Garlasco, choc su Sempio: “Ho chiamato Chiara prima del delitto”. La frase captata in auto che cambia tutto. Lei rifiutò l’approccio

Sul delitto di Garlasco l’ombra di Ignoto 2

Garlasco, choc su Sempio. Una frase captata da una cimice piazzata in auto. Poche parole, pronunciate da solo mentre guida, che ora rischiano di terremotare la nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. «Ho chiamato Chiara prima del delitto». È questo il passaggio che emerge dalle intercettazioni ambientali attribuite ad Andrea Sempio e finite al centro degli interrogatori di queste ore.

Secondo quanto rivelato dal Tg1 sui propri canali social, il 38enne indagato per l’omicidio di Chiara Poggi avrebbe pronunciato frasi che sembrano contraddire la versione sostenuta negli anni sulle telefonate effettuate a casa Poggi nei giorni precedenti al delitto del 13 agosto 2007.

La microspia in auto e le parole di Sempio

Le intercettazioni risalgono al 14 aprile 2025, circa un mese dopo la riapertura ufficiale delle indagini nei confronti di Sempio. Gli investigatori piazzano una cimice nella sua automobile e registrano una lunga serie di frasi pronunciate mentre l’uomo si trova da solo.

Tra quelle che oggi fanno più rumore ce n’è una precisa: «Ho chiamato Chiara prima del delitto». Ma non solo.

Nel materiale depositato agli atti compare anche questo passaggio: «Ho visto il video di Chiara e Alberto».

E ancora, sempre secondo la ricostruzione contenuta nelle carte investigative, Sempio parlando tra sé e sé avrebbe detto: «Delle tre chiamate lei ha detto… “non ci voglio parlare con te”».

“Lei mi ha messo giù il telefono”

È soprattutto la parte successiva dell’intercettazione a scuotere gli investigatori. Nei verbali dei carabinieri viene riportato che Sempio avrebbe ricostruito una telefonata con Chiara Poggi imitandone persino la voce.

«Era tipo io gli ho detto “riusciamo a vederti”», dice Sempio riferendosi alla propria risposta.

Poi continua: «E lei mi ha messo giù. E ha messo giù il telefono».

Subito dopo arriva un’altra frase destinata inevitabilmente a pesare nell’inchiesta: «Ah ecco che fai la dura», seguita da una risata.

Ma il passaggio più delicato è quello successivo: «Io non l’ho mai vista in questo modo, l’interesse non era reciproco, cazzo».

La versione che cambia tutto

Per anni Andrea Sempio aveva sostenuto che quelle telefonate a casa Poggi fossero state fatte soltanto per cercare Marco Poggi, fratello della vittima. Una chiamata “per sbaglio”, pochi secondi di conversazione con Chiara e poi la richiesta di sapere quando sarebbe tornato l’amico.

Le parole captate dalla microspia sembrano però raccontare uno scenario molto diverso.

Non più una telefonata casuale, ma un tentativo di approccio. Non una conversazione brevissima e neutra, ma una ragazza che avrebbe reagito freddamente: «Non ci voglio parlare con te».

Un dettaglio che inevitabilmente riporta al centro anche il tema del possibile movente sentimentale o del rifiuto.

Gli audio fatti ascoltare a Marco Poggi

Secondo quanto trapela, parte di queste intercettazioni sarebbe stata fatta ascoltare anche a Marco Poggi durante il suo interrogatorio come persona informata sui fatti.

Un elemento pesantissimo perché collega direttamente il fratello della vittima alle nuove piste investigative seguite dalla Procura di Pavia.

Intanto Sempio, arrivato in Procura sotto una pioggia battente a bordo della propria auto insieme agli avvocati Liborio Cataliotti e Angela Taccia, ha lasciato gli uffici giudiziari dopo quasi quattro ore.

All’uscita, la sua difesa ha cercato di ridimensionare tutto.

«Non c’è sostanzialmente nulla di nuovo, è tutto spiegabilissimo. Siamo calmi e lucidi», ha dichiarato l’avvocata Taccia.

Il mistero del “video di Chiara e Alberto”

Nelle intercettazioni compare anche un altro passaggio enigmatico destinato ad alimentare polemiche e interrogativi.

«Anche lui lo sa. Perché ho visto… dal suo cellulare… Perché Chiara non… con quel video e io ce l’ho dentro la penna».

Frasi frammentarie, difficili da interpretare, ma che gli investigatori considerano abbastanza rilevanti da inserirle negli atti.

Resta da capire a quale video faccia riferimento Sempio e soprattutto quale peso reale possano avere queste parole nel quadro della nuova indagine.

Garlasco, choc su Sempio

Il delitto di Garlasco, diciotto anni dopo la morte di Chiara Poggi, sembra entrato nella sua fase più esplosiva.

Prima le convocazioni delle gemelle Cappa e di Marco Poggi. Poi gli interrogatori. Adesso le intercettazioni ambientali con frasi che rischiano di cambiare completamente la lettura delle telefonate precedenti al delitto.

E mentre la Procura continua a scavare nei rapporti personali, nei messaggi e nelle vecchie amicizie attorno alla villetta di via Pascoli, una cosa appare ormai chiara: il caso Garlasco è tutt’altro che chiuso.

La replica della difesa: “Sempio è in grado di spiegare quelle captazioni”

Alle indiscrezioni sulle intercettazioni ambientali ha replicato duramente l’avvocato Liborio Cataliotti, che ai microfoni di Dentro la Notizia, su Canale 5, ha contestato sia il modo in cui stanno emergendo i contenuti sia la loro interpretazione.

«Andrea Sempio ritiene di essere in grado di spiegare le captazioni, una volta che le avrà ascoltate e contestualizzate», afferma il legale.

Poi l’affondo: «Alla faccia del segreto istruttorio mi viene da dire. Io ho appena lasciato il mio cliente e avevamo tutti il telefono spento. Non può essere trasudato da noi quanto state dicendo, tra l’altro in modo non aderente alla realtà».

Cataliotti spiega anche che durante l’interrogatorio in Procura agli avvocati sarebbero state illustrate le fonti di prova «solo oralmente», senza però permettere alla difesa di ascoltare direttamente gli audio delle captazioni ambientali e telefoniche.

«La Procura ha ritenuto che rappresentare fonti di prova non pregiudichi le indagini, noi non commentiamo», prosegue il legale. «Ci confronteremo con queste stesse fonti di prova non appena il supporto che le riassume ci verrà consegnato».

“Io quelle intercettazioni non le ho sentite”

L’avvocato entra poi nel dettaglio del cosiddetto “soliloquio” registrato in auto e che oggi sta scuotendo il caso Garlasco.

«Io non ho sentito le intercettazioni del soliloquio, pieno di nc, cioè “non comprensibile”», dice Cataliotti. «Vedremo se Sempio commentava il racconto di qualcun altro, se parlava con se stesso o interloquiva con un interlocutore».

Parole che sembrano voler ridimensionare la portata delle frasi attribuite all’indagato e soprattutto il loro significato investigativo.

Perché Sempio è rimasto quasi quattro ore in Procura

A sorprendere, mercoledì mattina, è stata anche la lunga permanenza di Andrea Sempio negli uffici della Procura di Pavia. Quasi quattro ore complessive, nonostante i suoi avvocati avessero annunciato nei giorni precedenti che si sarebbe avvalso della facoltà di non rispondere.

Ed è esattamente ciò che è avvenuto.

Perché allora tempi così lunghi? Lo stesso Cataliotti chiarisce che, nonostante i continui “non risponde” pronunciati dall’indagato, l’interrogatorio sarebbe comunque proseguito per oltre due ore e quaranta minuti.

«L’interrogatorio è durato 2 ore e 40 minuti, noi abbiamo ascoltato passivamente la narrazione che verrà condensata in uno scritto su cui punteremo la nostra attenzione per replicare laddove possibile fin da subito, laddove non possibile più avanti», conclude il legale.

Una precisazione che conferma come la Procura abbia scelto comunque di esporre all’indagato e ai suoi difensori tutto il materiale raccolto nelle ultime settimane, comprese le intercettazioni ambientali che ora rischiano di diventare il nuovo epicentro dell’inchiesta sul delitto di Garlasco.