Garlasco, mentre tutti parlano di testimoni e perizie la vera partita si gioca negli uffici della Procura Generale

Alberto Stasi – credit,lapresse

Da settimane il delitto di Garlasco sembra vivere una doppia dimensione. Da una parte quella televisiva, alimentata da consulenze, testimonianze, ricostruzioni e confronti tra esperti. Dall’altra quella giudiziaria, molto più silenziosa, ma infinitamente più importante.

Perché, al netto del dibattito mediatico, il punto decisivo oggi è uno solo: la Procura Generale di Milano sta studiando il fascicolo trasmesso dalla Procura di Pavia per capire se esistano davvero gli estremi per chiedere la revisione della condanna definitiva di Alberto Stasi.

Il fascicolo è sul tavolo della Procura Generale

Conclusa la prima fase della nuova inchiesta, i magistrati di Pavia hanno trasmesso alla Procura Generale tutto il materiale raccolto in questi mesi. Non si tratta soltanto delle nuove consulenze genetiche o delle attività investigative su Andrea Sempio.

Nel fascicolo sono confluiti accertamenti tecnici, verbali, analisi scientifiche, consulenze, intercettazioni e tutti gli elementi che, secondo la Procura, potrebbero incidere sulla ricostruzione del delitto. Adesso il lavoro è passato nelle mani della Procura Generale, che deve svolgere una valutazione completamente autonoma.

Non basta trovare nuovi elementi

È questo il passaggio che spesso sfugge nel racconto mediatico. La revisione di un processo definitivo non scatta automaticamente perché emergono nuovi elementi o nuove ipotesi investigative.

La Procura Generale deve verificare se quanto raccolto abbia davvero il peso richiesto dalla legge per mettere in discussione una sentenza passata in giudicato. È una valutazione esclusivamente giuridica, molto diversa dal lavoro investigativo svolto dalla Procura di Pavia.

Anche qualora i magistrati milanesi ritenessero interessante parte del nuovo materiale, potrebbero comunque concludere che non sia sufficiente a giustificare una richiesta di revisione.

La decisione che può cambiare tutto

Per questo motivo la vera partita non si gioca oggi nei talk show. Le discussioni sulla camminata di Stasi, sull’elastico nero di Chiara Poggi, sulla porta a libro o sui nuovi testimoni possono alimentare il dibattito pubblico, ma non modificano automaticamente il quadro processuale.

La decisione destinata a segnare il futuro del caso arriverà soltanto quando la Procura Generale avrà completato la propria analisi. Se riterrà che gli elementi raccolti abbiano un valore tale da mettere in crisi la condanna definitiva, potrà chiedere alla Corte d’Appello di Brescia di aprire il procedimento di revisione.

Se invece concluderà che le novità non raggiungono quella soglia, la strada della revisione si farà molto più difficile. È questo, oggi, il vero snodo del caso Garlasco. Tutto il resto continua ad alimentare il dibattito pubblico. La storia giudiziaria, invece, si sta scrivendo lontano dalle telecamere, negli uffici della Procura Generale di Milano.