romeno di 33 anni che aveva confessato l’omicidio e l’occultamento dei corpi di due escort connazionali, Ana Maria Andrei e Maria Denisa Paun. I giudici hanno disposto anche l’isolamento diurno per 18 mesi, accogliendo integralmente la richiesta avanzata dalla procura.
La sentenza è stata pronunciata intorno alle 15, al termine di una lunga camera di consiglio iniziata in mattinata dopo la conclusione dell’udienza. Nel corso della requisitoria, i pubblici ministeri Luca Tescaroli e Leonardo De Gaudio avevano chiesto la pena dell’ergastolo con un anno e mezzo di isolamento diurno, ritenendo l’imputato responsabile di entrambi gli omicidi aggravati dalla premeditazione.
I due delitti tra Pistoia e Prato
Secondo la ricostruzione dell’accusa, i due femminicidi furono commessi a distanza di alcuni mesi l’uno dall’altro, tra l’agosto del 2024 e il maggio del 2025, nelle province di Pistoia e Prato.
La prima vittima, Ana Maria Andrei, 27 anni, scomparve da Montecatini Terme nell’agosto del 2024. Per mesi della giovane non si seppe più nulla. Soltanto nel giugno del 2025 gli investigatori riuscirono a individuare i suoi resti nei boschi delle Panteraie, nel Pistoiese. Il corpo della donna era stato smembrato.
Nella stessa zona vennero rinvenuti anche i resti di Maria Denisa Paun, 30 anni, uccisa nella notte tra il 15 e il 16 maggio 2025. La donna lavorava nel residence Ferrucci di Prato. Le indagini coordinate dalla Procura portarono all’arresto di Frumuzache nei primi giorni di giugno dello scorso anno. Durante gli interrogatori, l’uomo ammise le proprie responsabilità, confessando entrambi i delitti.
Le versioni fornite dall’imputato durante il processo
Nel corso del dibattimento, Vasile Frumuzache ha fornito una propria ricostruzione dei fatti. In una delle udienze, il 19 marzo scorso, l’ex vigilante aveva dichiarato di aver ucciso Ana Maria Andrei dopo che la donna si sarebbe rifiutata di avere rapporti sessuali con lui una volta scoperta la sua nazionalità non italiana.
Per quanto riguarda Maria Denisa Paun, il trentatreenne aveva invece sostenuto di averla assassinata e decapitata perché la donna lo avrebbe ricattato, chiedendogli diecimila euro in cambio del silenzio su una presunta relazione extraconiugale. Versioni che non hanno modificato l’impianto accusatorio della procura, secondo cui i due omicidi furono compiuti con premeditazione.
Respinta la richiesta di una nuova perizia psichiatrica
Nel corso del procedimento, i difensori dell’imputato avevano chiesto una nuova perizia psichiatrica. La Corte d’Assise ha però respinto l’istanza, ritenendo sufficiente la consulenza già eseguita durante le indagini preliminari.
Secondo quella valutazione, Frumuzache era pienamente capace di intendere e di volere al momento dei fatti. Una conclusione che ha escluso la necessità di ulteriori approfondimenti e che ha consentito al processo di proseguire senza modifiche.
Il tentativo di fuga dal carcere di Sollicciano
Sul percorso processuale dell’ex vigilante ha pesato anche quanto accaduto nel febbraio scorso all’interno del carcere fiorentino di Sollicciano. Durante l’ora d’aria, Frumuzache tentò di evadere utilizzando una corda rudimentale ricavata da alcune lenzuola. Il tentativo di fuga venne però interrotto grazie all’intervento di un agente della polizia penitenziaria, che durante un controllo lungo il perimetro dell’istituto si accorse di quanto stava accadendo e riuscì a bloccare il detenuto prima che potesse allontanarsi.
Con la sentenza pronunciata dalla Corte d’Assise di Firenze si chiude il primo capitolo giudiziario di una vicenda che, per mesi, ha scosso la Toscana e riportato l’attenzione sulla scomparsa e sulla morte delle due giovani donne, entrambe romene, i cui resti furono ritrovati nello stesso luogo, tra i boschi delle Panteraie.







