Garlasco, il mistero dei due killer: l’ipotesi sul corpo di Chiara Poggi che continua a dividere gli esperti

I protagonisti del giallo di Garlasco

Il caso Garlasco continua a restituire interrogativi che nessuna sentenza e nessuna nuova indagine sono riuscite a cancellare del tutto., tra questi ce n’è uno che periodicamente riaffiora nel dibattito tra esperti, consulenti e osservatori del caso: Chiara Poggi potrebbe essere stata uccisa da più di una persona?

Si tratta di una delle ipotesi più discusse e controverse emerse nel corso degli anni. Una teoria che non è mai diventata la ricostruzione ufficiale del delitto ma che, secondo alcuni consulenti, troverebbe origine nell’analisi delle tracce ematiche e nella posizione in cui venne ritrovato il corpo della ragazza nella villetta di via Pascoli.

L’ipotesi dei due aggressori nel libro del giudice Vitelli

A riportare al centro dell’attenzione questa teoria è il libro Il ragionevole dubbio di Garlasco, scritto da Stefano Vitelli, il giudice che nel processo di primo grado assolse Alberto Stasi.

Nel volume viene ricostruita una delle tesi avanzate nel corso degli anni da alcuni consulenti della difesa. Secondo questa interpretazione, il corpo di Chiara Poggi sarebbe stato spostato dopo una prima aggressione avvenuta nella zona del soggiorno.

L’ipotesi si basa principalmente sull’analisi delle macchie di sangue e sulla distribuzione delle tracce presenti all’interno dell’abitazione. In particolare, alcuni medici legali avrebbero sostenuto che il trasporto del corpo dalla zona in cui si sarebbe verificata l’aggressione fino alle scale della cantina sarebbe stato «verosimilmente» effettuato da due persone. Secondo questa ricostruzione, un soggetto avrebbe sostenuto le gambe della vittima mentre un secondo avrebbe sorretto il tronco.

Il nodo delle tracce di sangue

La teoria dei due aggressori nasce soprattutto dall’interpretazione di alcuni elementi della scena del crimine. Tra questi vengono citati gli schizzi di sangue individuati sullo stipite di una porta e in altre zone della casa, oltre alla particolare distribuzione delle macchie lungo le scale che conducono alla cantina.

Secondo i sostenitori di questa ipotesi, le pozze di sangue che comparirebbero solo a partire dal quarto gradino, mentre sui primi gradini sarebbero presenti soprattutto gocciolature, potrebbero essere compatibili con un corpo sollevato e non trascinato.

Da qui il ragionamento: trasportare una persona adulta in quelle condizioni sarebbe stato particolarmente complesso per un solo aggressore e potrebbe aver richiesto la presenza di due persone.

Si tratta però di una lettura tecnica che nel corso degli anni è stata oggetto di discussioni e contestazioni da parte di altri esperti. Proprio per questo la teoria non è mai diventata un punto fermo dell’inchiesta.

Una pista mai confermata

È importante ricordare che l’ipotesi dei due killer non ha mai trovato riscontri investigativi definitivi. Le sentenze che hanno portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi non si sono fondate sulla presenza di più aggressori e, nel corso degli anni, gli inquirenti non hanno mai individuato prove certe in grado di dimostrare l’esistenza di un secondo autore del delitto. La teoria è rimasta quindi confinata nell’ambito delle interpretazioni tecniche e delle ricostruzioni alternative elaborate dai consulenti.

Con la riapertura delle indagini e l’iscrizione di Andrea Sempio nel registro degli indagati, il dibattito è tornato d’attualità. Alcuni osservatori si chiedono infatti se le nuove verifiche possano chiarire definitivamente anche questo aspetto della vicenda. Al momento, però, non esistono elementi pubblici che confermino la presenza di due persone sulla scena del crimine.

Il mistero dell’arma del delitto

Alla teoria dei due aggressori si collega spesso un altro grande enigma del caso Garlasco: quello dell’arma utilizzata per uccidere Chiara Poggi. L’oggetto con cui la ragazza venne colpita non è mai stato individuato. L’autopsia eseguita dal medico legale Marco Ballardini evidenziò lesioni compatibili con colpi inferti mediante un corpo contundente e altre ferite che hanno alimentato negli anni diverse interpretazioni sulla dinamica dell’aggressione.

Anche su questo fronte non è mai stata raggiunta una certezza assoluta. Nonostante nuove ricerche e approfondimenti effettuati nel tempo, l’arma del delitto continua a essere uno degli elementi mancanti della ricostruzione.

Un dubbio che resiste da 19 anni

Il caso Garlasco è diventato negli anni una sorta di labirinto investigativo nel quale convivono sentenze definitive, nuove piste, consulenze contrapposte e interrogativi rimasti senza risposta. La teoria dei due aggressori rappresenta uno di questi. Non è una verità accertata, non è una conclusione giudiziaria e non costituisce una prova contro alcuno. È una delle molte ipotesi nate dall’analisi della scena del crimine e sopravvissute al passare del tempo.

A distanza di diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il dubbio continua a riaffacciarsi ogni volta che il caso torna sotto i riflettori. E proprio la nuova inchiesta potrebbe, almeno in teoria, contribuire a chiarire se quella pista fosse soltanto una suggestione investigativa o un elemento che merita ancora di essere approfondito.