Hegseth cancella l’obbligo del vaccino anti-influenzale e 160 soldati si ammalano in Texas: scoppia il caso nella base di Lackland

Pete Hegseth

La decisione di abolire l’obbligo del vaccino antinfluenzale per le forze armate americane era stata presentata da Pete Hegseth come una battaglia per la libertà individuale e contro gli eccessi della precedente amministrazione Biden. Ma a meno di due mesi da quella scelta, il Pentagono si ritrova a fare i conti con un’epidemia che ha già colpito 160 soldati della Lackland Air Force Base, una delle principali installazioni militari dell’aviazione americana situata in Texas.

Il caso rischia di trasformarsi in un problema politico per il segretario alla Difesa, da sempre vicino alle posizioni più scettiche sulle vaccinazioni e in sintonia con Donald Trump e con il segretario alla Sanità Robert Kennedy Jr. La vicenda ha infatti riacceso le polemiche, non soltanto tra i democratici ma anche all’interno dello stesso Partito Repubblicano.

Il Pentagono aveva eliminato l’obbligo del vaccino

Lo scorso aprile Hegseth aveva cancellato l’obbligo di vaccinazione contro l’influenza per tutti i membri delle forze armate statunitensi, definendo quella misura «esagerata ed assurda».

«Sotto la disastrosa amministrazione Biden, il Pentagono ha scatenato una guerra senza quartiere contro i nostri guerrieri su molti fronti, compreso il fatto di negare loro autonomia in materia di medicina e la libertà di esprimere convinzioni religiose», aveva dichiarato il segretario alla Difesa.

Da quel momento l’adesione alla campagna vaccinale è precipitata. Secondo quanto riportato dal New York Times, soltanto il 40% delle nuove reclute dell’Air Force ha scelto volontariamente di sottoporsi al vaccino antinfluenzale.

L’epidemia nella base di Lackland in Texas

La situazione è esplosa nelle ultime settimane nella base di Lackland, dove centinaia di giovani militari vivono a stretto contatto. Dormono in camerate con letti a castello e consumano i pasti insieme nelle mense comuni, condizioni che favoriscono inevitabilmente la diffusione dei virus influenzali.

Secondo quanto emerso, almeno 160 soldati si sono ammalati. Venerdì una giovane recluta è morta dopo il ricovero in un ospedale militare. Le autorità non hanno ancora chiarito se il decesso sia direttamente collegato all’infezione influenzale, ma la coincidenza temporale ha aumentato ulteriormente la pressione sul Pentagono.

L’Air Force torna indietro e impone di nuovo il vaccino

Di fronte all’aumento dei contagi, i vertici dell’Air Force hanno deciso di intervenire con una misura che rappresenta di fatto una deroga alla linea imposta da Hegseth.

La forza aerea americana ha infatti ordinato che tutte le nuove reclute assegnate alla base di Lackland ricevano il vaccino contro l’influenza, ripristinando l’obbligo almeno all’interno della struttura texana. La scelta evidenzia le preoccupazioni dei vertici militari per le possibili conseguenze operative di un contagio diffuso tra i soldati.

Le critiche arrivano anche dai repubblicani

Tra le voci più autorevoli che hanno espresso dubbi sulla decisione del segretario alla Difesa c’è quella del senatore repubblicano Roger Wicker, presidente della commissione Forze Armate del Congresso. «La ragione per cui il vaccino era obbligatorio era di garantire la prontezza delle nostre truppe a combattere», ha osservato il parlamentare.

Una dichiarazione che colpisce direttamente la scelta di Hegseth e che riflette il disagio crescente all’interno di una parte del Partito Repubblicano. Per molti esponenti conservatori, infatti, la questione non riguarda soltanto la libertà individuale, ma anche la capacità delle forze armate di mantenere un livello di efficienza adeguato.

Il silenzio della Casa Bianca

Al momento né la Casa Bianca né Pete Hegseth hanno voluto commentare l’epidemia scoppiata nella base del Texas. La vicenda si aggiunge però ad altre iniziative controverse che hanno accompagnato i primi mesi del mandato del segretario alla Difesa, il quale preferisce definire il proprio incarico non come quello di ministro della Difesa, ma come quello di «ministro della Guerra».

Una scelta simbolica che riflette l’approccio muscolare adottato dall’ex volto di Fox News. Ma l’epidemia scoppiata a Lackland rischia ora di trasformarsi in uno dei casi più delicati della sua gestione, perché mette in discussione una decisione che lui stesso aveva rivendicato come una vittoria contro le imposizioni della stagione Biden.